Effeffe e la révolution del Surf-publishing: Chiunque cerca chiunque – una nota di Claudio Moretti (post di Natàlia Castaldi)

di Claudio Moretti

Chiunque cerca chiunque, di Francesco Forlani

Ecco finalmente un libro che non crea stress ai librai: che si venda o non si venda, non cambia nulla. Infatti in libreria il libro non c’è. Voi volete comprarlo? Non potete. Andate in libreria a domandarlo? Vi diranno che è fuori catalogo (tanto dicono sempre così i librai quando non sanno procurare un libro).
Francesco Forlani è scrittore, è fra i redattori di Nazione Indiana, eppure non ha trovato un editore disposto a pubblicare il suo ultimo libro. Con una mossa che rivela indipendenza e creatività, ha deciso di saltare gli editori e rivolgersi direttamente al suo pubblico. Si potrebbe dire che è un altro che si è lanciato nel self-publishing, che ha pagato per farsi pubblicare. Non è proprio così, lui ha messo in pratica un’altra tecnica, quella che lui, inventore di definizioni e di nomi, ha chiamto surf-publishing: ha curato la stampa del suo libro in 200 esemplari, ha trovato (immagino senza soverchi problemi) 200 persone che erano disposte a comprare il libro e ha venduto l’intera tiratura, penso ancora prima di stamparla, occupandosi anche della consegna, personalizzando ciascun libro con una dedica: così adesso abbiamo un libro di cui non esistono più copie cartacee in commercio (eccetto quella che ho comprato io: da buon libraio dell’usato, la mia copia la venderò quando la quotazione di questa piccola tiratura sarà schizzata alle stelle: ecco spiegato perchè la mia dichiarazione dei redditi è comparabile con quella del nostro povero ministro di grazia e giustizia).

Ma cos’è questo libro, questo oggetto misterioso, questo oggetto del desiderio per i molti che lo vorrebbero e che non possono possederlo?
E’ una guida sentimentale (ma anche un po’ carnale) di Parigi: in questo libro veniamo introdotti in una Parigi di esuli, di emigrati, di italiani e stranieri che risiedono, per mille motivi, a Parigi, che la vivono e la soffrono. Siamo agli inizi degli anni ’90, le notizie di Mani Pulite e di Berlusconi arrivano dall’ Italia, a Parigi esplodono le bombe nei metrò ma tutto il mondo di questi ragazzi, perché sono ragazzi, giovani uomini e donne che hanno deciso che la vita è lì, ruota attorno a una grande avventura, una folle scommessa: far uscire una rivista collettiva chiamata La Bete Etrangere. Seguendo le loro avventure, raccontate dalla prima persona del protagonista (non mi domando più quanto ci sia di autobiografico nei romanzi, anche quando il protagonista ha lo stesso nome e cognome dell’autore) si penetra in luoghi e situazioni inaccessibili a noi, comuni conoscitori della Parigi turistica. Scritto sotto forma di diario sconnesso, ogni capitolo ci racconta un’avventura, mescolando l’italiano al francese ad un improbabile argot misto di francese di Caserta. Piacevolissima lettura, farcita di riferimenti anche utili: come non approfittare delle leggi universali che Francesco e Massimo sfornano a ritmo continuo? O, nel mio caso, come non approfittare del saggio suggerimento che fanno di “Cul et Mystere” le due colonne necessarie a reggere una libreria che riesca a sopravvivere?
Finisco il libro e un po’ di rimpianto c’è, rimpianto di non aver scelto quella strada, di non essere andato a Parigi quando ne avrei avuto l’occasione. Per fortuna Francesco mi viene in aiuto:

a Parigi le cose le paghi il doppio come se da una parte si dovesse pagare il diritto di dire: vivo a Parigi, che tutti, specie se italiani, svengono e fanno le mosse e ti dicono che anche loro, sì che se non fosse stato, sì che c’era una città dove, sì, e poi li blocco, mi metto il casco da operaio e affiggo il cartello “stiamo lavorando anche per voi”.

Ma è un vero peccato che voi non possiate leggere questo libro, vi sarebbe piaciuto di sicuro. Peccato, a meno che… A meno che voi non andiate qui e vi scarichiate la versione in pdf, completamente gratis. Lo so, bisognerà leggerlo sul computer o su un lettore di libri digitali, che ci volete fare, esistono cose peggiori. Intanto la mia copia cartacea continua a crescere di valore, giorno dopo giorno.

19 comments

  1. La mossa di F.Forlani è stata geniale, avrà un seguito?
    alcuni librai si affidano e pubblicano le scempiaggini
    della Lttizzetto….

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  2. Se come spero, lo scrittore Forlani sarà un capostipite
    di una iniziativa rivoluzionaria. (si sentiva il bisogno di
    inventare qualcosa…)

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  3. averne di “sempie” – come si direbbe a Venezia – come Luciana, primo!
    secondo: Forlani non ha inventato nulla! i carteggi tra poeti e editori o poeti e poeti, o poeti e critici sono zeppi di lettere in cui ci si informa se le “cedole di sottoscrizione” siano state consegnate per potere andare in stampa e coprire le spese dell’editore “affinché non ne abbia a perdere” (scriveva Montale a Solmi, per esempio alla vigilia degli Ossi).
    semmai a quasi un secolo da quella prima pubblicazione montaliana ci ritroviamo a percorrere le medesime strade per garantire la pubblicazione di un libro di prose o di poesie o d’altro che sia.

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    1. Io non ho inventato nulla, ha ragione Fabio, nel 3500-3300 aC. s’erano inventati qualcosa, io ho solo raccolto il testimone. Scusa ma Montale c’è su facebook? effeffe ps intanto ringrazio Natàlia per avere voluto riprendere questo pezzo, e Claudio per averlo scritto. Il 28 ho presentato proprio con la libreria Marco Polo al Metricubi il libro che non c’è, (senza editori) ed è stato bello lo stesso. Questa cosa che uno legge dei brani del proprio libro, con i musicisti che intervengono, le luci, i microfoni, un’esperienza fantastica che non conoscevo prima di ora. Una bella invenzione poi quella del pubblico, e l’acqua , i canali, vi giuro Venezia è meravigliosa

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      1. io ho la mia copia personalizzata, sì, perché ogni copia ha all’interno la foto del suo lettore, con dedica. A me Francesco ha assegnato la carta delle “probabilità” in questo monopoli di vite e incroci, ed è proprio questa carta, che nulla assicura ma tutto prospetta, che voglio giocarmi fino in fondo nello spirito di questo romanzo che insegna la passione, l’ideale, la voglia di fare e cercare “insieme” la costruzione di una letteratura il più aderente possibile al mescolarsi degli umori più veri della vita.
        Effeffe, quest’estate insceniamo il Chiunque sulla spiaggia tra Scilla e Cariddi, con tutti i meltin’ poets.
        grazie.

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  4. Una leggenda metropolitana ( mai avuto conferme) narra che Giorgio Napolitano fosse tra i sottoscrittori di una copia dei versi del capitano, usciti in forma anonima a Napoli, e poi riconosciuti anni dopo ufficialmente da Neruda. Chissà se è vero. E’ vero però che nel nostro tempo nulla si inventa, tutto si riscrive in una forma che ad alcuni sembra diversa, ad altri sempre allo stesso modo. Una dedica diversa per ogni copia però potrebbe essere un artificio utile a tentare la strada di una maggiore diffusione della poesia. Da pensarci sopra.

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  5. se si spulcia tra i contatti di Penna e Luzi son certo che spunterà pure Montale, su facebook ovviamente

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  6. idea geniale tutti i miei complimenti al signor forlani.
    però io antonella taravella ora come ora se stampassi duecento copie di un libro e li consegnassi porta a porta a chi me lo ordina non me lo potrei permettere finanziariamente.
    stò a guardà il capello? si.
    c’è chi può e chi no.:)

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  7. Anto, io vivo a Messina, lo sai! :)
    non è costato 100 euro a copia, aspetta che guardo lo scontrino della postpay, non ricordo esattamente la cifra, dovrei averlo ancora nel borsellino.. o forse no, comunque mi pare di aver speso entro i 20 euro con le spese di spedizione suppongo; non ricordo perfettamente perché l’ho preso appena uscito e l’avevo prenotato mentre veniva scritto.
    Francesco ha fatto questo, ha raccolto i suoi duecento lettori ed ha regalato loro il suo lavoro, e ripeto regalato, in quanto la nostra partecipazione ha potuto appena coprire le spese senza garantirgli alcun guadagno.

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  8. p.s.: poi quando dici “è stato a genova da te non credo viaggi gratis”…. che significa?
    nel senso a) io non sto a genova; b) anche se fosse, ti risulta che gli editori paghino le trasferte per i reading?
    boh!

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  9. nel post dici che lo consegnava lui personalmente almeno mi è parso di capire così
    e visto che so che è stato da te a Messina e da un’altra a Genova…ho fatto due più due e mi son detta bella cosa, ma le spese degli spostamenti?
    io non li cago i soldi ergo lui li ha di suo per farlo

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    1. Antonella, a) ti prego di controllare il tuo linguaggio; b) ha consegnato dei libri andando a fare i reading, a me lo ha spedito costo compreso nel mio versamento postpay.
      Conosci Francesco Forlani? Sai come vive e di che vive, conosci la sua dichiarazione dei redditi? No. Quindi perché fare affermazioni su come “caghi” i soldi tu rispetto a lui? ti pare?
      p.s.: generalmente quando si fanno reading presso amici che organizzano per te, si viene anche ospitati, tra amici – come ben sai – questo capita spesso.

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  10. ciau antonella
    ti racconto il dispositivo molto semplice
    le copie erano vendute a 20 euro
    ogni copia è costata in tipografia sui quindici euro
    (filo refe, carte buone, allestimento perfetto, tempi di stampa perfetti, bandella e cartoncini personalizzati per i lettori, impaginazione a cura del grafico della mia rivista Sud a titolo gratuito e correzione bozze dei lettori)
    le città con maggior numero di lettori sono state
    Parigi,Torino, Bologna, Milano, Genova-La Spezia, Roma, Napoli-Caserta
    in queste città ci sono spesso per lavoro (spettacoli teatrali, inviti a festival, progetti finanziati ecc)
    Un ruolo fondamentale lo hanno avuto degli amici librai di quelle città, amici da cui ho potuto lasciare la copia di coloro che non erano potuti venire all’appuntamento.
    Appuntamento per esempio a Milano (circa trenta copie) è stato al caffè della stazione centrale. uscendo sulla sinistra, con caffè dedica e abbracci.
    A Napoli (una ventina di copie) ci siamo visti al Gambrinus e le altre le ho lasciate alla libreria Treves di piazza plebiscito
    Parigi appuntamento da Fortunato della libreria Tour de Babel.
    A Torino (circa 50 copie) la consegna l’ho fatta alla Trebisonda di San Salvario e alla Voyelles di via san massimo
    A Caserta la consegna (una ventina di copie) è avvenuta sia al Tequila tenuto da uno scriba Gianni Campi, sia dalle mie sorelle e fratelli (famiglia numerosa otto copie)
    a Roma, una trentina di copie, alla libreria Fahrenheit di campo dè fiori e all fiera della piccola media editoria (lettori romani e non tipo Nunzio festa che è di Matera e che era lì per lavoro) In alcuni casi ho consegnato le copie al binario. Scendendo da Torino, consegnate cinque copie al binario 2 firenze e otto copie al 4 di Bologna, sporgendomi dal finestrino
    stessa cosa per 5 copie di Aversa. A Ischia, quattro lettori, andata e ritorno in giornata, invito a pranzo e passaggio in radio giustificava l’acquisto traghetto comunque alla portata del viaggiatore (non ricco di famiglia)
    le copie rimaste, una cinquantina, sono state spedite via posta con sconto piego libri meno di due euro l’invio, e tutte le copie arrivate a destinazione. diciamo che il dispositivo vale per chi come me, per lavoro,(porto in giro i miei spettacoli e reading) per amore, per vita, non sta fermo nella propria città, obbligo di permanenza a torino fino ad aprile, del lunedì pomeriggio e del venerdì mattina per supplenza di filosofia al liceo francese.
    Non ho famiglia, non ho figli, sono libertino e abito in un monolocale, quando ci sono.
    voilà. Una rivoluzione piccola, nel suo piccolo. E entusiasmante.
    effeffe

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