Su “Mobili e altre minuzie” di Leila Falà

di Sergio Rotino 

mobili-poetarum

È un piccolo, intenso gioiello di misunderstandings, quello che Leila Falà, anconetana da sempre residente a Bologna, ha creato in Mobili e altre minuzie. Questo continuo gioco di fraintendimenti si potrebbe definire come l’asse principale della silloge, risultata vincitrice all’ottava edizione del premio internazionale di poesia femminile “Elsa Buiese” organizzato dal comitato friulano DARS – Donna Arte Ricerca Sperimentazione, con il sostegno del Comune di Martignacco e il Patrocinio della Provincia di Udine.
Certo, dentro i testi fanno da padrone le ansie, le malinconie e anche i dolori che la vita pone (e chiede di risolvere) all’universo femminile. Ed è certo che ogni elemento viene rappresentato attraverso un uso della parola la cui superficie – ma solo in superficie – si offre come dato ironico e leggero.
Basta però guardare dietro i mobili del titolo – presenze mute, capaci di generare una certa inquietudine, basta guardare la polvere che si deposita sotto i tappeti, basta infine osservare la figura dell’altro, soprattutto la rappresentazione del maschile che vi fa capolino – per ritrovarsi in un universo distante dall’impalpabilità sorridente del “niente mi provoca dolore”. Inoltre, a volte sembra quasi che il suggerimento a guardare dietro sia uno spingere a guardare l’interno dei mobili, a decrittarne le interiora: aprendo un varco fra gli oggetti che vi sono contenuti, si giunge a quel nodo di angoscia dove il reale accusa il suo essere nastro trasportatore (e trasposizione) del disagio quotidiano.
È proprio qui, grazie a una forma di ambiguità che permette il ribaltamento delle prospettive, che il lettore viene spiazzato e messo fuori asse dopo essere stato cullato da versi fintamente anòdini.
Cosa accade allora nei testi che compongono Mobili e altre minuzie? Che dietro la quotidianità degli oggetti, dietro il vissuto anch’esso quotidiano interpretato al femminile – entrambi leggibilissimi nel loro sapore agrodolce – appaia l’orrore della verità. E che essa si presenti sempre, maledettamente simile a un puzzle incompleto di cui si possiedono «gruppi di tessere qua e là/con forme, ma non si lega niente».

 

Abat-jour


Quando
a colloquio col sonno mi spoglio
scappano dai ripari diurni del corpo

penzolano su l’abat-jour in attesa
sul colle dei libri non letti
sui colloqui virtuali
di cellulari in riposo
parole volatili o solo ali
dette lette ascoltate rubate
a bocche distratte
e insegne loquaci.

Attendono come passeri sul filo
che la luce si spenga.
E vanno a infilarsi rimescolate nei sogni
a spiegare i significati della mia irrequietezza
il senso dei gesti non fatti.

Mi sospingono fino a depositarmi
verso minuscole verità della vita.

Laundrette


Tra lavatrice a gettone e asciugatrice
con ombra di lato
incastonato se ne sta precario
su uno sgabello e fiducioso
nel secco del negozio con i neon
come un diamante selvatico
il mio uomo
nel suo nuovo look da scapolo
perfettamente uguale a prima
e pure così diverso
che non appare solo
ha proprio quella faccia da libertà
che però gli adoro.


Puzzle


Quando poi sei diventato grande
tu pensi che ora che sei in fondo
il tuo puzzle dovrebbe avere la sua forma
che ormai dovrebbe comparire il disegno
di te con la tua vita amici e amori affianco
un affresco composito complesso
di serenità.
O di certezze almeno.

Invece ora tutto si confonde
ho gruppi di tessere qua e là
con forme, ma non si lega niente.
Tanta gente
ma accanto a me nessuno.
Tra un pezzo e un altro un buco
che non so quando si è formato.
Né se ci sia sempre stato.
Tra tutte queste tessere
buttate dappertutto
la mia figura infine non compare.

L’altro giorno ho trovato
un pezzo con un occhio.
Mi guardava.
Ma non era neanche il mio
era un ricordo e basta
e non di un fatto ma
di un film soltanto
o di uno spot pubblicitario
forse.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...