Babbo Bastardo (un Babbo Natale politicamente scorretto) di Nicolò Barison

Bad_Santa

“Cosa farai quest’anno?”
“Niente fino a marzo, poi il coniglietto di Pasqua.”

 

Presentato Fuori Concorso al Festival di Cannes 2004, prodotto dai fratelli Coen e diretto dal talentuoso regista indie Terry Zwigoff (già autore della bella commedia Ghost World con Thora Birch), Babbo Bastardo (in  originale Bad Santa), è la storia di Willie (Billy Bob Thornton), che sbarca il lunario mascherandosi da Babbo Natale nei grandi magazzini durante le festività, dove, come direbbe lo stesso Willie, è costretto ad ascoltare i desideri di una sfilza di marmocchi mocciosi e petulanti. Il suo partner si chiama Marcus (Tony Cox), ed è un nano di colore che si traveste da folletto, in arte “piccolo aiutante di Babbo Natale”. I due, in realtà, sono dei truffatori e usano questo escamotage per derubare i luoghi in cui lavorano.

Stufi dei classici film di Natale per bambini dove tutti sono felici e spensierati, i cattivi diventano buoni e l’importanza dello spirito natalizio vince sempre? Bene, se siete alla ricerca di un qualcosa di natalizio, ma che al tempo stesso ne demolisca l’essenza, allora questa è la pellicola che fa per voi. Acido e senza mezze misure, pieno di alcool, sesso, immoralità e maleducazione, Babbo Bastardo rappresenta un’opera atipica e unica nel suo genere, una riflessione adulta e politicamente scorretta sul Natale, se vogliamo scomoda ai più, dato che l’obiettivo dichiarato è proprio quello di demolire sotto tutti i punti di vista lo spirito natalizio. Grande merito della riuscitissima operazione è dovuto a un Billy Bob Thornton in stato di grazia, supportato in Italia da un convincente doppiaggio del bravo Ennio Coltorti, che interpreta perfettamente il volgare, depresso, sesso dipendente (con una particolare predilezione per le “donne dalle taglie forti”), alcolizzato, bipolare, ladruncolo Willie, che ogni anno, puntualmente, si traveste da Babbo Natale nei grandi magazzini di varie città per poi svaligiarli, essendo un abilissimo scassinatore di casseforti. La figura di Willie, è quanto di più distante da quella di un normale Babbo Natale: invece di essere felice e buono con i bambini, è scocciato e crudele con essi, senza dimenticare che è quasi sempre ubriaco e li insulta pesantemente, chiamandoli con i peggior appellativi. Il suo personaggio, sebbene apparentemente susciti ilarità, cela nel profondo un animo fragile e decadentista. La sua misera esistenza sembra consistere in un profondo letargo fra l’estate e il Natale. Non conosce minimamente, né rispetta la ritualità, per esempio distrugge da ubriaco il calendario dell’Avvento o prende a calci e pugni una renna di Natale. Il fatto di essere in grado di scassinare una cassaforte è l’unico modo per trovare soldi, per poter riuscire a campare e a comprare superalcolici, mentre inganna l’attesa dell’arrivo di un nuovo Natale e di un nuovo centro commerciale da svaligiare.

Il film non perde un colpo e sa intrattenere con brillantezza durante tutti i 93 minuti di visione, e si fa portatore non solo di un’irriverenza mai fine a sé stessa, ma anche di una motivata morale di fondo sul valore dell’amicizia, che non va comunque a minare le tesi pessimistiche di fondo, quale il difficoltoso rapporto fra Willie e un tenero ragazzino obeso, piagnucoloso ed ingenuo, impeccabilmente interpretato dal giovane Brett Kelly. Le turpi gesta di Willie, le cui parole ciniche e al vetriolo producono sketch e situazioni davvero spassosissime, forse potranno far storcere il naso ai più perbenisti, ma sono, a mio modo di vedere, una satira riuscitissima ed intelligente sul Natale, inteso come festa zuccherosa e ricca di buoni sentimenti di facciata.

Babbo Bastardo non potrà mai essere trasmesso dalla Rai in prima serata al posto de “La spada nella roccia” la vigilia di Natale, e tutto ciò probabilmente è anche giusto, in quanto non è propriamente adatto alla visione di un bambino, ma questo film è indubbiamente un’alternativa molto gradita per chi vive questa ricorrenza con cinismo e disillusione, o comunque, ha voglia di decostruirla un po’ con intelligente ironia.

© Nicolò Barison