Gli anni meravigliosi #7: Heinz Czechowski

Czechowski_sic_transit

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute –  su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

In questa settima tappa torno a occuparmi di Heinz Czechowski, autore del quale ho presentato qui su Poetarum Silva, qualche mese fa, l’antologia Il tempo è immobile, uscita in questo anno 2012 per i tipi di Del Vecchio editore. Nella mia nota di lettura, che, citando Czechowski, portava il titolo Miti e ostinati scorrono versi lungo i fiumi,  proposi, tra l’altro, la mia traduzione di un suo sonetto dei primissimi anni Sessanta, An der Elbe (Sulle rive dell’Elba).
Poeta e scrittore un tempo molto famoso e apprezzato soprattutto nella DDR, tanto da ricevere, nel 1976, il premio “Heinrich Heine” e nel 1984, su proposta di Christa Wolf, il premio “Heinrich Mann”, Czechowski si spense in una clinica nei pressi di Francoforte nell’ottobre 2009, dimenticato quasi da tutti. La sua produzione poetica offre la possibilità di conoscere la ricca e complessa esistenza del poeta che, nato nel 1935, appartiene a quella generazione che ha vissuto il nazismo in età infantile e la cui età adulta si è realizzata in gran parte nella Germania divisa. In Czechowski, definito dai più un poeta “soggettivo e storico” insieme, lo sguardo della poesia, così legata agli eventi, è sempre fortemente filtrato dalla soggettività, la poesia stessa è un’interrogazione sull’Io: «Dietro alle domande che devo pormi si cela il problema dell’identità del soggetto con se stesso e con la società in cui vive». E la risposta a queste domande è ancora una volta compito della poesia.
La poesia proposta oggi, Schafe und Sterne, dà il titolo alla raccolta di Czechowski, pubblicata nel 1975 dalla casa editrice Mitteldeutscher Verlag. Nella traduzione di Paola Del Zoppo, il titolo, Pecore e pianeti,  conserva l’allitterazione del titolo originale, che letteralmente significa “Pecore e stelle”.

PECORE E PIANETI

Pecore e pianeti: la notte
Li mantiene uniti, un cane
È il vento, su zampe senza suono,
Carezza le acacie, un pastore
Siede sotto, duemila anni
Vede nell’acqua bruna di limo
Pensa ai turchi,
Vede degli armeni
Le case sul pendio, li vede salire
Sulle scale
Su nella notte.

Pecore e pianeti sono i suoi pensieri,
In fondo alle sacche
Fruga tra aglio e
Tabacco grigio.

Pecore e pianeti
Li porta a unirsi nei suoi pensieri
Li conduce, li guida
Ne conosce i segni
Ne vede l’orbita notturna
Intorno alla città.

Pecore e pianeti,
Zar e visir,
Cacciati e cacciatori.

Una volta i partigiani vennero,
Spartì quello che aveva con loro.
Per settimane stettero via tra i monti,
Giù nella valle lui vide le auto in colonna,
Vide le tracce: fucilati, impiccati,
Vide il fiume ingrossarsi e prendere con sé
Morti e morte, detriti di montagna.

Pecore e pianeti gli sono rimasti.
Pecore e pianeti. Chi distingue
Pecore e pianeti, quando abbuia? La notte si
Propaga nella valle,
Strappa via le pecore
Strappa via i pianeti.

Pecore e pianeti.

Pecore e pianeti:
Nel cielo un ariete
Abbassa le corna
Sbatte, sbatte nel vuoto.
Il vento è un cane
E segue cacciando.
E il fiume è il visir,
Lo zar e la SS e mantiene la legge marziale.

Pecore e pianeti gli sono rimasti,
Siede, e li vede,
Li mantiene uniti.

(da Heinz Czechowski, Il tempo è immobile – Poesie scelte. Cura e traduzione di Paola Del Zoppo, Del Vecchio 2012, pp. 102-107)

 

SCHAFE UND STERNE

Schafe und Sterne: die Nacht
Hält sie zusammen, ein Hund
Ist der Wind auf lautlosen Pfoten,
Er streift die Akazien, ein Hirt
Sitzt unter ihnen seit zweitausend Jahren,
Sieht in die lehmbraunen Wasser,
Denkt an die Türken,
Sieht der Armenier
Häuser am Hang, sieht sie steigen
Über die Treppen
Hoch in die Nacht.

Schafe und Sterne sind seine Gedanken,
Tief in den Taschen
Sucht er sie zwischen Knoblauch
Und grauem Tabak.

Schafe und Sterne
Treibt er zusammen in seinen Gedanken,
Führt sie und lenkt sie,
Kennt ihre Zeichen,
Sieht ihre nächtliche Runde
Rings um die Stadt.

Schafe und Sterne,
Wesire und Zaren,
Gejagte und Jäger.

Einst Partisanen, sie kamen,
Er teilte das, was er hatte, mit ihnen.
Wochenlang blieben sie weg in den Bergen,
Unten im Tal sah er Autokolonnen,
Sah ihre Spuren: Erschossne, Gehängte,
Sah in den Fluß, wie er anschwoll und mitnahm
Tote und Totes, Geröll aus den Bergen.

Schafe und Sterne sind ihm geblieben.
Schafe und Sterne. Wer unterscheidet
Schafe und Sterne, wenns dunkelt? Die Nacht
Schleicht sich ins Tal,
Reißt sich die Schafe,
Reißt sich die Sterne.

Schafe und Sterne.

Schafe und Sterne:
Am Himmel ein Widder,
Er senkt seine Hörner,
Stößt, stößt ins Leere.
Der Wind ist ein Hund
Und jagt hinterher.
Und der Fluß ist Wesir,
Ist Zar und SS und hält Standrecht.

Schafe und Sterne sind ihm geblieben,
Er sitzt, und er sieht sie,
Er hält sie zusammen.

 

Heinz Czechowski, nato a Dresda il 7  febbraio 1935 e morto nei pressi di Francoforte sul Meno il 21 ottobre 2009, visse all’età di dieci anni il terribile bombardamento della città natale durante il secondo conflitto mondiale. Nella sua prima produzione poetica è chiaramente percepibile l’influenza della poesia di Peter Huchel. Sebbene la raccolta Schafe und Sterne, che gli diede grande notorietà, segni il passaggio da un grado rilevante di ‘letterarietà’  a una maggiore immediatezza del dire, la sua scrittura non rinuncerà mai alla conversazione con altre voci poetiche del passato – Klopstock, Hölderlin, Novalis, Annette von Droste-Hülshoff – e a lui contemporanee. In tale contesto assume particolare importanza la sua attività di traduttore (di Lermontov, Mickiewicz, Ritsos, Achmatova, Bulgakov, Zwetajewa per menzionare alcuni nomi).

18 comments

  1. “Pecore e pianeti:
    Nel cielo un ariete
    Abbassa le corna
    Sbatte, sbatte nel vuoto.
    Il vento è un cane
    E segue cacciando.
    E il fiume è il visir,
    Lo zar e la SS e mantiene la legge marziale.”

    ci sono tornato per caso…che bella

    Mi piace

  2. Sulla poesia di Heinz Czechowski – sulla sua pienezza concordo completamente con te, Gianni, e ti ringrazio per esser tornato a ricordarlo – e sulla sua traduzione ci siamo soffermate a parlare con Paola Del Zoppo. La nostra conversazione è stata pubblicata tra le “Pagine di letteratura tedesca”, in rete qui.

    Mi piace

      1. letta, conversazione ricca. Tra l’altro mi sono ricordato che volevo comprare il libro quando ne parlasti qua, poi mi scordai. Ora recupero.

        Mi piace

I commenti sono chiusi.