da “Al blu di Prussia”

di Francesco Giordani

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Al blu di Prussia

Alla sua dura malinconia
di segreto non svelato.
Al desolato mattino di mare e piombo
che alle fine prelude senza saluto.
Al tempo indeciso tra no e sì
e dunque non speso.
Alle polveri fredde di Saturno
che a turno lanciano i dadi nella notte spaziosa.
Veleno che cura il veleno
e nelle vene propaga lento
un siero di assenza e di attesa più densa.
Per questo perfetto
e solo (come tutte le cose perfette).
A lui racconto il poco
che so e che sono.


Epitaffio per un cellulare defunto

Sul tavolo un cellulare mi guarda.
È il mio. Sorveglia il perfetto
silenzio. L’ho comprato scontato
e affetto mi dona senza risparmio.
Se vi accosto l’orecchio
a stento risento il sibilo sordo
del mio tempo perso.
Una luce nel mare deserto
del sonno mi appare.
Una stella nuova? No.
Il mio cellulare mi chiama.
Vibrando nel buio
la sua fiamma devota si accende.
Mi ama.


Le tue scarpe

Le tue scarpe erano gialle.
Le ricordi? Sono rimaste a casa mia,
dimenticate. Di tanto in tanto
le riguardo. Una volta, lo confesso,
le ho accarezzate, tra le mani
cullandole, senza stringere troppo.
Le tue scarpe gialle hanno deciso
per te di restare a casa mia, con me.
Appena scoperte sembravano scarpe
e scarpe erano davvero. Per questo
le ho messe vicino alle mie.



Nella casa distrutta

Guarda come l’erba
le scale risale della casa
distrutta: un gradino alla volta
il verde ritorna dove già era.
Ospite non più discreto
che sfonda le porte senza bussare
è l’autunno dal passo veloce.
Nella casa ammutinata
una pace cresce ricca di rami
che il seme del buio maturo
dischiude. Osserva: così nella casa
una casa più grande adesso si apre,
verde di ombre furtive.


Delitto perfetto

Sulla pelle liscia nemmeno un graffio.
In ordine i panni e la camera pulita
(la macchia rossa, sul pavimento,
lì chissà da quanto tempo).
Nessun rumore da fuori né dentro.
Al risveglio soltanto un’ansia lieve:
nessuno in salotto o in cucina.
Così nitida la luce del giorno
cammina e traccie non lascia di sé.
Sulla macchina lucida nemmeno un graffio.
Il cane è uscito, forse abbaia, dov’è?


Policlinico Umberto I

Come sono bianchi i dottori
nelle pause pranzo.
Sguardi veloci si danno
sillabando sussurri forse d’amore
misti a chiacchiere stanche
di tarda corsia. Mentre spengono
sigarette nei fiori di soppiatto
i dottori lanciano a volte briciole
di pranzo agli uccelli di passaggio
(forse dal mare). Poi si perdono
gli stormi, uno a uno,
e solo un silenzio rimane
di camerieri denso e di odori amari.
Come sono bianchi allora i dottori
e distanti da tutto.



Francesco Giordani è nato a Latina nel 1985, nella cui provincia attualmente vive e risiede, presso una piccolissima frazione di campagna, non lontana dal mare. Ha esordito con il volumetto Le Cose Avevano Sempre Ragione (Bologna, 2008). Negli stessi anni ha studiato filosofia a Roma, svolgendo vari mestieri, quasi sempre poco o per nulla pagati, ma nel complesso non si lamenta. Il libro Ventotto poesie in forma di pera (2008-13), da cui è tratta la seguente selezione, è ancora inedito.

6 comments

  1. queste poesie hanno una cifra veramente originale!
    Si ha il desiderio di conoscere l’autore ancora un po’di più. Grazie
    lucetta frisa

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  2. In attesa di leggere la raccolta inedita e di conoscere di persona l’autore – la sua residenza poco distante da Roma mi fa ben sperare – scelgo tra i testi inediti qui presentati, nei quali musica colori e odori si manifestano con timbri originali e compiuti e sui quali mi sono soffermata volentieri, tornando a rileggere e farne risuonare i toni, quello che ai miei occhi possiede una formidabile capacità di evocazione insieme al nitore e alla precisione: “Policlinico Umberto I”. Con l’autore mi piacerebbe parlare di Christian Morgenstern e Gottfried Benn, ad alcune composizioni dei quali mi riconducono questi suoi versi. In tutti e tre i casi si tratta di una scrittura che si sottrae a classificazioni e maniere ed è capace di costruire con coraggio e senza fumo, forse proprio perché sa dirigere lo sguardo anche verso il basso, qui dal giallo delle scarpe, dall’erba intorno alla casa ammutinata, dalle sigarette spente nei fiori: dal basso, poi, riparte. e la direzione non è scontata né prescritta: «Poi si perdono / gli stormi, uno a uno.».
    Grazie,
    Anna Maria Curci

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