Flavio Almerighi, Qui è Lontano

Qui è Lontano
Flavio Almerighi

Tempo al Libro, 2010
ISBN 978-88-952-9721-7

 

Spesso la poesia sceglie la forma del diario di bordo. E anche questo nuovo libro di Almerighi sembra inserirsi nel solco di una tradizione che ha da sempre inteso la poesia come espressione di un mondo interiore che è praticabile soltanto attraverso un’esplorazione del mondo esteriore. Così lo scrittore testimonia l’altro da sé per scoprire qualcosa di sé e lo fa anche attraversando altri scrittori e altre scritture, forzando le parole perché aderiscano meglio ad un pensiero provvisorio e parziale, ad un’idea impossibile da spiegare. L’autore si guarda allo specchio del mondo e affida l’espressione di sentimenti contrastanti a quella che potremmo chiamare la “voce degli occhi”. Se, per dirla alla Eliot, “la fine di tutto il nostro esplorare sarà arrivare dove siamo partiti e conoscere quel luogo per la prima volta”.

 

Jamaica Kincaid

collocazione immaginaria altrove
– barbe germogliano continuamente
dentro milioni di maglioni a collo alto,
arie da giocatore incallito in panchina
solitudine da portiere di notte,

estremo in squadre d’attacco,
e il fumo che saltella di bocca
in bocca
senza distinguere l’alto dal basso,
sale e si ammadonna per terra
complice il sole,
digrignante la mia voglia di smettere.

 

La più precisa definizione di andare

è distruzione, noi non vediamo nulla,
nemmeno gli occhi spalancati ai gatti
sulle strade di un dopo guerra infinito,
allora è continuo schiacciare sassi
e sotto intesi, un dormire improvviso,
quando capita, se capita.

Poiché non sappiamo navigare
le nostre stesse lacrime, ecco arrivare
un sorriso – di convenienza,
circostanze in cui abbandono diventa
fertile terreno d’atterraggio per piani
di volo tuttavia mai partiti.
Accompagnamento è lo spartito
nato dalla cattura di lucciole vere,
brillante un momento solo il vetro
ermeticamente chiuso all’esterno.

Non vanno più via, inutili deviati
relitti di una notte insonne, finita
improvvisa in un bagno di sole,
la chiesa stipata fino alla strada.

(a Roberto Roversi, 1956-2008)

 

Questione immobiliare

Non c’è Palazzo
nelle condizioni in cui ti trovi,
come quando dicevi – scopami
e non potevo fare
tutti quei chilometri
in una notte sola,

lo spazio era tutto
insieme di ragionamenti
andati persi,
perché è d’estetica che riempi il cuore
è tutto sia caldo sia freddo
a seconda del mese.

Non avere cura di me,
nel prenderti l’ingresso
fai sparire i sottoscala
che non sono stati miei.

 

Non si spiega Max

Maggio è passato appena
giugno è bellissimo,
le balaustre profumano
come accappatoi freschi di ragazze.
Voglio essere un meccanico,
c’è bisogno di gente come me
pronta a costruire navi e treni
e riparare torti, purché
niente si butti – non prima
che sia veramente a posto.
Ora andrò al fiume
senz’altra leggerezza
delle mie poche ossa,
vado a ridere, piangere,
indolenzito a bermi l’esistenza
d’apprendista per sempre,
e nel chiudere gli occhi – riaprirli
vedrò un altro fiume
un altro ancora,
e non si spiega.

 

Treno in galleria

Quando un treno entra in galleria
i poeti perdono la luna,
i telefoni campo,
cambia la canzone
come tutto suonato prima
mutasse di colpo arrangiamento.

Fu un ceramista
– nella sua lingua
a chiarirmi la bellezza
di leggere versi
e quanto inutile scriverne altri.

Lo stesso treno
sbuca improvviso dal monte,
e il sole uno schiaffo.

6 comments

  1. Nella poesia di Almerighi i versi aguzzi, taglienti, tracciano linee di interni domestici, dinamici, cercano costantemente il punto più alto e altro della parola, di un dire che non sia raccontare spoglio, ma capace di generare per immagini, meravigliare in low profile.
    Un autorevole voce dei nostri tempi, a mio avviso.ottima selezione di brani
    GS

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  2. Almerighi accetta ( adotta ) il rischio e la scommessa di proscrivere le sirene dell’armamentario retorico e investe tutto sulla parola . La capacità rappresentativa del logos è qui sotto gli occhi di tutti ; ed è facile dare credito a questo felice mix tra Spirito e Ragione , tra partecipazione e distacco .
    leopoldo attolico –

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