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Il confine tra scomparire e restare – Gian Maria Annovi e Antonio Francesco Perozzi

Rubrica a cura
di Annachiara Atzei

 

Ma davvero vivere e morire, assenza e presenza, sono totalmente distinti? E se lo scorrere del tempo – che tutto contiene, o forse no – perdesse la sua linearità, e passato, presente e ciò che ancora potrà accadere o essere si confondessero? E se quanto si conosce e si considera, per questo motivo, reale, e quanto non sappiamo e che, quindi, releghiamo all’irrealtà si mescolassero e si richiamassero a vicenda senza soluzione di continuità? Forse la perdita e il distacco possono trasformarsi in una ipotesi di vita? E come può essere scisso l’amore dal ricordo?
E per ultimo: qual è il confine tra scomparire e restare?

 

Mondrian, Amaryllis, 1910

 

Non c’è poesia che non porti con sé un’interrogazione. Un dubbio, un tentativo di risignificare il reale, un modo singolare di guardare il mondo. Succede anche qui. I testi di Gian Maria Annovi e di Antonio Francesco Perozzi, infatti, sembrano inciampare, dividersi, rompersi in pezzi per affrontare un tema difficile da decifrare e da pronunciare. Si tratta di frammenti nei quali si coglie l’essenziale del tutto. A questo tutto gli autori si riferiscono: ogni verso, ogni parola lo contiene o vi allude. Si tratta di una immaginazione sincopata, che non lascia spazio a un discorso diffuso, che non esplicita il senso del dire ma lo concentra in uno spazio abbozzato e ristretto, talvolta solo sognato. In questo territorio, che la parola incide, scava e scolpisce, inizio e fine coincidono, la carne si mescola alla carne macchiandosi, ferendosi, forse.
Le scelte semantiche rimandano al taglio, alla sofferenza per la mancanza, alla fine definitiva. Tuttavia, c’è uno squarcio – quasi che i testi siano uno la continuazione, la conclusione dell’altro – una possibilità di intravvedere l’impossibile: il sole splende ancora più in alto, si apre uno spazio in cui qualcuno avanza, fa risuonare gli alberi e l’acqua. Suppone che la morte non ci inganni. 


 

 

comincia finendosi
affievolandosi

 

s’impicca
di moltitudine

 

*

 s’appunta l’origine
nel nome
lo sgonfia
sfiata
lo fa azzittire

 

*

 s’appuntiglisce
in selce

 lo ferisce
e sfinisce

GIAN MARIA ANNOVI

 

***

Spore

 

1108.

si apre la lieta radura del sogno.
tu avanzi in questa radura
risuonano gli alberi densi d’acque
raggiungi un’ombrosa dimora

 

è bastata un’unica morte
per ingannare il tuo fuoco?

*

 

1112.

il sole ha deciso di splendere ancora più alto,

oggi,

e io non vedo possibile il mescolarsi alla carne senza macchiarsi
. io vedo e si
Spaventa la madre della mia carne

 

                                                                                                   ANTONIO FRANCESCO PEROZZI

 

 


 

 Gian Maria Annovi (Reggio Emilia, 1978) vive a Los Angeles, dove insegna letteratura italiana presso la USC-University of Southern California. Laureato in filosofia, ha conseguito un dottorato di ricerca in italianistica presso l’Università di Bologna e un Ph.D. in Italian Studies alla Columbia University. Ha esordito con Denkmal (l’Obliquo 1998), seguito da Terza persona cortese (d’if 2007), Self-eaters (CRM 2007, finalista al Premio Antonio Delfini), Kamikaze e altre persone (con prefazione di Antonella Anedda, Transeuropa 2010, finalista al Premio Lorenzo Montano), Italics (Aragno 2013), La scolta (nottetempo 2013) e infine Discomparse (Aragno 2023). Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese e spagnolo e incluse, tra le altre, nelle antologie L’opera comune (Atelier 2001), Parco Poesia (Guaraldi 2003), Nodo sottile 4 (Crocetti 2004), Poesie dell’inizio del mondo (DeriveApprodi 2007), Poeti italiani in America (In forma di parole 2011), Poeti degli anni Zero (Ponte Sisto 2012). Nel 2006 ha vinto il Premio Mazzacurati-Russo per l’opera inedita, nel 2013 il Premio Immaginare poesia e nel 2014 il Premio Achille Marazza. Ha tradotto diversi poeti nordamericani e scrive per «il manifesto» e «alfabeta2».

*

Antonio Francesco Perozzi vive in provincia di Roma e insegna nella scuola secondaria. I suoi ultimi libri sono Lo spettro visibile (Arcipelago Itaca, 2022), Bottom text (in Poesia contemporanea. Sedicesimo quaderno italiano, Marcos Y Marcos, 2023), Soluzioni per ambienti (Zacinto, 2024), on land (Edizioni Prufrock Spa, 2024), Tranquillità assoluta (Pidgin Edizioni, 2025) e Spore 1 (Dèclic, 2025). Suoi contributi critici e creativi sono apparsi in riviste e antologie. Cura il blog La morte per acqua e il podcast Spara Jurij.

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In copertina: Mondrian, Amaryllis, 1910

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