Stephen King, Guns. Contro le armi (rec. di Giuseppe Ceddia)

Stephen King, Guns
Stephen King, Guns. Contro le armi
Marotta & Cafiero 2021
NEL PAMPHLET DI STEPHEN KING TUTTA L’OSSESSIONE AMERICANA PER LE ARMI DA FUOCO

GUNS è un piccolo pamphlet scritto da Stephen King nel 2012, dopo la strage alla Sandy Hook Elementary School, dove morirono 20 bambini. È stato tradotto ora in italiano da Ercole Leo per i tipi della piccola casa editrice campana Marotta&Cafiero. Il breve testo è una lucidissima disamina, firmata da un autore che bisogno di presentazioni non ne ha, riguardante la questione americana del malato rapporto con le armi.
Appare quasi paradossale che sia un maestro della letteratura di genere, horror soprattutto, a schierarsi così apertamente e coraggiosamente contro la violenza tout court ma soprattutto contro la medesima derivante dalla mala gestazione del possesso di armi da fuoco. Non a caso King rammenta in più occasioni i ‘problemi’ che gli sono derivati dalla pubblicazione di un romanzo (uno di quelli firmati con lo pseudonimo di Richard Bachman), iniziato a scrivere nel 1966 ma pubblicato soltanto nel 1977, ovvero Ossessione (Rage), storia dell’alunno Charlie Decker il quale, recuperata una pistola dal suo armadietto scolastico, riesce a prendere in ostaggio quasi un’intera classe con tanto di corpo insegnanti annesso, senza evitare nemmeno qualche bella uccisione; insomma, non si lascia sfuggire nulla il caro Charlie Decker.
King deciderà di ritirare il romanzo e poi di bloccarne la stampa, in quanto stava diventando pericolosamente una sorta di Bibbia per ragazzini fuori di testa e in odor di vendicatori del malessere sociale; una copia del romanzo – tanto per citare un caso – fu trovata nell’armadietto di Michael Carneal, che sparò a tre studenti il 1º dicembre 1997 a West Paducah nel Kentucky.
All’interno del volumetto vi sono numerose infografiche della Brady Campaign to Prevent Gun Violence. Quanti devono morire prima che si possano abbandonare questi giocattoli pericolosi? È un po’ il fil rouge del volume, non l’unico sia chiaro, King in modalità lucida e pungente si chiede e ci chiede quanto sia vero l’alibi che giustifica l’utilizzo elefantiaco delle armi da fuoco, col fatto che la società americana sia violenta alla radice. Una teoria che l’autore tende a smentire, piuttosto chiedendosi quale sia il reale influsso dei mass media su dei giovani completamente a corto di ideali e guide spirituali.
Ma scriviamolo pure qualche dato, presente all’interno del volume, magari non tutti sanno che in America ogni sedici ore una donna viene uccisa con un colpo di arma da fuoco dal suo compagno attuale o persino da uno precedente, oppure che ogni giorno, otto (fra bambini e ragazzi), vengono colpiti per sbaglio dalle armi da fuoco presenti in famiglia.
Sono dati che definire allarmanti, drammatici, persino surreali a tratti, è poco, in quanto ancora assai distanti dalla realtà vera e tangibile, una realtà che pare essere fuoriuscita dalla mente di qualche deviato inventore di videogames tutti sangue e violenza.
Una realtà, oserei aggiungere, che supera persino le geniali invenzioni alla base di molti romanzi dello stesso Stephen King, ma appunto, un conto è l’invenzione, un altro la vita vera nella quale, volente o nolente, noi tutti siamo costretti a esistere (o meglio, a morire, visto il suddetto contesto).
Il topos del soggetto fuori di testa che impazzisce, si arma fino ai denti, diventa una sorta di giustiziere della notte al contrario (nel senso che non sceglie le sue vittime tenendo fede a un codice, da Charles Bronson a Dexter), si trasforma in luogo comune nel momento in cui viene scardinato il concetto di fiction e la realtà supera l’immaginazione creativa dello scrittore, relegandoci nell’angolino buio della presa di coscienza.
Una società come quella americana può davvero essere violenta a prescindere? O piuttosto la violenza nasce perché viene inconsciamente e non, nutrita dalla possibilità di acquistare un’arma da fuoco come noi acquistiamo un pacco di caramelle o di sigarette? Questo è il punto. Cosa diventeremmo se avessimo la possibilità di tradurre ogni nostro più recondito, osceno, violento pensiero in realtà, scendendo pochi scalini dal nostro appartamento per raggiungere il più vicino rivenditore di armi da fuoco?
Gli enti che controllano la distribuzione delle armi da fuoco fanno orecchie da mercante, badano ai propri interessi, preferiscono credere esclusivamente all’imperfezione dell’uomo che lo porta a sfociare nella violenza bestiale, non invece al fatto che se metti lo zuccherino sotto il naso del cavallo, quello se lo pappa.
Terra di opportunità e opportunisti l’America, terra di libertà e di false promesse, ossimorica creazione di un dio malato e trafitto dalla sua stessa grandezza. Leggetelo questo libretto, King non è solo un enorme romanziere ma anche un lucidissimo destrutturatore della società in cui vive.

© Giuseppe Ceddia

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