Di Leonardo Di Giorgio
Per introdurre il protagonista del suo romanzo d’esordio Motorman (Cantoni Editore), David Ohle, scrittore statunitense nato nel 1941, affida l’ingresso in scena al corpo: «All’epoca il petto di Moldenke conteneva due polmoni e un unico cuore. Aveva avuto un’infanzia abbreviata, una quantità di gioventù e spensieratezza modesta»1 . Una sorta di biografia mutilata quella di Motorman, perfettamente in linea con il protagonista della sua storia, Moldenke. In un passato imprecisato, quest’uomo che uomo non è più, aveva due polmoni e un cuore, «da bambino lo avevano tenuto in una casa fatiscente, un edificio pieno di gemiti strutturali, i cui cornicioni si spezzavano con il calore estivo e raccoglievano il ghiaccio invernale» 2 , ora, si domanda il lettore, dove vive Moldenke e quanti cuori può avere in petto?

Moldenke è un Motorman: un uomo il cui corpo è mantenuto in vita da quattro cuori di pecora impiantati chirurgicamente. Vive in un appartamento a Texaco City e il suo unico legame affettivo è il dottor Burnheart, figura che richiama l’immaginario frankensteiniano della rianimazione. Il mondo in cui si muove Moldenke è un’America devastata dal cambiamento climatico e dalla Finta Guerra, un conflitto a cui anche il protagonista ha preso parte in passato. Si tratta di un universo post-apocalittico che risponde a logiche assurde: sorgono soli e lune artificiali, le strade sono tappezzate di jellyman e per attraversare le terre basse è necessario coprirsi la bocca con delle garze.
È un mondo nel quale nemmeno Ohle pensava che avrebbe trascorso così tanto tempo: «Di certo non sono cresciuto con l’intenzione di trascorrere gran parte della mia vita adulta in questo mondo folle che ho creato» 3 . Eppure, l’intera produzione romanzesca dello scrittore — composta da sette romanzi pubblicati tra il 1972 e il 2014 — ruota attorno all’universo moldenkiano.
Motorman venne concepito come tesi di laurea magistrale (Master of Arts) presso l’Università del Kansas. Proprio in quegli anni il progetto cominciò a circolare fuori dall’ambiente accademico: la pubblicazione di un estratto su «Esquire» ne ampliò la visibilità e contribuì in modo decisivo alla sua accettazione da parte di Alfred A. Knopf, che ne avviò l’edizione.
Negli anni Settanta Alfred A. Knopf, pur essendo già stata acquisita da Random House, manteneva una significativa autonomia editoriale come imprint, pubblicando narrativa europea e americana caratterizzata da una certa sperimentazione stilistica. Tuttavia, all’interno del prestigioso catalogo Knopf, Motorman non ottenne un immediato riconoscimento critico e commerciale; divenne un oggetto ambito solo dopo essere andato, rapidamente, fuori stampa.

Nei mesi successivi iniziarono a circolare fotocopie clandestine e il nome di David Ohle si affermò progressivamente nell’underground letterario, rendendo Motorman un cult istantaneo. Quando, a distanza di un solo anno, fu pubblicato Gravity’s Rainbow di Thomas Pynchon, divenne evidente come Ohle, pur condividendo con i postmodernisti l’ibridazione dei generi e una concezione antiteleologica del tempo, non avrebbe conosciuto la stessa fortuna critica e canonica.
Nel 1975 cominciò la sua carriera come insegnante presso l’Università del Texas ad Austin. Sul finire del decennio, in seguito a un incontro accademico, Ohle conobbe William S. Burroughs e il suo assistente James Grauerholz. Quest’ultimo chiese a Ohle di trascrivere alcuni manoscritti del celebre autore della Beat Generation — Queer, The Western Lands e The Cat Inside.
In un’intervista Ohle ha affermato di aver visto Burroughs Sr. almeno una volta a settimana e di essere stato «uno dei portatori della bara al suo funerale» 4 . Burroughs Sr., inoltre, gli affidò il compito di editare l’ultimo romanzo di Billy Burroughs, suo figlio, morto prematuramente in tragiche circostanze. «Ma quando sono tornato nell’Ohio, dove erano conservati i documenti, non c’era nessun romanzo di cui parlare, quindi ho concepito l’idea di fare un memoir, una raccolta dei suoi scritti, delle sue lettere e testimonianze su di lui» 5 .
Leggenda vuole che Ohle sia stato anche il custode del subconscio di Burroughs, trascrivendone i sogni. Forse la vena immaginifica di Ohle, così vicina a quella di Burroughs, prosperò insieme a questo materiale onirico, pescato dalla mente di Burroughs come Tristan Tzara estraeva da un cappello parole scritte su foglietti, secondo la tecnica del cut-up.
La fortuna editoriale, però, continuò a non assistere Ohle: il suo secondo romanzo – e sequel spirituale di Motorman – The age of Sinatra venne pubblicato solo nel 2004 dalla casa editrice Soft Skull: «Non riuscii a trovare un editore» disse, «e non perché non ci provai» 6 . Prima del 2004, tuttavia, le rare copie di Motorman venivano vendute online a non meno di 100 sterline l’una. Durante una delle letture dal vivo tratte da Motorman, Ohle si accorse che parte del pubblico, impossibilitata ad acquistare il libro, possedeva edizioni fotocopiate della sua opera. In Italia L’era di Sinatra venne pubblicato nel 2007 da ISBN Edizioni, precedendo di un anno la pubblicazione di Motorman. Entrambi i titoli andarono poi fuori catalogo, complice il fallimento della casa editrice nel 2015. Nel 2026 Cantoni Editore riporta infine in libreria Motorman, arricchito da un’intervista all’autore David Ohle.

Come si legge nell’intervista in questione, è davvero complesso, oltre che inutile, circoscrivere Motorman a un genere specifico: l’ambientazione distopica e la satira politica potrebbero avvicinarlo alla speculative fiction di Dick, così come il surrealismo e le situazioni grottesche a Leonora Carrington; i complotti a Thomas Pynchon; i dialoghi equivoci e a senso unico – di cui il romanzo è permeato – al teatro di Beckett (lo stesso Burroughs aveva definito Ohle «an American Beckett» 7). Motorman è però anche vicino al cinema di Lynch: le strane telefonate che Moldenke riceve in continuazione e il senso di controllo perenne lo avvicinano a certe atmosfere noir di Lost Highway e Blue Velvet. Allo stesso modo, Motorman è anche un’opera, in un certo senso, videoludica: David Ohle lavora per ellissi e sintesi, per cui è il lettore a dover colmare gli spazi bianchi della narrazione, comprendendo — insieme all’ignaro Moldenke — il mondo che lo circonda. Ohle stesso afferma che «ciò che mi attrae ripetutamente in questo paesaggio onirico è probabilmente molto simile a ciò che attrae un giocatore nel suo mondo di gioco. È un luogo oscuro dove può succedere di tutto, ma sei tu ad avere il controllo su ciò che accade» 8. Il mondo di Motorman è più visivo che psicologico e Ohle lavora più come un regista che come uno scrittore. Nonostante ciò, è difficile immaginare un regista talmente coraggioso da poter trasporre un’opera così complessa e frammentaria; è impossibile anche immaginare Motorman come qualcosa di diverso da un romanzo. Forse è proprio questa — l’impossibilità di tradurlo in un altro medium — la più grande sfortuna di Ohle. Ben Marcus, nell’introduzione di questo romanzo per la nuova edizione del 2008 firmata Calamari Press, suggerisce che «se Motorman non fosse stato pubblicato, ma mostrato invece in una galleria d’arte, magari pagina per pagina incollato alle pareti, il suo prestigio e il suo valore non sarebbero in discussione, e Ohle sarebbe oggi considerato un fondamentale artista concettuale degli anni Settanta, simile a qualcuno che avesse costruito un cannone comportamentale in compensato curvato capace di bersagliare i passanti con una delle sette emozioni principali, ciascuna dotata di un retro in pelliccia e di una serie di denti funzionanti» 9 .
Nonostante le sue premesse sperimentali e frammentarie, Motorman è tutto fuorché un libro incomprensibile; anzi, la narrazione segue due binari alternati: il presente e il passato di Moldenke. Nel presente il protagonista è un uomo in fuga che tenta di raggiungere la campagna dove vivono Burnheart e Eagleman; nel passato, invece, viene ripercorsa a frammenti la storia di Moldenke, e il suo scambio epistolare con una donna, Roberta Cock. La forza di Motorman è l’estrema creatività immaginifica di Ohle, la capacità di dare vita a un mondo assurdo perfettamente ragionato, in cui tuttavia il punto centrale non è la distopia (seppur interessante e ricca di metafore sull’autoritarismo), bensì l’atmosfera. In Motorman l’immaginario non è solo una geniale e minuziosa costruzione di un mondo che risponde a regole tutte sue, ma è soprattutto atmosfera, identità. Il romanzo, con la sua narrazione spesso orizzontale, riesce a bilanciare perfettamente il clima da teatro dell’assurdo, rendendo il viaggio del lettore-protagonista incerto, ma mai privo di una direzione.
La strada, però, è labirintica: in copertina l’opera di Michela Martello rimanda alla corporalità, al misticismo e al labirinto di Cnosso; in esergo Escher suggerisce che potremmo costruire le nostre abitazioni impilando tetraedri alternati a ottaedri, così da garantire ai platelminti di vivere in questo edificio-acqua. Ma forse Motorman è piuttosto un canale di scolo tortuoso e violento, in cui scorrono, per riproduzioni, immagini filmiche, videoludiche, drammaturgiche e romanzesche di un mondo distopico, postumano, cronenberghiano, grottesco, psicotico, postmoderno, visionario, allucinato, ansiogeno — altri aggettivi, forse incomprensibili, potrebbero continuare ad accumularsi in questo scolo, e aiuterebbero a descrivere immagini di un mondo in cui tori di legno eiaculano sacchetti di plastica pieni di sperma, l’ultimo uomo nero vivo a Texaco City si chiama Roosevelt Teiera e gli esseri umani, all’occorrenza, fanno uso di vagine artificiali. E hanno un’anima, o almeno provano a ritrovarla.
Note
1 David Ohle, Motorman, Cantoni Editore, Verona 2025, cap. 1.
2 Ivi.
3 Rod Smith, «Absolutely fabulist. Cult author David Ohle elaborateson his insane universe», TimeOut New York, 10 luglio 2008, https://web.archive.org/web/20130520203420/http://www.timeout.com/newyork/books/absolutely-fabulist, traduzione mia.
4 Savannah Schroll-Guz, «Motorman meets the son of naked lunch. An interview with david Ohle on William Burroughs, JR.», Hobartpulp, 1 settembre 2006, https://www.hobartpulp.com/web_features/motorman-meets-the-son-of-naked-lunch-nbsp-an-interview-with-david-ohle-on-william-burroughs-jr, traduzione mia.
5 Ivi.
6 Rod Smith, «Absolutely fabulist. Cult author David Ohle elaborateson his insane universe», cit, traduzione mia.
7 Michael Agresta, «Laughter and forgettings», Texas Observer, 18 febbraio 2005,
https://www.texasobserver.org/1886-laughter-and-forgettings/.
8 JA Tyler, «David Ohle», BOMB Magazine, 10 luglio 2014, https://bombmagazine.org/articles/2014/07/10/david-ohle/, traduzione mia.
9 Ben Marcus, introduzione a Motorman di David Ohle, Calamari Press, 2008, traduzione mia.
In copertina: Dangerous Labyrinth di Michela Martello

