Fuori di testo (nr. 30)

Le cose che pensano

In nessun luogo andai
per niente ti pensai
e nulla ti mandai
per mio ricordo
sul bordo m’affacciai
d’abissi belli assai.

Su un dolce tedio a sdraio
amore ti ignorai
invece costeggiai
i lungomai

M’estasiai, ti spensierai
m’estasiai e si spostò
la tua testa estranea
che rotolò

Cadere la guardai
riflessa tra ghiacciai
sessanta volte che
cacciava fuori
la lingua e t’abbracciai
di sangue m’inguaiai

Tu quindi come stai
se è lecito che fai
in quell’attualità
che pare vera

Come stai, ti smemorai
ti stemperai e come sta
la straniera, lei come sta

Son le cose che pensano
ed hanno di te sentimento
esse t’amano e non io
come assente rimpiangono te
son le cose prolungano te

La vista l’angolai
di modo che tu mai
entrassi col viavai
di quando sei
dolcezza e liturgia
orgetta e leccornia

La prima volta che
ti vidi non guardai
da allora non t’amai
tu come stai (ah come stai)

Rimpiangono te, son le cose
prolungano te, certe cose

 

 

 

 

Lucio Battisti
(da “Don Giovanni”, 1986)

 

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