Incanto errante – Paola Casulli

 

 

 

 

E poi è di nuovo sabato.
Le nostre scapole ricordano i punti oscuri,
quel modo arbitrario di essere felici e tuttavia
è così poco lungimirante il tuo viso quando sorridi e fai brillare gli occhi in quell’angolo del letto dove fiorisce l’oleandro.
Adesso tu che siedi come chi siede sotto un albero a chiedermi un ritratto.
Io non faccio domande.
Sei così bello
è meglio che io non veda
è meglio che io non veda niente.

 

*

Ogni tanto, nel sonno, mi sveglio.
Resto lì, fermo e assorto.
Vita semplice.
Vita tra mura bianche di chiesa, questa mia casa sicura. Poi mi volto di lato. Vedo lei. Vedo la metà dei vivi
e malgrado l’implacabile lunghezza della notte
sento la quiete dell’esule.
L’ardente battaglia volgere alla fine.
Resta quel breve istante in cui il profilo della mia anima versa luce nei miei occhi
e tutto ha un celestiale ritorno.

*

Resta un tempo
favorito nel vivere.
Ciò che commuove e si ripete
come fiore sulla primordiale duna.
Sulla spiaggia cordiale.
Quell’onda piena e fresca di un conflitto risolto. Di un concerto
sotto le volte di una chiesa disabitata. Ecco, resta un’ultima nota
senza disagio.
E si cammina nel mondo
come acqua che muore di pianto.

 

*

Sapevamo di essere nella stessa vita

a bassa voce come crocifissi appesi al muro.

Quasi dispiaciuti, volgendo lo sguardo altrove.
Così mai più visti.
Colti da quella strana euforia del dolore.
A dirci mille volte preghiere.

A farci dei vestiti addosso bianchi fiori.

Compiuti nell’imperfetta bellezza delle cose familiari.

Un rapimento la vasta luce diamante

che pare sangue di un nuovo toccare.

*

Così somiglia il tuo volto al mio

e ci resta una cosa sola, la somiglianza spoglia di ogni cautela
dietro la carne dischiusa di un garbo.
Così tu per me
la devozione di patrie piene di ritorni.
E ti scrivo mille apparizioni di nuovi mondi vaghi di storie.
Così somiglia il mio viso al tuo
labbra che cercano labbra
senza avere più tempo per salvarci.

*

Ho suole piene di spiriti inquieti.

Poche rivelazioni. Parole
che non hanno lettere ma scalpi
tenuti insieme da poche virgole. Un solo punto. Ci sono errori senza dimora nel verticale azzurro
che di altri non vive se non di me.

Spogliata dei miei polsi, avvolta ai tuoi,
nell’esatto minuto di un battito.

 

*

Fu lei per prima

a chiudere le persiane con geometrica precisione.

Impedire alle lame di luce di amplificare il non voluto.

Certe mattine hanno odore di resina

secca

pungente come un campo tosato.
Fili d’erba, in ordine sul pavimento,
in avvizzito splendore.

 

 

Paola Casulli, giornalista, fotografa e poetessa, nasce a Ischia ma vive da un anno tra le colline del Monferrato. Tre volte menzionata al premio Montano per poesie inedite e raccolta inedita, pubblica cinque raccolte di poesia. L’ultima raccolta, “Sartie, lune ed altri bastimenti” è in uscita presso la casa editrice, La vita felice.

In preparazione Una raccolta di racconti.

Organizza eventi culturali presso biblioteche, librerie e circoli culturali. Diffonde il suo “Sognatore Poetico”, laboratorio sul sogno e poesia, in tutta Italia. Avviato anche il progetto della prima rassegna di fotografia e arti sul viaggio, Shoot for the Moon, la mostra collettiva che vedrà la realizzazione nella primavera 2018 in Monferrato.

Appassionata di viaggi, il suo blog, http://www.incantoerrante.com, raccoglie fotografie e reportage di viaggio in tutto il mondo.

 

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