A proposito di Brexit e storia: Carl Schmitt

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(Ieri sembra essere stato un giorno epocale. Il Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, con un referendum popolare, ha deciso di uscire dall’Unione Europea. L’evento ha gettato nel panico il mondo intero a partire dai mercati internazionali. Questo post cerca di inquadrare storicamente l’evento basandosi sull’analisi di uno dei più grandi filosofi politici e giuristi del Novecento. La storia del rapporto tra l’Inghilterra e l’Europa è una storia tormentata a partire dalal Guerra dei Cent’anni. In tale prospettiva l’Inghilterra nell’Unione Europea è stata sempre un ibrido e la sua presenza era un effetto del dramma della Seconda guerra mondiale, questo effetto evidentemente è terminato. Il futuro è incognito, gettando uno sguardo al passato forse si potranno cogliere dei possibili scenari per l’Inghilterra – se si riprenderà il suo destino o si condannerà al declino – e per l’Unione Europea. [F.F.])

Le imprese di navigazione oceanica degli inglesi iniziarono relativamente tardi e con lentezza […] Ciò nonostante, alla fine furono gli inglesi a imporsi, sconfiggendo ogni rivale e ottenendo un dominio sul mondo costruito sul dominio degli oceani […] L’Inghilterra diventò così l’erede, l’erede universale del grande risveglio dei popoli europei […] Qui siamo di fronte a un caso essenzialmente unico. La sua peculiarità, la sua unicità consistono nel fatto che l’Inghilterra compì una trasformazione elementare in un momento storico e in un modo del tutto differenti da quelli delle precedenti potenze marittime, trasferendo cioè veramente la sua esistenza dalla terra all’elemento del mare. (Terra e mare. cap. IX, L’Inghilterra erede delle imprese marinare europee, pag. 53-56. Adelphi, 2002)

Carl-Schmitt

Carl Schmitt – il giornale.it

Mentre dal lato terrestre degli eventi storici si realizzava un’immane conquista di terra, in mare si compì l’altra, non meno importante metà della nuova spartizione del nostro pianeta. Questa avvenne con la conquista britannica del mare […] Con essa è stabilita la linea fondamentale del primo ordinamento spaziale planetario, la cui essenza risiede nella separazione tra terra e mare. La terraferma appartiene a una mezza dozzina di Stati sovrani, mentre il mare appartiene a tutti o a nessuno o in definitiva soltanto a uno: l’Inghilterra […] È questa la legge fondamentale, il nomos della terra in quell’epoca. (Terra e mare. cap. XVI, Conquista britannica del mare e separazione fra terra e mare, pag. 88. Adelphi, 2002)

La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri contro le potenze marittime. (Terra e mare. cap. III, La terra contro il mare, pag. 18. Adelphi, 2002)

Ma è proprio in questi cento anni (1588 – 1688) che l’isola d’Inghilterra si è staccata dal continente europeo ed ha realizzato il passaggio dalla tradizionale esistenza legata alla terra ad una marittima. Divenne così la metropoli di un impero d’oltremare, e perfino il luogo d’origine della rivoluzione industriale, senza passare attraverso la strettoia della statualità continentale; fu per iniziativa di pirati e filibustieri, poi di compagnie di commercio, che essa si inserì nell’impresa di conquista delle terre del nuovo mondo, e su queste basi portò a compimento la conquista dei mari di tutto il globo. (Amleto o Ecuba. Excursus II. Sul carattere barbarico del dramma shakespeariano. A proposito del “Dramma barocco tedesco” di Walter Benjamin; pag.115. Il Mulino,1983)

In seguito allo sviluppo moderno, l’Inghilterra stessa è diventata troppo piccola, e quindi non è più isola nel senso inteso finora. Sono piuttosto gli Stati Uniti d’America la vera isola contemporanea.(…) Ora, il carattere insulare degli Stati Uniti dovrebbe garantire la salvaguardia e la prosecuzione del dominio sul mare su base più ampia. L’America sarebbe, insomma, l’isola maggiore che perpetuerebbe la conquista britannica del mare angloamericano sul mondo intero. (Terra e mare. Cap. XIX. L’ “isola maggiore” di Mahan; pag.104)

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Carl Schmitt (Plettenberg, 11 luglio 1888 – Plettenberg, 7 aprile 1985) è stato un giurista e filosofo politico tedesco.

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