Tutti gli articoli

  • Francesca Del Moro, La statura della palma

    Francesca Del Moro, La statura della palma. Canti di martiri antiche, Edizioni Cofine 2019 Martirio e poesia: testimonianza, astuzia, scandalo, interrogazione inesausta, ferita aperta, prodigio d’amore. No, non è una mescolanza casuale di concetti contrastanti, fumo negli occhi per stemperare, annullandolo, il paradosso, per distogliere dalla temerarietà del filo rosso prescelto, dal momento che il… Read more

  • Antonella Palermo, La città bucata (rec. L. Manzi)

    Di La città bucata, di Antonella Palermo, mi ha molto colpito il rigore compositivo dei testi ridotti alla loro scarna sostanza; tanto da riportarmi alla mente, per esempio, certa poesia di Cattafi o di Sinisgalli. Trovo perciò congruente, nei Ringraziamenti, il richiamo al metodo de «l’attesa, il millimetro, l’essenziale. Lo scarto da lavorare, quello da… Read more

  • I poeti della domenica #332: Niccolò Tommaseo, La mia lampana

      La piccola mia lampa .  Non, come sol, risplende, .  Né, com’incendio, fuma; .  Non stride e non consuma, .  Ma con la cima tende .  Al ciel che me la dié. Starà su me sepolto .  Viva, né pioggia o vento, .  Nè in lei le età potranno; .  E quei che passeranno… Read more

  • I poeti della domenica #331: Heinrich Heine, Passa la nave mia

    Passa la nave mia Passa la nave mia con vele nere, Con vele nere pe ’l selvaggio mare. Ho in petto una ferita di dolore, Tu ti diverti a farla sanguinare. È, come il vento, perfido il tuo core, E sempre qua e là presto a voltare. Passa la nave mia con vele nere, Con… Read more

  • proSabato: Lucia Drudi Demby, Il lungo solco

    Era blu. Un bel blu brillante. Blu notte. Morbido feltro blu notte, vellutato. Col nastro di gros-grain un po’ più chiaro, o forse un po’ più scuro, questo non lo ricordo, ma luccicante. E se fosse stato d’oro, d’oro zecchino, non mi avrebbe dato un piacere più acuto, e in qualche modo più onesto. Sì,… Read more

  • Gli esordi di Wisława Szymborska e il dattiloscritto ritrovato (di L. Pompeo)

    Nel ’43 una ragazza ventenne di Cracovia, Wisława Szymborska, per i familiari e per gli amici Ichna o Ichniusia, aveva cominciato a lavorare come impiegata alle ferrovie per evitare la deportazione ai lavori forzati in Germania. Aveva cominciato a scrivere poesie, alcune di carattere frivolo e satirico, altre più serie, e alcuni racconti legati al… Read more