Due frammenti da “Il cane di Pavlov”

di Vincenzo Frungillo

Pavlov

*

Il vantaggio di studiare la scienza
è vedere tutto nella sua funzione,
prepararti all’amministrazione,
lasciare la linea d’ombra dell’adolescenza.
Una cosa è importante nelle leggi:
sabotare le costanti,
metterle alla prova,
rinvenire la variante,
ciò che resta pur se cambia.
Nelle cavie da laboratorio
si ripete il sacrificio,
l’innominato destino
di chi sorseggia il vuoto
come se fosse fonte prima.
Da lì attinge l’occhio della ragione,
come faceva Freud con i suoi malati,
come faceva Pavlov con i suoi cani.
Per millenni l’hanno fatto i maschi,
io sono stata la prima donna,
questo ha suscitato tanto scalpore,
sono Tatiana che distrugge il suo eroe.

*

L’ho portato nella mia camera da letto.
“Ecco questo è il cane di Pavlov”.
Gi ho detto, mostrandogli la gigantografia
che ho sistemato sulla testa del letto.
“Il cane di Pavlov, uno dei suoi cani,
è stato imbalsamato dopo l’esperimento del 1908,
alla bocca gli hanno applicato una fiala
in cui è contenuta la sua bava”.
“Dio, che schifo!! Non ti fa impressione,
tenerlo sul letto, come fai a dormire
con quel coso sulla testa!”
“Non dirmi che a casa tua,
tu, o tuoi genitori, non avevate un crocifisso?”
Gli ho risposto con pazienza.
“Certo, ma che c’entra!?”
“C’entra un uomo, o meglio il suo cadavere,
che prima di essere stato ucciso
è stato torturato. Diciamo che il cane
è il corrispettivo di quel corpo.
Ogni epoca ha il suo dio,
e la legge per cui si muore.
Chi era il poeta che diceva
bisogna o che la scienza
annienti il cristianesimo
o che faccia tutt’uno con esso?”
-lui mi ha guardata perplesso-
Ma il motivo per cui amo questa foto,
e che più m’inquieta, è che nessuno sa
se la bava contenuta nell’ampolla
sia di prima o di quarta fase,
se esista davvero l’oggetto del desiderio.
Ecco perché amo questa foto,
la tengo sul mio letto”.
“Mi sento poco bene,
mi si secca la gola”.
Lui ha detto con uno strano pallore.
“Non ti preoccupare”.
L’ho rassicurato.
“Tra poco tornerai a salivare”.

[Frammenti estratti dal poemetto inedito Il cane di Pavlov, vincitore della VII edizione del premio dei “Miosotìs” e di prossima pubblicazione per le edizioni D’if]

9 comments

  1. Non resistere alle nominalizzazioni, non resistere alla prosa narrativa, unica via per il poema in prosa, o per quello che rimane? Forzare i limiti equivale trovarne altri? Brillano per una sconosciuta – ormai – funzione maieutica, questi testi…
    Lorenzo

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  2. MI stupisce ogni volta la capacità di Vincenzo Frungillo di saper scavare nella storia, tra le pieghe degli eventi del passato; e da lì partire per scrivere versi profondi, incisivi, che diventano uno specchio (mi pare) del disagio dei nostri tempi. Ecco, forse, usando questi versi proprio come specchio, scorgeremmo la storia riflessa nel presente e viceversa.

    “Ma il motivo per cui amo questa foto,
    e che più m’inquieta, è che nessuno sa
    se la bava contenuta nell’ampolla
    sia di prima o di quarta fase,
    se esista davvero l’oggetto del desiderio.”

    inquietudine e bellezza

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  3. Forse questi due frammenti non rendono bene il senso dell’operazione generale de Il cane di Pavlov, anche se sono tra i più intensi del poemetto. La scelta di Luciano è stata giusta e mirata da questo punto di vista. A maggio il resto delle parole…ci aggiorniamo. Ringrazio Luciano noch einmal,
    und vielen gruessen an alle das haben mir gegrüßt.
    Ringrazio Gianni.

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