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Nel dettaglio dell’infinitamente piccolo: Wing, Matthew Francis

Testo e traduzioni
a cura di Auro Michele Perego

 

 

Echi di paesaggi costieri del Galles e della Cornovaglia, gli sguardi pionieristici a scorgere il mondo dell’infinitamente piccolo di Robert Hooke attraverso le lenti di un microscopio, atmosfere bucoliche costellate di simbiosi nei regni vegetali e animali.
Queste, forse, le forme guida di Wing (Ala in italiano) una raccolta di poesie di Matthew Francis apparsa in inglese nel 2020 per l’editore Faber. Francis è Professore Emerito di Scrittura Creativa presso la Aberystwyth University, nel Galles; curatore di scritti poetici del poeta scozzese W.S. Graham e autore di diversi libri di poesia in lingua inglese, nonché di due romanzi. Se si escludono un paio di sporadiche apparizioni – Mandeville (Exòrma, 2010), e una poesia apparsa su di una rivista ben più di dieci anni fa – questa potente voce poetica del mondo anglofono rimane ancora pressoché sconosciuta al pubblico italiano.

 



Wing si materializza per me con serendipità azzurra in un pomeriggio d’inizio aprile, cercando un rifugio per la mente in una piccola libreria di Aberystwyth dopo il primo ingresso tra le onde dell’Oceano Atlantico dell’anno 2023.
Forse un velo di Wabi – concetto dell’estetica giapponese probabilmente intraducibile e significante una certa sobrietà e semplicità – avvolge l’intera opera, e non solo per un tributo a Bāsho in forma di haiku a simboleggiare l’incontro tra un corvo ed una rana. Francis si esprime mediante una poetica delle piccole cose – la macchina da scrivere, la casa di campagna, le formiche –, e di eventi apparentemente semplici – le ali di una mosca che al vibrare rimandano ad una corda di viola, il repentino risveglio del poeta gallese Dafydd ap Gwilym al suono di una campana che scandisce il trascorrere del tempo nel XIV secolo. Ma, attraverso un’apparente semplicità, si lasciano scorgere e suggerire spazi materiali e interiori profondi.
Wing è un volare frutto dell’immersione. La ricerca della psilocibina nei funghi magici – Liberty Caps –, si mischia con i muschi, roseti, ricche varietà di mele, l’oceano con i suoi pesci, la tragedia di un amico morto in volo, l’anatomia di un’ape. Frequenti sono le poesie centrate su di un dialogo figurato e simbiotico tra coppie: ghiaia-sabbia, corvo-rana, pulce-pidocchio, muschio-muffa, piuma-squama di pesce… quasi a voler richiamare un’ineludibile interazione non solo tra gli esseri umani bensì anche all’interno del regno animale, vegetale e minerale.
Wing contiene trentasei poesie. Mirabile è Micrographia, una delle tre sezioni che compongono Wing – le altre sono Freefall (Caduta libera), e Canticles (Cantici).
Micrographia è un insolito omaggio ad un esploratore della natura dal multiforme ingegno, Robert Hooke, che intitolò così un suo celebre libro del 1665 in cui descrisse e raffigurò con mirabili disegni i paesaggi invisibili ad occhio nudo e appena scoperti attraverso il microscopio. Prima assistente del fisico Robert Boyle impegnato con la termodinamica, i gas e la creazione del vuoto in laboratorio, poi esperto di ottica e osservatore della materia biologica al microscopio – si deve a lui l’invenzione del termine cellula – scopritore della legge fondamentale dell’elasticità nei materiali, astronomo, architetto e Fellow of the Royal Society. In un viaggio ispirato al lavoro di Hooke, Francis immagina lo scienziato che con il suo microscopio getta luce su di un universo materiale immediatamente prossimo a noi ma solitamente invisibile.
Ciò che positivamente sorprende della poetica di Francis è che l’assorbirsi nel dettaglio dell’infinitamente piccolo non intrappola chi legge nelle angustie della maggiore densità di materia. Tutt’altro, libera. Allo sguardo penetrante in ciò che è minuto si spalancano orizzonti aperti, ariosi, quasi a ritrovare gli spazi oceanici delle coste britanniche. Tra i grani di sabbia, preziose pietruzze magnificate rimandano alle Indie, un paesaggio di cristalli e simmetrie si spalanca allo sguardo dei fiocchi di neve, l’universo muschiato si apre ai confini della marcescenza e delle muffe.
Wing si situa all’incrocio tra forme bucoliche e paesaggistiche, e la dedicata attenzione verso il particolare. Con un linguaggio vivido e luminoso Francis abbraccia la natura in modo autentico ma mai pretenzioso, quasi a significare che mettiamo le ali e sperimentiamo il volo e l’elevazione solo quando ci immergiamo profondamente in qualcosa.


Di seguito sono riportate per la prima volta in italiano le traduzioni di tre poesie tratte
da Wing.

 

Un sogno della Cornovaglia
In memoria di W. S. Graham

1
Ora davanti a noi c’è solo il mare,
un menisco di blu, non graffiato dalle onde.
Sento che stiamo andando dentro ad un occhio.
A volte un vitreo punto lampeggiante che vi scivola attraverso
mi spinge a chiedermi se quell’occhio non sia il mio.

2
Nell’alcova sotto la scogliera
laddove le foglie a forma di orecchie
di linci, elefanti, asini,

crescono con profusione come in un’opera di Max Ernst,
sudiamo nel vapore della serra
che puzza d’aglio selvatico.

3
A Ovest di Zennor, digitali e kniphofie
sono incandescenti nella pioggia. La terra si fa emaciata.
I campi sono recinti di pietra per una mucca sola.
Un autobus serpeggia lungo le stradine verso di noi.
Possiamo vedere ovunque, come se stessimo volando.

4
Sto in piedi nella capanna di vedetta
dove gli uomini attendevano il bagliore
che significava che i pesci stavano tornando,
e vedo il banco liquefatto
che sputa e guizza dalla superficie.
Non vi è nessuno a cui urlare.

5
Un uomo sta scrivendo qualcosa a macchina in un cottage
alla luce di una lampada ad olio di sardina.
Cerco di leggere da sopra la sua spalla,
ma la pagina è tutta consonanti e obelischi,
ed io sono miglia lontano nella mia infanzia.

6
Il mare non è ancora scuro,
una stoffa lavata distesa sopra
la terra color mogano,
mentre le candele dei fari
sventolano il loro giallo. Stasera
ceneremo nell’oceano.

 

 

Sabbia, Ghiaia

 

Il pacco si dimostrò essere pieno di sabbia,
come se il mio amico mi avesse inviato in regalo un’ora di tempo
senza il vetro di clessidra per contenerla.

Tastai la morbida duna sulla mia scrivania.
Non era la melma secca dell’estuario o le briciole
delle scogliere di Alum Bay al tramonto,

bensì le Indie Orientali macinate in polvere.
Ingrandite, vi si trovavano zaffiri, smeraldi e rubini,
pezzi come blocchi di cristallo,

ruzzolati in giro come in una cava,
alcuni informi, altri geometrici. Io vidi prismi,
coni, piramidi, ovali, sfere,

una spirale di bianco che mi continuava a sfuggire
quando distoglievo lo sguardo dalla lente. La ritrovavo di nuovo, la spazzavo
via con uno spillo.

Aveva la dimensione di un grano di farina
ma contai dodici giri sulla spirale di gesso della conchiglia:
un minuscolo mollusco visse qui,

una residenza intagliata in un granello di polvere.
La parte più piccola del mondo è più grande di quanto avevamo immaginato,
così come il mondo nella sua interezza…

Pensavo mentre usavo il mio vaso da notte.
Quando ebbi stillato l’ultima goccia del mio fuoco umido, una cucchiaiata
di ghiaia giaceva sul fondo.

Anche questa, io esaminai ammirando
i suoi strati di mica, gli scintillanti spigoli
di romboidi e rettangoli.

 

Muschio, Muffa

Ingrandisco il verde dei muri, il cuscino di pelliccia
che scurisce il prato e rende morbido il sedile da giardino.
Cespugliosi germogli crescono da una radice pelosa di pastinaca,
sulla loro punta scatole rigide che taglio con il mio coltello

per trovarle ripiene di sostanza cotonosa.
Una seconda scatola lì dentro che
è piena di una polvere bianca.

Il muschio cresce da questa polvere
o nasce spontaneamente

dall’umidità e dalla muffa?

Mattoni, legno, ossa, cuoio, persino le pietre si decompongono. Il muschio alloggia
nei loro anfratti e nelle loro parti morbide. Non dirò nulla
di come l’ho visto arredare il teschio di un uomo morto,
il ruvido osso ora tanto accogliente quanto la corteccia.

Le cose dimenticano ciò che erano e diventano
ciò di cui sono fatte. Pioggia, aria, pacciame,
nutrono questo primo ed ultimo verde,

ora aperto come un orologio
così che io ne possa sbirciare

le viventi ruote e le molle.

Una fradicia foresta di libri: la puoi annusare crescere.
La muffa sta fiorendo su questo, macchie pelose
di bianca crescita tastando la copertina di pelle di pecora.
L’animale che essa fu una volta è malato.

Ingrandito, il bianco è funghi, sottili gambi
piegati dal peso delle loro teste rotonde,
alcuni giovani e lisci, altri che stanno invecchiando,

le teste strappate a brandelli
mentre le piante maturano

il loro raccolto di fetore.

Estate. Le rose procedono con la loro profumata attività,
ma io sto guardando le foglie, secche nella calura
e chiazzate di macchie gialle, i lati inferiori
incrostati di collinette fatte di una sostanza gommosa.

Da questi letti ambrati crescono steli
ciascuno con una capsula nera all’estremità
come per semi invisibili.

Se così fosse, essi sono tanto piccoli
che diecimila di loro non

farebbero questo punto.

 


Copyright di Matthew Francis. Pubblicazione di Faber and Faber Ltd. Tutti i diritti
riservati. Questo testo non è soggetto ad una licenza di tipo CC BY NC ND.


In copertina: TTOZOI, Senza titolo, 2018, muffe naturali e pigmenti su juta, cm 190×190

Una replica a “Nel dettaglio dell’infinitamente piccolo: Wing, Matthew Francis”

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