TFA o della lunga attesa: Lettera pubblica al Rettore dell’Università degli studi di Palermo

Al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Palermo
Prof. Roberto Lagalla

Al Delegato del Rettore per la Didattica
Prof. Vito Ferro

Al Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia
Prof. Mario Giacomarra

Al corpo docente della Facoltà di Lettere e Filosofia

Ai colleghi

Vorremmo portare alla vostra attenzione la situazione attuale che riguarda le procedure di accesso al TFA di questo Ateneo, e in particolare quella che interessa la classe A051 (materie letterarie e latino nei licei e nell’istituto magistrale).
Il secondo esame scritto per questa classe – prova di lingua latina e di letteratura italiana – è stato svolto il 5 ottobre; i candidati erano 53. Com’è noto, si è arrivati a questa seconda fase dopo un test nazionale odioso e ottuso nella sua concezione e nella sua formulazione, prova che ha sollevato indignazione da molti fronti dell’accademia e dall’unanimità dei concorrenti, e una necessaria e tardiva revisione da parte del Ministero dei risultati della prova stessa. Già in questa fase – esprimendo una posizione personale, ma che crediamo condivisa dalla totalità dei partecipanti al test – abbiamo vissuto sulla nostra pelle il totale disprezzo nei nostri confronti da parte degli estensori di quelle prove d’esame, e la loro lontananza dall’idea di intelligenza, onestà intellettuale, concetto di preparazione universitaria, insegnamento scolastico e selezione.
La seconda prova scritta, che ci illudevamo in controtendenza rispetto a modalità ministeriali vessatorie, è stata contestabile sotto diversi aspetti, e ha consolidato in noi l’idea di un totale scollamento tra il mondo accademico e la realtà della società in cui viviamo e in cui – da aspiranti insegnanti – vorremmo lavorare. Di nuovo, abbiamo provato su noi stessi un’incapacità (o un dolo) da parte del corpo accademico nell’affrontare, anche intellettualmente, l’organizzazione di un sistema – il TFA e le sue prove di accesso – che già di per sé rappresenta l’ennesima illusione ammannita a due generazioni di studenti di questo ateneo e di questo Paese.
Il motivo che ci spinge a scrivere questa lettera, tuttavia, è l’estenuante ritardo nella pubblicazione dei risultati di questa classe di concorso, ritardo che – come facilmente si immagina – compromette non solo una qualsivoglia serena preparazione ad un orale (tutt’ora al buio), ma che riteniamo offensivo nei confronti di tutti i partecipanti al concorso. Ad oggi, 19 novembre, sono passati 45 giorni dallo svolgimento del test. I compiti da correggere 53, e formulati secondo criteri decisi dalla stessa commissione, anche riguardo alla loro lunghezza e alla difficoltà di correzione. Può risultare fastidioso entrare nel merito dei tempi di correzione di altre persone, con altre incombenze professionali: tuttavia anche noi partecipanti al concorso abbiamo una dignità e una vita.
L’esame orale è stato programmato a partire dal 13 dicembre, lasciando dunque ben poco tempo, seppure arrivasse oggi stesso la pubblicazione delle graduatorie, per la preparazione (per la quale non è neppure stato indicato un programma di massima). In altre università le procedure concorsuali sono già terminate, da settimane.
Nessuna comunicazione ufficiale né alcuna indicazione sulle procedure o sulle fasi di elaborazione dei risultati è stata data. Invece che venire smentito da docenti con cui ci siamo formati, che hanno avuto la possibilità di calibrare le prove di accesso nel migliore dei modi, abbiamo solo visto rinnovato l’arbitrio di un’intera generazione di professori universitari e professionisti nei nostri confronti. Hanno reso perfino peggiore l’esperienza di un TFA che sappiamo tutti lungi dall’essere una soluzione per il mondo della formazione e per gli aspiranti docenti.
Se solo non fosse ormai un’espressione abusata e rispetto alla quale le orecchie sono ormai desensibilizzate, diremmo che siamo indignati dal trattamento subìto. In realtà, forse, ci state togliendo perfino le forze e l’animo per indignarci.

Distinti saluti,

Stefano Nicosia
Luciano Mazziotta

[Un articolo sui test d’accesso al TFA era stato già pubblicato su questo blog con il titolo TFA: dove la metto la croce?]

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