Tutti i nostri corpi: Georgi Gospodinov (a cura di Giulia Bocchio)

Viene dalla poesia, la prosa di Georgi Gospodinov, autore classe 1968, oggi considerato lo scrittore vivente più importante e originale della Bulgaria.
Originale, lo è certamente, per la maniera raffinata e tagliente con la quale gioca con il linguaggio. Una raffinatezza, la sua, apparentemente naturale, in stile impressionista quasi, ma che a una lettura più attenta, però, rivela uno studio ai limiti della meditazione, che irradia ogni aspetto dell’interiotà impalpabile del vivere e dell’esistere.
Ogni frase potrebbe essere tradotta in una domanda dalle risposte più varie, vaghe e cocenti. Avrebbe un senso.
C’è chi lo accosta a Milan Kundera, per questo magnetismo nei confronti del mondo interiore e dei vari modi per potersi perdere all’interno dello stesso, chi invece rivede in Gospodinov, Friedrich Dürrenmat, non solo per il Minotauro, ma anche per una certa velocità-rallentata della scrittura. Personalmente propendo per il secondo accostamento. 
La panne
  o La morte della Pizia di Dürrenmat, ad esempio, potrebbero rientrare benissimo nella raccolta Tutti i nostri corpi (Voland), per diventare a pieno titolo il centoquattresimo e il centocinquesimo  racconto. Mimetismo discreto.
Questa raccolta di storie superbrevi non è il testo di riferimento per conoscere un autore come Gospodinov, vengono certamente prima Fisica della malinconia (Voland) finalista nel 2014del Premio Von Rezzori e del Premio Strega Europeo –  e , in generale, Cronorifugio (Voland) con il quale lo Strega Europeo l’ha vinto, nel 2020.
Tuttavia la raccolta Tutti i nostri corpi, è essenziale (non solo in termini di lunghezza dei racconti) per riflettere sulle assurdità del mondo, sulla banalità di un problema quando lo guardi con gli occhi di qualcun altro, le angherie quasi risibili che la modernità ci sferra.
Qui non c’è onirismo, c’è insonnia lacrimante. Di chi si sforza a tenere gli occhi aperti per poter comprendere sino a che punto siamo semplici esseri mortali, condannati al relativismo delle cose, con una concezione mai risolta del tempo, un pò come succede al moscerino del vino, che vive un giorno solo, o alla tartaruga delle Galápagos, che può viverne cento di anni: la percezione ritmica dell’esistere è un flusso che ha caratteristiche sfuggenti, ma non per quel che riguarda il finale, beh quello è un pò una condanna per tutti.
Sono spigoli le riflessioni di questi brevi testi,  e quello più appuntito e leale è certamente questo :

Preterintenzionale

Ovvio che ogni nascita è un omicidio con la data differita nel tempo. Il grilletto è premuto, una pallottola silenziosa vola verso di te e un giorno ti raggiungerà. I sospettati dell’omicidio ti prendono in braccio e sono felici e tu ti dimeni e piangi.
Mamma, papà, siete stati voi…


A cura di Giulia Bocchio

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