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La ricerca proustiana del tempo perduto come meditazione trascendentale (a cura di Omar Suboh)
Continua a leggere: La ricerca proustiana del tempo perduto come meditazione trascendentale (a cura di Omar Suboh)Per raccontare Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust – ancora?, non bastano già le decine di libri scritti?, o articoli e monografie al seguito? – si potrebbe partire da una dichiarazione di poetica applicata dello stesso scrittore francese, quando riflette su alcune pericolose tendenze estetiche del suo tempo. Esiste una pericolosa sopravvalutazione della…
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Diceria dei nomi: Onomastica e vergogna nella poesia di Bufalino
Continua a leggere: Diceria dei nomi: Onomastica e vergogna nella poesia di BufalinoC’è nell’Amaro miele un nodo essenziale, che si potrebbe definire così: rapporto tra nomi propri e tempo, tra onomastica e memoria. In questa poesia sembra avvenire un continuo scontro con l’entropia, col disordine dell’esistenza, con il lutto e la perdita, e lo stesso titolo allude a quella combinazione paradossale di sopravvivenza e nulla che è…
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In pentola il romanzo! (di Edoardo Pisani)
Continua a leggere: In pentola il romanzo! (di Edoardo Pisani)Se potessimo crocifiggere Borges, lo faremmo. Roberto Bolaño . Nel 1927, anno delle conferenze a Cambridge che comporranno il saggio Aspects of the novel, Aspetti del romanzo, Edward Morgan Forster confessa a Virginia Woolf di sentirsi impreparato, poco colto, invero non un gran lettore di romanzi e di certo non un critico, ignorando o quasi…
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Gianfranco Fabbri, Il tempo del consistere
Continua a leggere: Gianfranco Fabbri, Il tempo del consistereGianfranco Fabbri, Il tempo del consistere, L’arcolaio, 2016, € 12,00 I testi che compongono Il tempo del consistere risalgono agli ultimi quattro anni del Novecento, secolo amatissimo da Fabbri. L’autore ci regala una scrittura capace di attraversarlo per intero, questo secolo. Una vena, capace di dirci quanto questo periodo abbia fatto soffrire, certo, e…
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Arcipelago Proust: letteratura come ragione di vita
Continua a leggere: Arcipelago Proust: letteratura come ragione di vita.. Il gulag di Grjazovec fu a suo modo un gulag fortunato: a differenza che negli altri campi di prigionia, i militari polacchi che vi erano stati radunati riuscirono infatti a sopravvivere, circa quattrocento su migliaia di vittime. Fra questi c’era Jósef Czapski, pittore e critico d’arte, autore in quei mesi di un ciclo di…
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Menzogna romantica e verità proustiana: la Recherche secondo René Girard – di Alexandre Calvanese (seconda parte)
Continua a leggere: Menzogna romantica e verità proustiana: la Recherche secondo René Girard – di Alexandre Calvanese (seconda parte). A Combray si aggira lo snob per eccellenza: Legrandin, che tuona contro gli snob proprio perché è uno di essi, che proclama la sua indipendenza e rivendica la sua «mentalità giacobina»,30 e che afferma di non aver mai voluto conoscere i Guermantes quando invece il fatto di non conoscerli rappresenta il grande dolore della sua…
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Menzogna romantica e verità proustiana: la Recherche secondo René Girard – di Alexandre Calvanese (prima parte)
Continua a leggere: Menzogna romantica e verità proustiana: la Recherche secondo René Girard – di Alexandre Calvanese (prima parte). Nel nono capitolo di Menzogna romantica e verità romanzesca, intitolato «I mondi di Proust», René Girard istituisce un parallelo tra la struttura del piccolo mondo chiuso di Combray e quella dei salotti mondani parigini, in particolar modo quello dei Verdurin. L’analisi di Girard si articola in tre momenti, con un andamento analogo a quello…
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La conversione perpetua: Raboni e Proust
Continua a leggere: La conversione perpetua: Raboni e ProustGiovanni Raboni, La conversione perpetua e altri scritti su Marcel Proust, Monte Università Parma Editore, 2015, € 15,00 Una lettura in tre punti 1 – L’amore È un libro d’amore, questa Conversione, o meglio, un atto e una dichiarazione d’amore. Poteva intitolarsi anche, perché no?, “La conversazione perpetua”: Raboni ammirato che osa (chissà se…
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L’osceno
Continua a leggere: L’oscenoPer i Greci, osceno era ciò che non si doveva mettere in scena, perché truculento, eccessivo agli occhi e quindi per la mente: stupri, ammazzamenti, violenze. In teatro poteva occuparsene tutt’al più il Coro, che sapeva riferire al pubblico con parole adeguate, volte a simbolizzare la ferocia di quanto avvenuto, appunto, fuori scena. La proiezione dell’antico…