da “Buonanotte occhi di Elsa” di Michele Ortore

di Michele Ortore

buonanotte

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Blu steso nel letto, serenamente

L’alba ci disimpara,
ci spreme come pula ponente,
gatti dietro l’ellisse di una foglia.
L’alba per circa quindici minuti
è come un blu disteso
su letti di strame e di ossessioni, che
prima di salire le scale
stringe, come un gioco di rime,
la mano della donna rannicchiata: rimarrà
per entrambi il tentativo



Emi-

“Mio essere a che, dimmi,
se più nulla ti resta,
se conosci ogni cosa, parli ancora?”

Franco Fortini


Come se la Terra avesse tre emisferi
e i prefissi greci non servissero a nulla,
incontrai di spalle un ricordo,
un mucchio di sassi in forma di spiaggia,
come un respiro non pesano
ma partoriscono in ogni istante
una domanda invisibile.
La garitta della memoria non ha custodi:
la sentinella si è licenziata
ben prima che nascesse Proust,
eppure certi panorami sfocati
non mi appaiono tutti riconducibili
al traffico di contrabbando.
Ho scelto la cartapaglia umida:
bere, esalare, gonfiarsi d’umori,
esperire quasi senza guardare.
Ma poi disfiorare, rinunciare uno a uno,
strappare e strapparsi le palpebre
per non chiudere gli occhi: ascoltarsi,
cercare il punto più alto
per ridersi in faccia, misurare
come un ladro gli scatti della mente,
illusioni a ghigliottina, la lente
all’indecente.
Ma, se restasse qualcosa:
i prefissi greci non servono a nulla.



Breve apologia dell’imperfezione


Non sarebbe libertà, se mancasse il
sussulto di timpano ossidato,
o il filo troppo lungo sullo scafo
di poseidonia scalatrice;
non fosse così grezzo questo cuoio
mancherebbe anche il suo bulino:
e senza relazione, non sarebbe libertà.



Si prende cura di me


Imitare l’apertura alare
di chi fra le dita stringe una rondine,
dotarla di eliche, grasso o reattori,
a cavallo dell’aereo degli inetti
a un passo dall’asfalto salvare il suicida,
e scoprire l’America,
prima dei Vichinghi dare al comunismo
una chance atlantica, per ritrovarsi poi
nel millenovecentocinquanta
con un Krusciov liberista, un’Ungheria ancora ribelle,
un’Italia sempre a metà, Stakanov che sforna trade-mark,
e di nuovo tutti nel freezer.
Ma è questo sognare, e chi per amore comprende la morte,
sono queste cose, che si prendono cura di me.



Il solco


mi guardavi solo quando la parola finiva

il solco dello stilo incontra
le pareti verticali della roccia in filigrana:
le sorgenti apparecchiano architravi,
quando la punta sgretola
le consistenze atomiche e come in un
ciclo stellare l’assenza dell’elio
produce vista ed energia –
così mi fu chiara la verità del plesso solare,
quando sta tutto tremante
il triangolo scaleno del mistero, rovescia
in linea la forma del pensiero
e qualcosa finalmente accade

 

 

“Quelle di Ortore sono dunque parole che rilasciano un mondo complesso, stati verbali della materia che vengono adoperati e mescolati oltre il loro significato semantico, gettati ancora vivi nella mischia alchemica, sondati nella intrinseca ironia geometrica, riformulati come operazioni matematiche e serie numeriche, al fine di decifrarne i nessi e indagare la legge che preesiste allo spazio e al tempo e regola l’emersione di un universo dall’inconcepibile vuoto.”

Dalla prefazione di Maria Grazia Calandrone

[Tratto da Michele Ortore, Buonanotte occhi di Elsa, Vydia Editore 2014]

 

 

2 comments

  1. Lessi tre anni fa quando ancora era inedito, il testo “Emi-“, sul quale torno a soffermarmi volentieri: “ma, se restasse qualcosa…” scrive Michele Ortore; sciolgo la frase dalla condizione ipotetica e ne faccio un’affermazione. Della poesia di Michele Ortore, delle sue riflessioni, dei viaggi di mente e passi, resta ben più che qualcosa. Grazie

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  2. Spero davvero che qualcosa resti e che soprattutto aiuti a scompaginare gli “emi-” con cui facciamo i conti ogni giorno. Gli ultimi versi della poesia, rispetto alla versione vecchia, sono leggermente cambiati in fase di editing: una ghigliottina al posto del ghigliottinare. Grazie davvero, Anna Maria, e a presto.

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