Dialogo tra un venditore ambulante e una cliente abituale (microstoria di campagna elettorale) (post di natàlia castaldi)

di Rosamaria Francucci

Premessa:

vivo, mio malgrado, in un quartiere della periferia nordest di Roma, quartiere residenziale sorto negli anni sessanta e settanta secondo la cosiddetta “espansione selvaggia a macchia d’olio” (siamo a ridosso del raccordo anulare), urbanisticamente sbagliato, edilizia privata di speculazione, pochi viali di smistamento e un fitto reticolo di strade laterali strette piùcchesipuò. Le palazzine di medioalta statura regalano agli abitanti dei piani bassi atmosfere gotiche sicchè spesso, anche di giorno, è necessario ricorrere alla luce elettrica. Per fortuna io abito in una mansarda (ovviamente condonata), dove percola perennemente acqua dal tetto ma almeno il sole regna sovrano regalandoci un tocco di luministica allegria. Al di là delle rosee apparenze si tratta dunque del tipico quartiere dormitorio (dove approdai di malavoglia appena tredicenne) che solo negli anni ottanta del secolo scorso si ingentilì di qualche frivolezza commerciale, animandosi contestualmente di immumerevoli istituti di credito e chiudendo miseramente tutti i suoi cinema; da sempre malcollegato al centro città per via del fiume Aniene e della metropolitana che non ci ha mai raggiunto, mal lastricato, maleodorante per via del traffico di frontiera diretto al limitrofo megacentro commerciale nonché per le deiezioni escrementezie delle numerose presenze canine, affidate di norma a poco accorte personcine. Quartiere -manco a dirlo- abitato da quella middle class pigra e impiegatizia che da sempre ingrossa le file degli elettori della destra più becera e retriva. Ambiente un poco tronfio, un poco truzzo, un poco chiuso, gonfio di solida noncultura piccoloborghese, sebbene stretto tra Tufello e Val Melaina, roccaforti rosse di qualche rilevanza storica e strategica. Oltre a qualche spazio verde di risulta (sempre pù raro in verità) il mio quartiere possiede però una magnifica risorsa: un mercatino rionale con la più alta, ricca e completa concentrazione di banchi dell’usato che attualmente Roma possa vantare nei giorni feriali. A popolarlo e a nutrirlo bisettimanalmente sono una folta combriccola di ambulanti della provincia casertana, per lo più imparentati da vincoli soldissimi, di poche parole e di ruvide e schiette maniere. Si esprimono tra loro in un dialetto strettissimo, accompagnato da una impercettibile “gestualità di sopracciglio” di altrettanto arcana decrittazione, mentre i loro aiutanti extracomunitari, probabilmente ingaggiati in loco, parlano un fiorito e simpatico romanesco di seconda generazione. La merce è interessante, varia e bene organizzata: si narra che in orari improbabili vi si vedano circolare note stiliste in cerca di rarità, centrini al tombolo o di tovagliati d’epoca… molti negozietti di abbigliamento vintage vi si approviggionano e io stessa, oltre a coprire totalmente le familiari occorrenze, trovo ottimo materiale di recupero per il mio attuale lavoro. Molte signore, anche non di zona, hanno eletto la visita al mercatino tra i loro passatempi preferiti, una specie di droga leggerissima che regala emozioni a buon mercato e perlomeno protegge dalla sindrome del Gratta e vinci. Il che non è poco, oggigiorno, credo.

L’accaduto:

Come tutti i martedì non piovosi, salute permettendo, mi avvio a passo sostenuto verso l’ambita meta, oggi un bel sole mi assiste e vorrei annegarci dentro tutti i postumi dell’influenza e i grigioneri pensieri. La caccia all’ultimo straccio è di nuovo aperta. All’ingresso dell’area del mercato, dove di norma si appostano ragazzotti di ben scarse speranze per distribuire agli avventori pubblicità di palestre e corsi d’inglese oppure i più smaliziati rappresentanti di un famigerato aspirapovere, oggi c’è invece un certo fervore preelettorale. Sulle prime un distinto signore mi si avvicina con fare circospetto e chiede perfino il permesso di porgermi il volantino promozionale del centrosinistra, la grazia è tale che mai oserei contraddirlo, allungo la mano quasi certa di aver guadagnato anche un baciamano… Però con la coda dell’occhio già mi sono accorta dei rincari. Finito il Carnevale, svenduta a 50 centesmi anche l’ultima mascherina, ora si espongono le primizie primaverili. Speranzosa mi inoltro: soppeso un maglioncino carta da zucchero per il pargolo, 80% merinos, ottimo stato, rare palline ai gomiti, la misura pare perfetta… valuto, rifletto… 2 euro non si buttano a cuor leggero oggigiorno… Intanto dal centro del viottolo mi giunge una voce femminile conosciuta: ” Ingroia… Rivoluzione civile…” recita ritmicamente, come all’Offertorio… così sovrappensiero mi verrebbe da rispondere tra i denti: “Ascoltaci, O Signore”… Poi, nella concentrazione dell’acquisto, un’illuminazione… alzo gli occhi: ma certo…è Daniela! E poco fa, qui in fb, con una rosa virtuale (benchè mia) le ho appena mandato gli auguri di compleanno. Un’attivista di buona volontà conosciuta anni fa come socia del circolo di lettura… lei, nonostante tutti i suoi problemi, sempre in pista, sempre disponibile, mai doma. Tenendomi stretto il magliocino vado a salutarla, ci abbracciamo, le rinnovo gli auguri di persona… mi consegna il materiale elettorale, mi da qualche dritta in più, ci aggiorniamo sui figli, sulla disperazione lavorativa, basta… faccio una battuta sulla foto del capolista: “Mammamia che sguardo triste… un sorrisino pure ce lo poteva regalare, ‘sto signore… un sogno dico, un sogno per sognare… ma insomma “il pagliaccio” – le dico – non c’ha insegnato proprio niente?” “E c’hai ragione!… Siamo tristi che vuoi… siamo così”. Disperazione. Lei torna alla sua mission impossible, io devo pagare. Incrocio gli occhi di Xxxxxxxx, l’ambulante, che ha assistito a tutta la nostra conversazione. Ha un’espressione attonita, direi quasi sconvolta: ha appena assistito all’abbraccio della sottoscritta con una comunista conclamata. Eppure sono decenni che mi vede circolare, non porto l’eskimo, sono garbata e schiva, non reco altri segni di riconoscimento. Non l’avrebbe mai detto, sembra soprattutto molto deluso. Paura, disappunto, sconcerto gli si avvicendano in viso mentre io cerco i 2 euro nel borsellino… “Ma votate Ingroia per davvero?” farfuglia…  In un attimo mi si fa tutto chiaro. Allora “indosso” una metaforica maschera neutra (quella che serve agli attori per isolare le emozioni facciali) e dopo attimo di imbarazzata attesa gli rispondo in un soffio: “Il voto è segreto!” (…mi vergogno di me…) Lui incalza: “Bersani è indagato…” mi fissa… Però mi ha dato un gancio… rido… “Ah, invece Berlusconi sarebbe bianco come una colomba?”… “No, che c’entra… Berlusconi ruba, ma fa mangiare pure noi… questa è la differenza! Sempre stato di destra, io!” (dichiarazione di fede, a tutti gli effetti, ebbravo!) Eh… lo sapevo, che qui andavamo a parare… (io lo so sempre già dall’inizio, per questo che per me tutto è una gran noia). Questo è il punto vivo, la ferita aperta…. Così dalle terre borboniche colluse in giochini di cosca si alza il grido muto (mi pregio di decodificare a modo mio un incosapevole sottotesto): “cara madamina (che sarei io, nella fattispecie) crede forse che questo paese sia mai uscito dalle logiche feudali? Crede forse, madamina, di vivere in terra di democratico sistema? Ma cosa mangia pane e volpe la mattina, cara la mia madamina? Insomma, basta… Abbozzo un sorriso di circostanza volto a non approfondire l’argomento e propongo di rimanere comunque “amici di mercatino” e, almeno per oggi, di lasciare perdere la politica. Il cliente ha sempre ragione, giocoforza deve abbozza’… ma la paura resta. (la sua, la mia) E’ un uomo buono lui, ma veramente, negli anni ho raccolto molte prove. A passo svelto mi defilo. Lui, intanto, si fa forza facendo il verso a Daniela che ormai s’è allontanata… e ironico, ammiccando all’ambulante suo dirimpettataio, ripete beffardo: “Ingroia, Rivoluzione Civile…” ridacchia… col suo sorriso sdentato e un poco ebete…  Il resto è storia, di tanti secoli, e di chi ce l’ha raccontata! Staremo a vedere. Ciao a tutti, e grazie per l’attenzione.

Un commento su “Dialogo tra un venditore ambulante e una cliente abituale (microstoria di campagna elettorale) (post di natàlia castaldi)

  1. un racconto intenso e pregnante, complimenti – anche se avrei apprezzato di più se fosse rifuggito da alcune semplificazioni, tipo il riferimento a “terre borboniche colluse in giochini di cosca”…

    "Mi piace"

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: