Clelia Pierangela Pieri – poesie scelte (post di natàlia castaldi)

Missiva

@ Kubicki

Il freddo qui stenta a farsi avanti,
saranno gli argini del mio sorriso
o i caustici dinieghi abbandonati.
Vorrei dirti che la vita zoppica
invece corre svelta e ostinata,
esalta il punto che ben intendo.

Non ridere se ballo d’improvviso
o quando in solitudine ipotizzo.
Quest’ora macina un risveglio
per noi che divaghiamo esangui
trascinando passi sghembi,
fintamente insolenti. Incompresi.

A volte stringo gli occhi. E’ deserto,
ne avverto l’incredibile frastuono.

*

Alibi

E’ l’immobilità geniale
che determina la scena,
un musicale brivido
in sincopato battito.
Lascia gli azzurri fumi della notte
deprezzata ormai d’assoluta leggerezza
lo sai
non è fuoco quel che scalda
ma solo un’invadente urgenza
d’evasivo dire e nascosto imbroglio.
Seguimi
è in discesa il mio sentiero
ma che non sia per te indecenza,
battezzalo incantesimo o magia
forgia l’alibi
nel tuo pauroso piombo
duttile
a poterlo rinnegare
sciogliere e ricreare.

Fallo, prima di dovere scivolare
in vorticoso amare.

*

Buio

Tempo distorto
tra riccioli bruni
a rumoreggiar d’assenza.
Forme allungate d’ombra
ed occhi scuri
sfondano pensieri e precedenze.
E’ aggressione.
Chiave
delle mie stanze muschiose
che non vedo
– dove t’ho dimenticata –

e non ricordo
– dove mai ti nascondi! –

In dissolvenza voci, note.

Notte intemperante
ancora
è aggressione.

*
Chiaroscuro

Traspare una minima decenza
a sbiadire il muro invalicabile
e trasudare in simulazione.
Domata
nella sera che oscilla in girotondo
a ridacchiare della paura insonne,
ti nasconderai al tintinnar d’un cucchiaino
– Venite, gente, ora sorrido –
abbarbicata all’empatia d’amore
– non è nulla, soltanto depressione –
e morderai, prima d’essere azzannata,
ridendo sguaiata alla minima apertura.
Ti fermerai in un recesso d’ombra
ad osservarti in finto pentimento
scansando, docile, il progetto.
Sai togliere la fame, sai darne troppa.
Saprai fingere di non sapere piangere
colando mare sui panni d’un bambino.
Chiudete quelle porte
ad ognuno il suo castello.

*

Disarmonie

La resa è in agguato.
Spudorata s’acquatta taciturna
indugia al giro di foglie ribelli
attenta al moto vitale accennato.
Temporeggia a gambe dischiuse.
Seducente attesa di umida realtà.

La sottile linea progettuale
lentamente deborda
e di sgorbia ceselliamo
tra veglia e sonno
quanto del dopo o dell’adesso.

Il tempo regredisce e sfioca
la rinuncia s’infiltra, annebbia
e scompiglia il progetto.
Ancora prevarica il presente
a scemare il proponimento.

Sto di guardia, attrezzi alla mano
e coraggio tra scapola e carezza.
Il volo di una cornacchia si posa.
Il suo verso, un saluto. Poi riparte.

*

Distanze

L’ indulgenza necessaria
ferma un battere in levare,
andamento stonato
che degenera in pensiero succoso
ed origlia, infernale, alle porte.

Ma continuo a sorridere
sfinita ai miei passi
alla fatica che raddoppia l’entità,
tramuta in triplice occasione
l’amore
ed implode, talvolta,
nella squisita ferocia.
E’ il senso obliquo della gioia
a perdermi ancora in questo sfondo.

Chiamalo trittico d’amore
dove non io, non tu
ma noi
tratteniamo il ritmo
in compagnia d’una stanchezza
che a filo di corda
ci consuma.

*

Il teatro delle ombre

Ci si muove a rastrellare spoglie
esaltandone la sorte e il pregio.
Noi, corvi che s’aspetta a volto grigio
ostentando un lutto che accomuni
e viri a pretestuosi amori di una notte.
Figli d’ansia, siamo incerte debolezze
nella complessità di un fragile segreto.

Vagheggeremo di un rifugio certo
che s’incammini oltre l’indulgenza
e inventerete espressioni di risposta
per chi seguiterà a riferire il pianto.
Che dice bene il cuore schiantato
e detta legge il vero e l’urlo
a fuoco e bava della rabbia.

*
Liuba

Dalle tue mute corde
nella dimenticanza assurda,
divieni refolo di vita
e convulsione d’avido volere.

Vento che scuote attese e vetri
eccolo
è il momento dunque d’esserci
all’inseguimento che non cede.
Prestale i tuoi occhi
che si veda come tu la vedi,
decora la tua pelle del sudore
che lo senta e che sia suo
adesso
resta attento a questa scena
nello stupore che intreccerà paure
ora. Ti vuole ora.

Reggi lo sguardo e camminerà su te
sostieni il suo cercarti
a passeggiar su tacchi a spillo,
sai reggere la rabbia che la muove
e crederai un giorno di saperla amare.

*

Osservanza

E’ pianto antico
poi tutto torna al medesimo silenzio,
cade una rosa ma è fuoco d’apparenza,
un semplice addio.

Muta, la voce dell’assenza
lascia lo spazio
all’ignoranza
su ciottoli ormai piagati e consumati
dall’usura, forse dolore.

A ben guardarti, signora oscura,
non sei che uno stupido pagliaccio
che a salti avanti mostra il culo
e noi feroci, spudorati osservatori.
Ci sentiremo santi
e tu sorriderai.

Ti guardo e ti accarezzo,
ti scanso.
Non vi è morte
ma solo quel che resta.

Il giorno nuovo.

*

Passi

Mi cercherai tra santi e incensi
ma non urlare, non ti potrò sentire.
Ho deciso per lo sfondo un rosso disperato
e pareti di granito silenzioso.
Santità d’essere volgare
e vanità di non appartenermi
sul tavolaccio d’una vita dipartita
ripartita
il lindo materasso, speranzoso
sarà lurido di vero.
Urlo e ti divoro.
Sai chi sono ora, dillo
nei sospiri interrotti
dimmelo, che sappia anch’io
sono i miei capelli bruni o biondi,
o forse il pallido incarnato dai capelli rossi.
Dimmi, tu che sai più di me
ora, senza pudore
e fai, se sai, fatti maestro,
tua sarà la convinzione d’esserlo.
Sarò la schiava e l’uragano,
ai tuoi piedi e tua regina.
Ripetimi ora chi credi che io sia
sottovoce, mentre rido,
non mi difenderò dai dovuti complimenti
fallo bevendomi, profanandomi
e arriverò
con passi leggeri
a prender parte… alla mia parte.

*

Sax

Vieni, adesso non mancare
tutto è pronto
nell’aria il fumo già confonde
sensi scomposti e lucidità stantia.
Puoi comparire
a suonar la musica che ti fa grande
vieni
ci guardano.
Lascia quest’aria legata dal piacere
ho necessità di te, ho fretta
nella complicità sempre cercata
nella sottile indifferenza
a trascinare il tempo
in ossessivo e lento movimento
incosciente, a travisar lo sguardo.
Indossi musica stanca
e questo sax è per noi
non so perché lo fa
non so perché ci sta.

Nel tepore dell’attesa
violento e ritrovato tuo sapore,
insatura svisatura
dal libero aroma.

*

Transiti

E poi mi chiederò
se davvero è stato tutto
e sarà lento camminare,
un passo avanti e due a ritroso.

Ritornerà lo slancio velato di paura
e nella corsa alla premessa
addenterò l’intima conferma
del mio non volere amare.

Sarà già perso l’indiviso
ed io nel tutto,
meravigliata inutilmente,
ancora lucida restanza.

*

Vascelli

Ti giungo trafelata in moto d’animo,
siedo lenta al dunque e assumo il tempo
regalandoti pagliuzze stanche di capelli.

E pensieri brevi nella mente
a ragionare finalmente,
che mi dai voce
che alla pelle spargi sale
e forse anche alla vita.

Scorgo l’ombra molto prima dell’arrivo
come tu me ne avvertissi, e m’alzo lesta
attenta e tesa allo sciabordio nel buio.

Insisti a rimestare all’onda,
crederai nella dimenticanza
e certo nella tua inutilità.
A te, che sei canto che s’invola
io bacerò la bocca che viene e va.

_____________

Clelia Pierangela Pieri nasce in provincia di Asti, lì ha vissuto fino all’età di sette anni per poi trasferirsi con la famiglia a Torino, dove è rimasta fino all’età di diciannove anni.
Nell’anno ’74 il desiderio d’indipendenza e libertà bussa alla sua porta e decide di lasciare la famiglia per trasferirsi in una Sicilia che aveva già varie volte visitato e da subito amato.
Fu la prima tappa: il cambiamento radicale.
Spostamenti, viaggi e progetti di anno in anno si sono accavallati, portandola a fermarsi e lavorare dove capitava per vivere dove per lei “vivere” era tale.
Nell’anno 1978 si stabilisce definitivamente a Catania e lì, all’ombra del Vulcano, fa nido dei suoi pensieri e sentimenti.
Nel 2005, ancora l’inquietudine fa capolino e decide di spostarsi in Germania, a Colonia, dove tutt’oggi risiede, nuovamente in procinto di spostarsi verso l’Italia. Il cerchio torna a chiudersi.
Dicendo di sé, è sua abitudine (oltre che convinzione) affermare: “sono quello che scrivo, a volte meno”.

Le sue poesie sono state inserite in varie Antologie, una delle quali dedicate ad Alda Merini:
– Nata il 21 Marzo (Terre sommerse)
A seguire:
– In senso in Verso (Giulio Perrone)
– Di pieno e di vuoto (Aletti Editore)
– Scribendo – Liceo”G.L.Bernini” – Genova – Altro Parnaso (Claudio Zaccagnino Edizioni)
– Dai Micenei a Internet (Massimo Lombardo Editore)
– Dammi la tua notte (Infinity Media)
– Le tue parole le ho regalate al vento (Infinity Media)

Ha partecipato solo due volte a concorsi di Poesia:
– Premio di Poesia dai Micenei a Internet (anno 2006)
Prima classificata con la poesia “Definizione”.

– Premio di Poesia Circolo Empedocleo (anno 2007)
Targa Premio Unicef con la poesia “Alibi”.
– Socio fondatore dell’Associazione Culturale “Italia Mondo”, si occupa dell’emigrazione nei suoi delicati risvolti scrivendo, su richiesta, romanzi biografici.

7 comments

  1. Una voce densa, che fin dal primo incontro -avverto- in modo particolare, forte.

    I miei complimenti a Clelia, di cuore. Doris

    Mi piace

  2. Sono molto contenta di trovare anche qui le poesie di Clelia.
    E’ da tempo, ormai, che la leggo e farlo significa seguirla in una continua evoluzione e definizione del suono e della parola per meglio esprimere la sostanza che fanno sì che la sua poesia non sia mai banale o uguale nei temi che tratta.
    Nei suoi versi le sfaccettature dell’anima non sono mai esposte in modo compiacente ma con dignità, decoro ed eleganza, unici tratti che possono ricondurmi all’autrice.
    E’ difficile, infatti, trovarla nelle sue parole.
    E’ lei che scrive ma le sue poesie non sono diario del suo sentire personale ma sperimentazione, denuncia, realizzazione dell’assunto che la poesia è ovunque. Solo una sensibilità profonda e consapevole ed eclettica può, a mio avviso, riuscire in questo ed è questo il motivo per cui leggerla è una continua scoperta che appaga e induce alla riflessione. Non deve essere stato facile selezionare queste poesie fra le sue…
    A mio parere, una delle voci più interessanti e corpose che si possano trovare in questo momento.
    Sì, sono davvero felice di leggerla anche qui.
    Grazie.

    Elisabetta Maltese

    Mi piace

  3. leggo Clelia in silenzio, da un pò di tempo. mi rendo conto di non essere in grado, con i miei eventuali scarni commenti, di rendere appieno il senso che mi dà la sua scrittura, profonda, riflessiva. è vero, c’è eleganza anche nel posare suo l’ultimo punto ma prima dell’interrotto c’è una ricchezza ed un’umanità che arriva a piene mani. ne faccio tesoro, e la ringrazio! api

    Mi piace

I commenti sono chiusi.