Elio Pagliarani (1927-2012)

Elio Pagliarani (1927-2012)

 

Elio Pagliarani non è solo UN poeta. Per me Elio Pagliarani era – usare l’imperfetto è solo una questione di cronologia (o di Cronache e altre poesie), nient’altro – IL poeta. Non c’è poeta che abbia amato, ammirato, studiato quanto l’autore de La ragazza Carla. Non c’è poeta che mi abbia più commosso, quanto il poeta delle Lezioni di fisica. Non c’è verso che non riesca a suscitare in me una qualche reazione, come lo ha fatto lui, il narratore in versi di questa italietta fatta di contrabbandieri, di arrivisti, di deliranti giocolieri di borsa, l’autore de La ballata di Rudi. Mi piace pensare che le sue poesie non abbiano smesso di “dire”. Vorrei una critica sempre più attenta a quello che è stato il maestro di un’intera generazione, se non di più.
Il suo ultimo lavoro, Pro-memoria a Liarosa, il primo “racconto in prosa” autobiografico del poeta, la prima sintesi di colui che in Cronistoria minima aveva dichiarato guerra alla tirannia dell’io, si concludeva così, e così concludo anche io in questo non-Necrologio, bensì un Biologio, perché quanto di morte noi circonda a noi tocca mutarne in vita:

“Ma se quando l’inverno ibernasse, scrivevo
indeclinabile resterà l’amore:
Cetta, aspetta che non ho finito.”

E non penso che abbia finito.

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“Io non accetto il cambiamento: o era giusto prima o è giusto adesso
non è che sono matta nella testa: difendo la vita nella sua interezza.”

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(da La ballata di Rudi)

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“Certo
qui non si salva la tua né la mia faccia
vorrei vedere che non fosse così
che si compisse nei versi la catarsi che bastasse
questa pietà oggettiva che ci agghiaccia”

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(da La pietà oggettiva – a Luigi Pestalozza)

Ciao maestro.
L. M.

13 comments

  1. Scusatemi, non la posso liquidare con due parole. Pagliarani NO. E’ il padre della poesia che scriviamo, che scrivete, che reputiamo oggi tale. E’ colui che senza clamore ha inserito il parlato, quello confidenziale, quello congeniale e masticato ogni giorno nei versi, non è solo l’autore della ragazza Carla , è quello della ballata di Rudi che fa lievitare la poesia dal pavimento come un giro di vento. E’ Pagliarani, non Zanzotto nè Sanguineti con tutto il supporto militante che li sosteneva, è la poesia che si fa traccia di luce da sola nel buio.Che perdita!

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  2. Gianluca, benché tu dica parole più o meno condivisibili, non mi sembra, oggi, convenevole fare una gara a chi, tra i morti, merita di essere più vivo. Con Pagliarani, con Zanzotto e Sanguineti se n’è andata parte della nostra storia poetica…
    Mi sembrano parole un poco fuori luogo, le tue, in questo momento.

    l.

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  3. non serve cancellare nulla, Gianluca! la tua replica chiarisce ciò che comunque era evidente, ossia che le tue erano parole dettate dall’impulso del momento e dal sentimento della perdita che comunque, mi par di capire, è comune a tutti quelli che trovano Elio Pagliarani un vero poeta.

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  4. bel ricordo Luciano, stasera quando ti ho telefonato mi è sembrato di chiamare un amico per avvertirlo di una grave perdita prima che lo scoprisse in altra maniera, ma facebook aveva fatto prima di me.
    grazie

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