Gabriella Sica

San Mauro Castelverde: il VII Premio Letterario “Paolo Prestigiacomo” (anticipazioni e bando)

 

Il Comune di San Mauro Castelverde (PA) in collaborazione con il periodico culturale l’EstroVerso e con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Catania indice la VII Edizione del Premio Letterario “Paolo Prestigiacomo” per promuovere e riportare all’attenzione di studiosi e appassionati di poesia l’opera dello scrittore maurino Paolo Prestigiacomo (San Mauro Castelverde, 1947 – Roma, 1992).

Il Premio, indetto nel 1993, si è protratto per un totale di sei edizioni fino al 2007. Ricordiamo i vincitori delle trascorse edizioni, rinomati autori della cultura contemporanea: Patrizia Cavalli (1993), Franco Loi (1994), Franco Marcoaldi (1995), Valerio Magrelli e Aurelio Picca (1996), Iolanda Insana (1997) e Maurizio Cucchi (2007).

Quest’anno la giuria del premio è composta da Gabriella Sica (presidente), Maria Attanasio e Roberto Deidier. Il Premio è aperto a opere di poesia in lingua italiana edite dall’1 gennaio 2017 al 10 giugno 2019. La partecipazione è gratuita. Per tutte le informazioni è possibile prendere visione del bando allegato.

“Dopo 12 anni – dichiara il Sindaco, Giuseppe Minutilla – ritorna il premio di poesia intitolato a Paolo Prestigiacomo, poeta di San Mauro Castelverde, discepolo e amico di Palazzeschi, scomparso prematuramente a Roma nel 1992. L’Amministrazione comunale con questa importante iniziativa culturale intende ricordare un proprio illustre concittadino dimostrando al contempo che anche nella Sicilia meno nota e a torto considerata minore è possibile realizzare progetti di alto profilo culturale. Crediamo che l’edizione 2019 del premio possa rappresentare non solo un momento significativo per la nostra comunità ma anche l’occasione per riscoprire e riconsiderare la figura di Paolo Prestigiacomo all’interno della storia della letteratura siciliana e italiana del Novecento”.

“Nel riproporre questo concorso – aggiunge l’Assessore alla Cultura, Nino Daino – cercheremo di contribuire ad accrescere il lustro del nostro Borgo. Investire energie per questo progetto significa celebrare la memoria di un nostro insigne concittadino, nell’auspicio di creare occasioni per stimolare la cultura e la promozione del territorio”.

“Il Premio letterario ‘Paolo Prestigiacomo’ è una bella occasione – sottolinea la Presidentessa della Giuria, Gabriella Sica – in ricordo e omaggio a uno dei figli più illustri di Sicilia, tra i protagonisti di una stagione letteraria successiva a quella magistrale dei grandi siciliani, da Sciascia a Bufalino fino a Vincenzo Consolo, non a caso in passato membro della giuria. L’opera di Prestigiacomo richiede ora una nuova lettura e pubblicazione a distanza di anni, e una giusta rivalutazione. E il premio che rinasce può esserne un importante veicolo: Prestigiacomo, figlio siciliano che gli stessi poeti siciliani devono poter riconoscere”.

“Un grazie di cuore all’Amministrazione Comunale, ai miei concittadini e soprattutto a quanti si stanno prodigando per la riedizione del ‘Premio letterario Paolo Prestigiacomo’ – dichiara Nunzio Prestigiacomo, Presidente del Premio Letterario ‘Paolo Prestigiacomo’. Sono certo che il premio contribuirà a dar voce a questo antico borgo delle Madonie, a questa parte della Sicilia splendida nella sua natura rigogliosa, nelle sue tradizioni e nelle sue contraddizioni. L’auspicio è che questo evento culturale di grande spessore possa contribuire a riportare alla luce le opere inedite dell’illustre poeta di San Mauro, erede letterario del maestro Aldo Palazzeschi”.

“Il Premio – dichiarano Fabrizio Ferreri e Grazia Calannaresponsabili della Segreteria organizzativa – non sarà soltanto un momento di poesia, sarà anche l’occasione per passarsi di mano in mano il testimone dell’opera di Paolo Prestigiacomo, rimettendo in circolo i suoi testi. Sarà altresì motivo per una comunità intera di riconoscersi intorno alla figura illustre di Paolo Prestigiacomo, testimoniando per suo tramite i valori e le peculiarità di uno dei borghi più belli e meno conosciuti della Sicilia”.

 

BANDO

PREMIO LETTERARIO “PAOLO PRESTIGIACOMO” SAN MAURO CASTELVERDE
VII Edizione, 2019
(scadenza 15 GIUGNO 2019)

Il Comune di San Mauro Castelverde (PA) in collaborazione con il periodico culturale l’EstroVerso e con il Centro di Poesia Contemporanea della Università di Catania indice la VII Edizione del Premio Letterario “Paolo Prestigiacomo” allo scopo di promuovere e riportare all’attenzione di studiosi e appassionati di poesia l’opera dello scrittore maurino Paolo Prestigiacomo (San Mauro Castelverde, 1947 – Roma, 1992).

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Poesie da “Corpo a corpo” (Ladolfi Editore 2019), di Fabrizio Ferreri

Ma “il corpo a corpo” di Fabrizio Ferreri qual è? Qual è la sua sfida, la sua ricerca, il suo “stanare”, “frugare”, “snidare”? Nella sua ansia dell’oltre vibra un’irrequietezza messa duramente a tacere, in cui trapelano l’angoscia d’impronta siciliana e le interrogazioni sul divino ormai classiche di Caproni. Forse è un corpo a corpo che sembrerebbe poco corporeo, al limite dell’invisibile, quando il corpo dell’altro, in quanto appunto altro, diventa un fantasma, di natura divina o umana. L’altro ha sempre un corpo sfuggente che scivola dalle nostre braccia verso l’assenza. Che sia Dio o la persona amata. E il faccia a faccia inseguito è sempre procrastinato.

(dall’Introduzione Fabrizio Ferreri poeta in lotta di Gabriella Sica)

 

Quando mi ascolti è come
se da me svolgessi
il vischio della materia
e intorno il sapore acre
e forte spandesse
di vittoria – su cosa
contro chi se al più
è una larva tinta di rosa
per darne cupida illusione
che di fronte a me si posa?

***

Filigrana intravista
in contro-luce appena,
falsariga, cecità
e vista, silenzioso solista
in un coro di sbandate voci, dimmi
sei demiurgo dalle mani invisibili
o semplice cronista? (altro…)

Nuovi Argomenti n. 74: Amelia Rosselli

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Tommaso Pincio “Sfere celesti” 2015, materie varie su tavole (foto di Alessandro Vasari)

Amelia Rosselli, «Nuovi Argomenti», n. 74, 2016

Introduzione
di Maria Borio

«Nel pulsare di tutte le moltitudini». Forse è questo uno dei versi attraverso cui oggi si può lanciare lo sguardo alla scrittura di Amelia Rosselli e ritrovarne la presenza almeno in almeno due fenomeni: una tonalità emotiva centrata su una pronuncia individuale e interiore, che si sgancia dalle poetiche del Novecento e cerca con fatica la propria autenticità espressiva; e la capacità di tenere insieme più linguaggi, musica, parola, diverse lingue. Questo verso, tratto dalla raccolta Sleep-Sonno, descrive in controluce l’assemblaggio che lavora le inserzioni semantiche e il ritmo come andamento tonale, ma anche come forma grafica, elaborando la poetica musicale e visiva descritta in Spazi metrici e dando vita a quello che potrebbe essere chiamato uno ‘sperimentalismo esistenziale’. Nanni Balestrini, con una dedica in versi, ci consegna il suo «attimo in fuga»; Antonella Anedda, con una inedita poesia-saggio, restituisce un’interpretazione dell’incastro ibrido che lo sguardo a più livelli e a più voci della Rosselli può suggestionare; Roberto Deidier disegna uno scatto-documento emerso da un originale inventario privato.  La vocazione di questa poesia ricrea, forse prima di tutto, l’affollamento dell’inconscio di un’interiorità contemporanea che pulsa come un sismografo in uno scambio tra l’esperienza e la storia, tra l’io e un essere – o ritrovarsi – personaggio. E il poeta, come Amelia Rosselli amava definirsi abolendo le distinzioni di sesso o scale d’appartenenza, è un universo che si compone e solidifica nei legami sonori, semantici e grafici, un universo che Stefano Giovannuzzi porta alla luce nei nodi tra la scrittura e la biografia, Alberto Casadei attraverso le possibili funzioni dell’inconscio biologico-cognitivo, Caterina Venturini nel rapporto tra la figura della madre e la psicoanalisi, Alessandro Baldacci nella ricostruzione di un simbolico mondo di presenze animali. Caso unico nella poesia italiana del Novecento, la Rosselli fluttua in una solitudine eccentrica e «quadrata», che le permette di strizzare l’occhiolino a Sanguineti e alla Neoavanguardia, come ben ricorda Gian Maria Annovi, o ai palinsesti dei cosiddetti Novecento e Antinovecento, di cui parla Gandolfo Cascio scrivendo sul poemetto La Libellula. Nella sua unicità, tra la «variazione», che lavora musicalmente, e il «documento», che usa l’individualità come filtro della storia, la Rosselli tende a spossessare l’intenso inconscio lirico per farlo rifluire in una sorta di inconscio collettivo, in una sola moltitudine, incontro di tutte le moltitudini, con uno «sforzo per essere autentici», come diceva Amelia di Boris Pasternak, come scrive Laura Barile commentando i Nonnulli, e come si legge nei ricordi di Daniela Attanasio e Gabriella Sica. Essenziale l’incastro tra le lingue, forse naturale antesignano di certe recenti tendenze al genere ibrido, che si riverbera nei lavori sulla traduzione: nei contributi di Jennifer Scappettone e di Daniela Matronola per l’inglese, e di Jean-Charles Vegliante per il francese. Infine, Laura Pugno, con un delicato ritratto lirico, e Ulderico Pesce, in una conversazione sulla rappresentazione teatrale di alcune opere di Amelia e del suo rapporto con Rocco Scotellaro, lasciano due fotografie in scrittura da conservare.

 

(La sezione dedicata ad Amelia Rosselli, per il ventennale della scomparsa, a cura di Maria Borio, propone contributi di Nanni Balestrini, Antonella Anedda, Roberto Deidier, Stefano Giovannuzzi, Alberto Casadei, Caterina Venturini, Alessandro Baldacci, Gian Maria Annovi, Gandolfo Cascio, Laura Barile, Daniela Attanasio, Gabriella Sica, Laura Pugno, Ulderico Pesce.)

 

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Tommaso Pincio “Sfere celesti” 2015, materie varie su tavole (foto di Alessandro Vasari)

(Ri)Leggere Beppe Salvia: L’improvviso editto (1980)

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Beppe Salvia

L’improvviso editto

1

A un tempo son certo adesso e della
inutile mia prova e della sua bellezza
goffa austera;
.             ridetemi appresso continuerò a mentire;
mai seppi scrivere e nessun metro
grammatico voglio che mi s’accosti,

per quanto tetro e inetto è come il tuono
il mio suono, forza della natura.

 

2

Me ne vado vagando e v’assicuro
son duro a sentire ogni loquela
sorda di costoro i potenti;
non valgo nulla e nulla pagherò
di mio all’Eterno;

di più, m’accorgo d’impetrare
un dolore nuovo a Natura Novella
all’Universo tutto, quello
di dirmi infine nuda marviglia
anch’io del creato come la dura
pietra come lo scoglio inerte;

per questo traverserò, e traverso.

 

3

Potete sentirmi adesso?
Non schiudete occhi pavidi
davanti l’orror mio
e che vi manifesto; è l’orrore di tutti.

Potete nicchiare adesso! v’ho detto
v’ho gridato il mio caso, come
tutti sono, centro dell’universo.

 

4

Non mi nascondo più. Non
lecco lo ferite mie. Non voglio perdonarmi
d’accordo, ma nemmeno ossequio
voi; io poso, son gradasso, urta
il mio modo d’accordo, ma il vostro
vetro non vale il diamante che ho trovato;

fu un caso è vero, non ho da vantarmene,
e d’altronde duole assai questo peso,
misero me essere il vostro metro,
.                                      comunque.

 

5

Arricchisco in questa indigenza!

 

6

Alcuno s’ammalò rima d’ogni alba, sempre

del male che acceca ed impedisce
cennare l’intesa o declinar l’invito.

 

7

Perché credete ch’io faccia
il paio, con malagrazia e avvedutamente
e felice di questo, col morto
tocco di quest’ora maligna?

Perché credete ch’io accordi
il mio canto all’inutile sirena
dello stagno inerte?

È solo perché l’unisono bifido
di questi versi possa chiamare
l’ultimo suono alla mia
ammalata nostalgia, al male
che mi fa veder tutta perduta
quest’infinita meraviglia
che già mi creò, me come tutto.

 

8

Non sopporto più che mi si taccia,
e lo grido, lo griderò
in eterno;

o già l’ascoltate da sempre,
nevvero? questo rombo pedante come l’orifiamma fredda
sulla chiostra di guglie
del castello d’un pazzo.

 

9

Non vi chiedo l’ascolto
non v’ho prestato molto
del mio

troppa miseria mi dimenticò
.                            ogni riguardo.

.


Beppe_Salvia_BBeppe Salvia nacque a Potenza il 10 ottobre 1954. Animo irrequieto ma poliedrico come pochi, Salvia esordì in poesia nella seconda metà degli anni Settanta, destando l’interesse di Elio Pagliarani e Dario Bellezza, e vedendosi pubblicate le prime poesie in varie riviste, tra le quali «Lettera» e «Nuovi Argomenti», nonché con la silloge autoprodotta Il coro (1977). Ma è a partire dalla prima metà degli anni Ottanta che Salvia pubblica i suoi testi più importanti e soprattutto lascia un segno “eterno” nel clima di rinnovamento della poesia che percorre l’Italia, riverberando dalle zone più periferiche (si pensi alle esperienze romagnole o marchigiane degli stessi anni, solo per citare due esempi tra i più noti): appartengono a questo periodo, che corrisponde anche all’ultimo della sua vita, le collaborazioni con Gabriella Sica e la rivista «Prato pagano», e l’importante esperienza di «Braci», rivista fondata dallo stesso Salvia insieme ad Arnaldo Colasanti, Claudio Damiani e Marco Lodoli (per citare alcuni dei collaboratori alla rivista).
Se si eccettuano le poesie e altri testi consegnati alle riviste, l’opera di Beppe Salvia è da considerarsi tutta postuma, come pure la sua ‘fortuna’. Morto suicida a Roma il 6 aprile 1985, la sua prima raccolta, Estate uscirà per l’appunto postuma nei «Quaderni di Prato Pagano», con l’eteronimo femminile Elisa Sansovino. Seguiranno negli anni altre pubblicazioni in grado di alimentare un mito sotterraneo della poesia italiana contemporanea, poco frequentato e nominato dai più, ma ben presente e radicato in chi è venuto a contatto con questa voce limpida (magari attraverso la lettura di Claudio Damiani, spesso raffrontata all’esperienza di Beppe Salvia). Le più recenti pubblicazioni risalgono rispettivamente al 2004 e 2006: I begli occhi del ladro, a cura di Pasquale Di Palmo (Il Ponte di Sale, Rovigo; su quest’edizione si veda quanto scritto non molti anni fa da Gabriella Sica), e il bel libro – facilmente reperibile – Un solitario amore, a cura di Flavia Giacomozzi e Emanuele Trevi (Fandango, Roma).
Si attende ancora un’edizione che raccolga tutta la produzione in versi apparsa sia in rivista vivo l’autore, sia postuma, edizione più volte auspicata. [f.m.]

L’improvviso editto venne pubblicato nel n. 1 della rivista «Braci» (novembre 1980). I testi e le poesie che Beppe Salvia ha consegnato alla rivista sono ora disponibili in rete nel sito a lui dedicato e curato da Mauro Biuzzi: www.beppesalvia.it. Da questo sito ho tratto sia il testo della poesia sia l’immagine di copertina del primo numero di «Braci».