Gli anni meravigliosi #15: Ernst Jandl

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute – su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

Jandl_der_gelbe_hund

La quindicesima puntata della rubrica incontra Ernst Jandl, il poeta austriaco della “konkrete Poesie”, attraverso una lirica apparsa nella raccolta der gelbe hund (“il cane giallo”), pubblicata all’indomani degli ‘anni meravigliosi’, nel 1980. L’effetto placidamente spiazzante del finale, preparato, modificando la famosa formula di Winckelmann, con “nobile non-sense e quieto sarcasmo”, è esempio di ciò che Heinrich Böll definiva, nel suo discorso per il conferimento del premio Nobel, “il nascondiglio della resistenza”: l’umorismo della poesia. (Anna Maria Curci)

der schnitter

es ist ein schnitter, der
schneidet brot und gibt
der frau ein stück
und jedem kind ein stück
und ein stück ißt er selber
und dann fragt er
wer hat noch hunger?
und schneidet dann weiter.
einem solchen schnitter
möchtest du wohl gern einmal begegnen.
außer er sagt zu dir:
komm hier, du brot.

Ernst Jandl
(da: der gelbe hund, Luchterhand 1980)

il tagliatore

è un tagliatore, che
taglia pane e dà
un tozzo alla moglie
e un tozzo a ogni figlio
e un tozzo lo mangia lui stesso
e poi chiede
chi ha ancora fame?
e poi continua a tagliare.
un tagliatore del genere
lo vorresti proprio incontrare una volta.
a meno che non ti dica:
vieni qui, tu, pane.

Ernst Jandl

(traduzione di Anna Maria Curci)

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Ernst Jandl (Vienna 1925-2000) «è il più noto rappresentante di quell’avanguardia linguistico-poetica degli anni Cinquanta e Sessanta che è stata definita, in ambito internazionale, con l’espressione ‘poesia concreta’ e che in ambiente austriaco è stata rappresentata soprattutto dalla Wiener Gruppe. La notorietà di Jandl va ascritto, oltre che a una spiccata intelligenza lirica, al tono schiettamente umoristico-ironico (e autoironico) che costituisce il tratto più peculiare della sua poesia. Chiamato alle armi nel 1943 e inviato sul fronte occidentale, Jandl viene fatto prigioniero dagli americani e portato in Inghilterra. Tornato a Vienna nel 1946, studia germanistica e anglistica, laureandosi con una tesi su Arthur Schnitzler. Le sue prime poesie, di tono vagamente brechtiano, cominciano a essere pubblicate agli inizi degli anni Cinquante, e vennero raccolte nel 1956 nel volume Andere Augen (Altri occhi). Nel 1954 conosce Friederike Mayröcker, che diventò sua compagna di vita e con la quale scrive alcuni importanti lavori, tra cui il celebre radiodramma Fünf Mann Menschen (Cinque persone maschio, 1967). Negli stessi anni Jandl entrò nell’orbita culturale della Wiener Gruppe.» (da: Antologia della poesia tedesca a cura di Monica Lumachi e Paolo Scotini. Introduzione di Patrizio Collini, Firenze 2004, p. 732).

Qui note biobibliografiche e un elenco dei titoli in traduzione italiana.

© Anna Maria Curci

6 comments

  1. Vi sono molto grata per gli apprezzamenti nei confronti del percorso di lettura che la rubrica “Gli anni meravigliosi” sta proponendo. Quanto alla scelta di Jandl e del suo componimento “der schnitter”, prendo in prestito l’eleganza e la precisione delle due frasi che aprono il commento di Marisa Zanella: “Un autore che amo. Un’ironia pungente”.

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