solo una poesia (post di Natàlia Castaldi)

Joseph Cornell

[nuove liriche dell’incompiuto – #1]

*

Il miracolo di quelle cose libere che si amano così,
così – quasi fosse
l’impossibilità di domare la pelle del mare,
o la riva del fiume quando devasta la saccenza
delle previsioni oltre l’abisso della sorpresa,
ma” è solo
[o_siamo] una parola, che svolta

  • dunque, eccoci: prossima scena:

il tavolino si allaga
dentro lo sguardo di una donna] lui osserva.
Si suppone che piovesse, non è detto un pianto,
si suppone ancora una sorpresa:

lei non chiese, lei non aspetta.

Ricapitolando, dunque
C’era una donna, poi fu un seno e più tardi ancora
un piccolo ristagno che chiamarono
cielo come il grido di chi nasce
nel silenzio di chi muore.
Si aggiunsero poi
un’unghia spezzata, lo smalto, pezzetti di memoria,
vetro colorato, calze a rete, – si disse un tempo
di una riga che saliva su per il polpaccio alla coscia

un’ascesa al paradiso.

Di tutte queste cose libere è la natura terrena
dell’amore quando mima il suono nel suo petto
che sembra mio così pieno,
piccolo grosso, distrattamente andato
giù dabbasso al ventre maturo

  • si disse un tempo: turgido, bianco, come qualcosa di incompiuto:

ma la natura distratta delle cose
è un equilibrio di terrena assoluzione,
la sorpresa per ciò che non sapremo.

_________________________
the Durutti Column
*Lies of mercy*

14 comments

  1. questo sì che è parlare del corpo in una poesia e con esso dare voce a un’esperienza, un pensiero, ricostruire un’identità o cercarla.
    mi piace molto la sequenza che descrive, con tanta femminilità e sensualità, la “linea” finta di un collant (con il suo pendant grafico che mi ricorda Zanzotto). davvero una “ascesa al paradiso”.
    bella natàlia. davvero bella

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  2. Volevo dire.. me lo hai ricordato nel sapere parlare dell’atmosfera che sa creare l’intimità di un corpo quando diventa il meteo della scrittura… Come in un seno tondo luna che si fa concentrico di un sole capezzolo… astri e satelliti che orbitano il cielo della probabilità di farsi reali oggetti scenici dello, di uno spazio.
    Ecco. buona domenica
    f.

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    1. il corpo è un vettore/catalizzatore di emozioni e sensi, percepiamo col corpo, elaboriamo con la mente e la memoria è un collant(te) che aderisce, copre, lascia trasparire, e – bonariamente – rielabora il vissuto e quanto di esso in/compiutamente “sarebbe potuto, ma non è stato”*.
      grazie Francesca, avevo compreso il nesso e l’accostamento, che mi gratifica e molto.

      *da “dialoghi con nessuno” ed smasher 2011

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