Foto d’arte

Anteprima de “L’ALTRO” – di Maria Grazia Galatà. Prefazione a cura di Gio Ferri (post di natàlia castaldi)

 

L’ALTRO – poesie e fotografie di Maria Grazia Galatà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ALTRO
testi e fotografie
di
Maria Grazia Galatà

 

***

Prefazione a cura di Gio Ferri

L’altro segno

Questa plaquette di Maria Grazia Galatà s’intitola L’altro. Che io voglio intendere – sebbene, è ovvio, non si tratti dell’unico pre-testo – l’altro segno. Ed è un passo avanti (non tanto per qualità, sempre di gran livello) rispetto a Congiunzioni, edita nel 2003, in quella occasione con le immagini fotografiche di Costantino Spatafora. Ora invece le fotografie sono della stessa Galatà. Allora si trattò di due spazialità diverse, fotografia e scrittura (e anche voce, poiché se ne trassero delle performances), congiunte in un rapporto di vicinanza,
di adiacenza (è lemma che devo alla teoria critica dello scrittore Adam Vaccaro).
Una dialettica fra la luce e l’ombra.
Perché ora dico dell’altro segno? Perché, a mio parere, la congiunzione dà vita qui a un’altra, una terza, materialità segnica, appunto. In cui la lettera e la luce fotografica si fanno unitariamente non tanto adiacenza, bensì unità. Ciò è dovuto anche al fatto che le foto-grafie, così come le verbo-grafie, godono della espressività esecutiva di un unico autore.
La luce e l’ombra giocano sempre i loro ruoli, ma in una con-fusione che non le separa. In merito a questa unità mi è capitato di sottolineare altre volte i primi versetti della Genesi: “Dio disse: / Vi sia la luce! / E apparve la luce. / Dio vide che la luce era bella / e separò la luce dalle tenebre”. Anche a parere di alcuni esperti, sia per il senso, sia per la traduzione, sembra che ogni possibile traduzione debba avere proprio questo senso. Quindi se ne può dedurre che prima, le tenebre e la luce convivevano in un’unica realtà?
Questa originaria, pre-metafisica suggestione ci colpisce quando leggiamo: “restando in corto / si dissipano disuguaglianze / accantonate // ritagliando spazi / di intercapedine // obnubilando” a fronte di una scrittura fotografica in cui la luce, per sprazzi energetici, repentini fasci di luminosità, testimonia le ragioni altrettanto vitali delle tenebre, in una danza strettamente congiunta nella ritmicità. C’è molto di biologico (neuroni e sinapsi) e di cosmologico (orbite e sonorità astrali).
Ciò avviene in un corto circuito con conseguente aumento della intensità d’energia (se vogliamo usare una terminologia elettrico-fisica!), obnubilando, cioè in un perturbamento della coscienza. Tuttavia si tratta di un attimo, un attimo tanto limitato quanto esteso, di verità. Per analogia potremmo citare due versi dal “Purgatorio”: “… tal decreto / più corto per buon prieghi non diventa…”.
Non dura a lungo.
Perché il momento di verità della poesia è ritagliato in spazi, seppure unitari, atomici, oltre i quali la luminosa purezza della scrittura viene subito dopo fagocitata dalla banalità del discorso comune e utilitaristico.
Un perturbamento della coscienza… E’ il perturbamento, ancora, della poesia e dei suoi eventi segnici, che riporta alla superficie le memorie dell’inconscio.
Per dirla con i neurofisiologi, del limbo – magazzino di memorie ataviche e genetiche.
Tutto ciò è sentito e ribadito in
“Nutrono specchi / le onde che danzano // poggiando l’occhio / al cunicolo /lungo sino alla morte // in corsa // abbi riguardo / dei tuoi sconnessi abissi / di coscienza //Esclamazione!”
E l’onda fotografico-scritturale della luminosa tenebra attraversa rapida il “cunicolo / lungo sino alla morte”.
La dismisura della comunione fra ombra e luce trova un altro compimento nella pagina nera che reca i bianchi versi di “memorabili luoghi / conosciuti”…tuttavia in uno “sconnesso albore…”.
Mi sbaglio se rilevo, in questa meta-fisica, attraversata da ipotesi tanto poetiche
quanto pseudologiche, perciò mentalmente metamorfiche (“irrespirabile /metamorfosi”) la lezione di Duchamp? Della sua gassosa, atmosferica, dinamidinamico-spaziale? E della fisica letta attraverso formule incomprensibili, di “nessuna logica attritica” in “lettera dopo lettera”… di “stagione d’inferno…”?
Dicevo di rapidità e dinamismo nel connubio fra parola e scrittura fotografica: un’opera di Duchamp s’intitola “Il re e la regina attraversati da nudi veloci” – se il re e la regina sono la luce erettile e la tenebra pubica (nello sposalizio sessuale – tema della “sposa messa a nudo”), i nudi sono le saette, le comete incontaminate, le esplosioni coitali che attraversano il connubio nella inscindibilità spaziale. Le troviamo nella saettante scrittura che colloquia “e pure l’incognita…”.
Ma il rimando sessuale a Duchamp si ritrova nello sposalizio immaginario ascoltando lamenti sparsi: “… mi perdòno sogni invertiti… conosco la strada infame / in moltitudini addomi… intenti / a travagliare bestiali sensi /opulando… la luce gelida si prostituisce… e lascio torbido / ritorna ritorna /al suo rimuginare // nell’incarno // ribellativo…intrecciando lembi / di sogni pulluli / al grembo stinto… nei respiri a metà (…) / s’accarezza l’istinto / nell’istante…”.
Grembo stinto, istinto, istante…: allitterazioni che possono, pur sparse in diversi testi, confermare i temi percepiti per l’intero poemetto.

WAI – da “L’Altro” di Maria Grazia Galatà

La scrittura “WAI” che, a sinistra in alto, sovrasta il magma gassoso di tenebraluce in “nei respiri a metà…”, ci rimanda alla copertina disegnata nel ‘45 da Duchamp, per la rivista “VieW”, in cui il logo sovrasta sempre in alto a sinistra altrettante tempeste gassose.
Questa che ho osato descrivere secondo la mia personale cognitiva sensazione (altre interpretazioni, ovviamente, possono darsi – il segno poetico, e questo di Maria Grazia Galatà, è in-leggibile e aperto) è la parte più coinvolgente e assolutamente originale della plaquette.
Ma c’è dell’altro, in cui si propone una più materialistica visione delle cose come verità tangibilmente terrene. Quasi che, nel terribile flusso della luminosa tenebra, entro la vibrazione inconscia del cunicolo della morte, si imponesse di tanto in tanto la necessità di una pausa di gestaltica evidenza.
Mi riferisco alla forza della potente catena in “il campo”, alla instacabilità delle vecchie mani in “perdersi”, alla mano infangata di “disossarsi”… Ma la scrittura fotografica non si arrende alla presunta concretezza delle cose, e ne coglie il senso comunque di sbieco.
La ricerca di Maria Grazia Galatà è sempre sensibilmente coinvolta nel mistero delle cose – o meglio degli spazi oltre ogni limitante temporalità – al di là delle apparenze, esaltato dall’affermazione di un segno poetico di rara espressività, e di forma perpetuamente fluente.

Gio Ferri
(luglio 2010)

Se di timore – di Maria Grazia Galatà

foto di MG Galatà

se di timore si ottengono
i pregi dell’onta
un conto tende
a liquefarsi pudore
subcosciente
e vestigia
riflessi d’ottone
sovrimpressioni
al gòcciolo dell’ossuto
torquato e riflesso

oltrefalso

Maria Grazia Galatà

Clelia Pierangela Pieri – poesie scelte (post di natàlia castaldi)

Missiva

@ Kubicki

Il freddo qui stenta a farsi avanti,
saranno gli argini del mio sorriso
o i caustici dinieghi abbandonati.
Vorrei dirti che la vita zoppica
invece corre svelta e ostinata,
esalta il punto che ben intendo.

Non ridere se ballo d’improvviso
o quando in solitudine ipotizzo.
Quest’ora macina un risveglio
per noi che divaghiamo esangui
trascinando passi sghembi,
fintamente insolenti. Incompresi.

A volte stringo gli occhi. E’ deserto,
ne avverto l’incredibile frastuono.

*

Alibi

E’ l’immobilità geniale
che determina la scena,
un musicale brivido
in sincopato battito.
Lascia gli azzurri fumi della notte
deprezzata ormai d’assoluta leggerezza
lo sai
non è fuoco quel che scalda
ma solo un’invadente urgenza
d’evasivo dire e nascosto imbroglio.
Seguimi
è in discesa il mio sentiero
ma che non sia per te indecenza,
battezzalo incantesimo o magia
forgia l’alibi
nel tuo pauroso piombo
duttile
a poterlo rinnegare
sciogliere e ricreare.

Fallo, prima di dovere scivolare
in vorticoso amare.

(altro…)

Pasquale Vitagliano: 5 poesie inedite (post di natàlia castaldi)

http://www.michal-macku.eu/

Michal Macku Photography – Carbon print – senza titolo

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Ne ho sentiti di silenzi,

scialbe assenze di volume,

o loquaci più di un corpo autoptico.

.

*

.

1)
Ne ho sentiti di silenzi,
uno spazio bieco, lasciato fuori
dall’altra parte dei volumi.
Non ne ho più trovato uno come
questo risvolto oltre l’intero, come
questo luogo, insediamento di parole.
L’immagine negativa del pieno,
la scia che resta dopo l’onda ritratta
dalla riva, via da lettere e particelle.
Ne assaporo il peso come ghiaccio rovente in bocca.
*
.
2)
Anche se mi parli, tu taci
il silenzio che hai dentro,
tu taci il vuoto prima del verbo,
tu taci il buio rimbombo del rumore.
Anche se mi parli, tu taci
il lessico dei tuoi occhi,
tu taci le sillabe traverse,
tu taci i battiti podalici del sangue.
Tu taci, anche se mi guardi.
Anche se taci, io ti ascolto.
*
.
3)
Carta
Quanto tempo è rimasta là,
sulla mensola, quella carta dorata,
scartato involucro di dolcezze negate,
fossilizzata come una spora, una crosta
lucente e oscena sopra i vapori dell’invisibile.
Non è riuscita ad agglutinarla neppure
il tempo, nell’ora degli affreschi, così che
giace mummificata sul laminato, come se
fosse narcotizzata, fissata nella sua realtà,
un apparente omaggio ed invece irrigidita langue
come il corpo morto di un sapore svanito,
un drappo staccato sospeso nell’aria
che non gli appartiene come un impiccato.
*
.
4)
A biliardo
Ho giocato con te
come su un panno verde,
fino a strapparlo
con la stecca
che colpiva la palla rossa
numero tre
che non andava in buca,
ma balzava di sponda
in sponda come
una frusta nera
che batte pazza la terra.
*
.
5)
Notti
Mi sono svegliato,
e mi è rimasta appiccicata
l’immagine di noi due
che abbiamo risolto tutto,
come un cartone srotolato
dentro la mia testa,
come una tenda che pende
davanti ai miei occhi.
Richiudo gli occhi
ingenuamente.
E’ inutile.
.
*

“ma di tempi e di luoghi farmi corteccia” – poesie – di Sebastiano A. Patané (post di natàlia castaldi)

“ma di tempi e di luoghi farmi corteccia”, ho voluto usare un mio verso e la bellissima foto di Elio Copetti, nell’introdurre questa breve raccolta di poesie di Sebastiano A. Patané, per il comune sentire “le cose” fino a farsene voce di pelle e ossa, sì da tentare l’azzardo di coniugarsi con il proprio stare al mondo.Vi invito a leggerle, solo questo.ncCorteccia

Se ti fossi…

Se ti fossi cielo, se ti stessi accanto clamore e silenzio

certo di registrare ogni sorriso ai bordi del cammino

nello scarso senso della corteccia rotta…

.

Piegami di venti e piene, di venti e turbini senza più istantanee

con i respiri larghi delle mareggiate, molla e sostegno

della mia incertezza, lato di lati inaccessibili. Se ti fossi stella

se ti fossi panca, su me conteresti i petali mostrandomi la scelta

sotto la piega esatta del delizioso seno               Riempimi di spezie

l’alchemico disagio, prendi e trascina tutte le sentenze, lasciale nei fossi

dai fuoco alle persiane chiuse e sveglia  -che è l’ora- ogni circostanza

.

C’era un rifugio sul colle del mio cuore e se ti fossi mare o se ti fossi cielo

li ti propagherei in successioni d’amoroso estendersi verso l’altra forma

Chiara è la curva della ricorrenza che torna e reclama tutte le distanze

quando al passaggio delle margherite si spezzano i gialli  per dar posto alla Gloria

*

Simmetrie

Guarda come raccolgono la luce le simmetriche geometrie della terra

e come  – vedi –  non soffrono questo nostro tempo…

                                                                        Rincorri quel sogno Marta
                                                     non temere la perfezione delle mosche
                                                     e se ti chiedono, dì che sai volare!

Nelle clamorose rotazioni dei dervisci crescono i venti

che apriranno le nuove curve del silenzio e più in là, verso il caos

un piccolo dardo accenderà la rosa

                                                                         Rimandiamo ogni gesto alla prossima stagione
                                                     notte regina,
(altro…)

LA BELLEZZA E LA ROVINA – Poeti al Garraffello

Un reading di poesia con l’intervento di musicisti, la proiezione di un’intervista a Edoardo Sanguineti realizzata da Ciprì e Maresco, la mostra “La Parola Fotografata” realizzata da Francesco Francaviglia sui poeti siciliani e la presenza di Radio Cento passi (erede di Radio aut di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per la sua irridente e creativa lotta contro i boss) venerdì 2 luglio dalle 20.30 in poi a Piazza Garraffello, fra le rovine della Vucciria di Palermo, ma senza la spazzatura che solitamente circonda e riempie la bella fontana cinquecentesca del luogo, perché faranno una pulizia straordinaria gli abitanti della zona. A fondale dello scenario, la scritta “Uwe ti ama”, tracciata sui muri sbrecciati dall’artista austriaco Uwe Jaentsch, che da anni opera nel luogo e vi ha realizzato interventi che, sottolineandone il degrado, al tempo stesso ne esprimono la potenzialità. L’iniziativa è di un gruppo di operatori culturali, che hanno messo assieme forze e volontà di fare e, a titolo gratuito e coinvolgendo il quartiere, ha già realizzato un evento simile per la Giornata mondiale della poesia in un altro sito palermitano, recentemente recuperato ma rimasto inutilizzato (il Comune non vi ha previsto nessuna attività, sebbene sia uno spazio ideale per eventi culturali), il giardino di Piazza Fonderia. Parteciperanno i poeti Roberto Deidier, Nino De Vita, Francesca Traina, Biagio Guerrera, Nicola Romano, Margherita Rimi, Mara Librizzi, Luciano Mazziotta, Sebastiano Adernò, Giovanni Catalano, Francesco Balsamo, Francesca Pellegrino. Quelli di loro che non vivono a Palermo, verranno a loro spese, nello spirito della manifestazione, senza finanziamenti e senza scopi di lucro, testimonianza di indignazione attiva per l’incuria e la rovina che condannano a morte luoghi ricchi di storia e di arte e di fiducia nel potere delle parole e della bellezza.


PROGRAMMA

– SCHERMO
Omaggio alla memoria di Edoardo Sanguineti
Proiezione dell’intervista al poeta realizzata nel 2000 da Daniele Cipri’ e Franco Maresco

– MUSICA
Angelo Di Mino , violoncello

– POESIA
Giovanni Catalano, Nicola Romano, Francesca Pellegrino

– MUSICA
Toti Basso, chitarra

– POESIA
Roberto Deidier, Francesca Traina, Biagio Guerrera

– SCHERMO
Videoproiezione della mostra “La Parola Fotografata”realizzata da Francesco Francaviglia sui poeti siciliani

– MUSICA
Giovanni Mattaliano, solosax
“Come gli alberi sotto la neve” di Giovanni Mattaliano

– POESIA
Mara Librizzi , Nino De Vita

– MUSICA
Giampiero Riggio , chitarra e voce

– POESIA
Luciano Mazziotta, Sebastiano Aderno’ (al sax Corrado, La Marca), Margherita Rimi

– MUSICA
Salvo Compagno e Daniele Schimmenti, percussioni

23.30 DJ SET:
ABnormal ( elettronica, independent,pop?, nupop )
and more….

Presenta la serata Fosca Medizza

Bookshop a cura della Libreria MODUSVIVENDI

Organizzazione e promozione:
Patrizia Stagnitta, Associazione Mezzocielo
Rosanna Pirajno, Fondazione Salvare Palermo
Beatrice Agnello, Associazione culturale Gli Amici di Oblomov
Fabrizio Piazza, Libreria Modusvivendi
Antonio Saporito, Amici di Garage
Fosca Medizza,
Maria Giambruno, Cnn Piazza Marina & dintorni
Terremoto Jek
Dario Panzavecchia – ABnormal

Ufficio Stampa:
Beatrice Agnello (beagnello@libero.it, cell. 338.8632095)
Fabrizio Piazza (pessoa72@hotmail.com, 091.323493)

I Promotori ringraziano sentitamente tutti gli intervenuti, i poeti e i musicisti che partecipano alla manifestazione a titolo gratuito, i poeti venuti da lontano a proprie spese, i professionisti, gli amatori, gli amici che si sono prodigati nei diversi ambiti organizzativi, tutti coloro che hanno mostrato fattivamente interesse e passione, e condiviso entusiasmo ed energie per una iniziativa pensata e realizzata con amore per l’arte e la poesia. Con molte scuse per le inevitabili pecche.

Si ringraziano inoltre: Roberto Deidier, Maria Attanasio, Laura Imondi, Franco Maresco, Pippo Bisso, Shobha, Chiara Maio, Emilia Maggiordomo, Flavia Schiavo, Cettina Musca, Anna Sica, Ida Tedesco Zammarano.

nell’affetto

@ Fulvio Roiter

nell’affetto a torto

si ricompongono

oltraggi

sovente posti

scrostati al lume

dal lume d’osservazione

nel ritardato oblioso

parola-co(n)stata

 .

foce

 .

Maria Grazia Galatà                               9 giugno 2010

Pier Maria Galli – Posso leggerti qualcosa? (post di natàlia castaldi)

1)
posso leggerti
qualcosa?

2)
oppure dimmi come stai.
bene male così così.
perché non si sa mai dopo i corpi più frequenti
cosa resta

3)
certo, i tempi potrebbero essere migliori.
prendi le 8 caffettiere sopra il mio lavandino o
quel tuo vestitino grazioso
che sembra fatto apposta per i miei divani compiacenti.
ma probabilmente è solo una proposta indelicata
quel corpo eccitato della voce
che affonda schiantandosi contro i miei giorni più tranquilli

4)
casomai calarti nei panni
della signorina richmond

5)
quindi decidermi, e magari dirti come mi sento.
male bene così così.
perché non si sa mai cosa tu sai.
sebbene basterebbe quel quanto tu sai
sedermi di fronte ad una poesia,
ad una poesia che si mette comoda tra i tuoi seni,
perché io ti chieda posso leggerti qualcosa?

 (altro…)

La solitudine del poeta

 
Foto di Paola Pluchino

La solitudine del poeta
l’estrema faccia si staglia contro
sanguina la bocca e la lingua si rivolta
voi dite di sapere lo scritto e il vero
la parola maiuscolata e il verso
io mi indigno stasera
conto gli amici perduti e quelli mai avuti
il falso sciocco, il riso caduco, il soccombente.

inedito – antonella pizzo