Gli anni meravigliosi #16: Irmtraud Morgner

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute –  su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

Morgner_TrobadoraLa sedicesima puntata della rubrica propone la lettura di un brano dal romanzo Leben und Abenteuer der Trobadora Beatriz, che Irmtraud Morgner, nata anche lei, come Reiner Kunze, nel 1933, pubblicò nel 1974. Il brano, nel quale è quasi esclusivamente la virgola a scandire l’usuale (“gewöhnlich” è il termine usato da Morgner) corso-decorso delle pratiche di squadratura-commento a voce alta – avvicinamento, percorre e capovolge, con toni in perfetto equilibrio tra frizzante e caustico. fischiettando e mordendo, dunque,  la scala dei rituali di approccio tra gruppo e individuo, identificato come obiettivo (preda?).

L’altro giorno, mentre la nostra brigata femminile beveva un cappuccino all’Espresso di Alexanderplatz, nel locale è entrato un uomo dall’effetto benefico per i miei occhi. Per questo motivo ho percorso su e giù, fischiettando, una scala musicale, guardandomelo bene, anche qui, dall’alto in basso. Quando è passato accanto al nostro tavolo ho detto «Caspita!», dopo di che la nostra brigata si è soffermata a parlare dei suoi piedi, ai quali mancavano i calzini,  il giro vita l’abbiamo stimato sui settanta, l’età sui trentadue, la camicia proveniente da un negozio “Exquisit”, faceva intravedere il profilo delle scapole, cosa che lasciava supporre un fisico molto magro, la forma stretta del cranio con le orecchie sporgenti, i capelli dal colore opaco, che un qualche barbiere dell’estrema periferia del mondo gli aveva rasato sulla nuca, col risultato che la parrucca non gli arrivava al collo della camicia, la qual cosa è la mia specialità, per il portamento errato delle belle spalle consigliai il canottaggio, poiché il tipo si era seduto in un angolo del locale dovevamo parlare a voce molto alta. Feci servire a me e a lui una doppia vodka e brindai alla sua salute, quando lui voleva addossare la presunta svista alla cameriera. Più tardi mi avvicinai al suo tavolo, mi scusai, dissi che dovevamo esserci conosciuti da qualche parte e occupai la sedia accanto alla sua. Allungai al signore la lista delle bevande e chiesi che cosa desiderasse. Dal momento che non voleva niente, ordinai tre giri di Sliwowitz e lo minacciai di ritorsioni nel caso in cui mi avesse offeso non bevendo. Sebbene il signore non fosse né grato né dilettevole, ma senza parole, pagai tutto e lo accompagnai fuori dal locale. Sulla porta lasciai scivolare, come per caso, la mia mano su una natica per verificare se la struttura dei tessuti fosse a posto. Non rilevando difetti, chiesi al signore se avesse piani per la serata e lo invitai al cinema‚ ‘International’. Una tensione interiore, che segnava, in crescendo, il suo volto grazioso, lo deformò ora in una smorfia, riuscì finalmente a liberare lo sconcerto e la lingua, quindi il signore disse: «Senta un po’, lei ha dei modi inauditi». – «Usuali», replicai, «solo che lei non è abituato a nulla di buono, perché non è una signora».

Irmtraud Morgner
(traduzione di Anna Maria Curci)

Als neulich unsere Frauenbrigade im Espresso am Alex Kapuziner trank, betrat ein Mann das Etablissement, der meinen Augen wohltat. Ich pfiff also eine Tonleiter ‘rauf und ’runter und sah mir den Herrn an, auch ‘rauf und ‘runter. Als er an unserem Tisch vorbeiging, sagte ich »Donnerwetter«. Dann unterhielt sich unsere Brigade über seine Füße, denen Socken fehlten, den Taillenumfang schätzten wir auf siebzig, Alter auf zweiunddreißig, das Exquisitenhemd zeichnete die Schulterblätter ab, was auf Hagerkeit schließen ließ, schmale Schädelform mit ‘rausragenden Ohren, stumpfes Haar, das irgendein hinterweltlerischer Friseur im Nacken rasiert hatte, wodurch die Perücke nicht bis zum Hemdkragen reichte, was meine Spezialität ist, wegen schlechter Haltung der schönen Schultern riet ich zum Rudersport, da der Herr in der Ecke des Lokals Platz genommen hatte, mußten wir sehr laut sprechen.  Ich ließ ihm und mir einen doppelten Wodka servieren und prostete ihm zu, als er der Bedienung ein Versehen anlasten wollte. Später ging ich zu seinem Tisch, entschuldigte mich, sagte, daß wir uns von irgendwoher kennen müßten, und besetzte den nächsten Stuhl. Ich nötigte dem Herrn die Getränkekarte auf und fragte nach seinen Wünschen. Da er keine hatte, drückte ich meine Knie gegen seine, bestellte drei Lagen Sliwowitz und drohte mit Vergeltung für den Beleidigungsfall, der einträte, wenn er nicht tränke. Obgleich der Herr weder dankbar noch kurzweilig war, sondern wortlos, bezahlte ich alles und begleitete ihn aus dem Lokal. In der Tür ließ ich meine Hand wie zufällig über eine Hinterbacke gleiten, um zu prüfen, ob die Gewebestruktur in Ordnung war. Da ich keine Mängel feststellen konnte, fragte ich den Herrn, ob er heute abend etwas vorhätte, und lud ihn ein ins Kino ‚International’. Eine innere Anstrengung, die zunehmend sein hübsches Gesicht zeichnete, verzerrte es jetzt grimassenhaft, konnte die Verblüffung aber doch endlich lösen und die Zunge, also das der Herr sprach: »Hören Sie mal, Sie haben ja unerhörte Umgangsformen.« – »Gewöhnliche«, entgegnete ich, »Sie sind nur nichts Gutes gewöhnt, weil sie keine Dame sind.«

Irmtraud Morgner
(da: Leben und Abenteuer der Trobadora Beatriz nach Zeugnissen ihrer Spielfrau Laura, Luchterhand 1974)

 

Irmtraud Morgner (Chemnitz 1933 – Berlino 1990) appartiene, come Reiner Kunze, al gruppo di scrittori nati nel 1933.  Nell’Enciclopedia delle donne, la voce “Irmtraud Morgner”, curata da Monica Biasiolo e consultabile in rete qui fornisce informazioni importanti sulle traduzioni italiane e sulla ricezione in Italia di questa scrittrice. Insieme a Sarah Kirsch e a Christa Wolf, Irmtraud Morgner ha partecipato alla redazione del volume Geschlechtertausch, pubblicato in Germania nel 1980 e apparso l’anno successivo anche in Italia:  Sarah Kirsch/Irmtraud Morgner/Christa Wolf, Fulmine a ciel sereno: tre racconti di una mutazione di sesso, traduzione di Laura Fontana e Umberto Gandini, Milano, La tartaruga 1981. Il racconto di Irmtraud Morgner pubblicato in quell’antologia ha il titolo Gute Botschaft der Valeska in 73 Strophen (“Buona novella di Valeska in 73 strofe”). Sempre nel 1981, come ci informa la nota di Monica Biasiolo, appaiono in traduzione anche alcuni stralci del romanzo Leben und Abenteuer der Trobadora Beatriz nach Zeugnissen ihrer Spielfrau Laura: Vita e avventure della trobadora Beatriz secondo le testimonianze della sua musicante Laura (brani dal romanzo), traduzione di Lia Secci, in NuovaDWF 18 (1981), pp. 7-15.

Leben und Abenteuer der Trobadora Beatriz nach Zeugnissen ihrer Spielfrau Laura è il primo dei romanzi che compongono la trilogia Salman. La trobadora Beatriz de Día, che sospende la propria vita nel XII secolo con il desiderio di risvegliarsi un giorno in un mondo nel quale esiste un sistema politico che permetta la convivenza democratica di entrambi i generi, si risveglia prima del tempo dopo un lungo sonno, ritrovandosi prima in Francia, nel bel mezzo di eventi rivoluzionari, per spostarsi poi nella DDR, nel maggio 1968, anno cruciale nella vita reale dell’autrice, che rompe con la formula del realismo socialista presente nelle sue prime opere e inizia a sviluppare un proprio stile che caratterizzerà la sua scrittura a partire da questo momento. Nella seconda parte della sua trilogia, Amanda, ein Hexenroman (“Amanda, un romanzo di streghe”, 1983), Morgner fa resuscitare Beatriz e Laura, i personaggi principali di Leben und Abenteuer der Trobadora Beatriz, lasciando incompleta, a causa della sua scomparsa nel 1990,  la terza parte. Quest’ultimo romanzo fu pubblicato postumo nel 1998. (da: Olga Hinojosa Picón, La metamorfosis como instrumento político, social y cultural: El pensamiento utópico como alternativa a la realidad socialista en la República Democrática Alemana, in “Espéculo. Revista de estudios literarios. Universidad Complutense de Madrid”, 2011)

2 comments

  1. Sarebbe bello scoprire qualcosa di più sulle figure femminili:di questo romanzo di Irmtraud Morgner: Beatriz de Dia, trobadora del XII secolo catapultata nel maggio 1968 dopo 800 anni di sonno prima a Parigi e poi nella DDR, Laura Salman, insegnante e autista di metropolitana urbana, di Valeska, nutrizionista, che in seguito ritornerà nella “Buona novella di Valeska in 73 strofe” in una delle storie di “Geschlechtertausch”. Ringrazio Stefano Domenichini e tutti coloro che si sono soffermati su questo brano.

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