
Ripensavo la gioia, il tuo alimento,
ti guardavo i capelli, il viso chiuso
e intento sul giornale dove ho finto
anch’io di leggere, rimanendo escluso
a te seduto accanto sul tuo filobus.
Ho le prove – potrei gridarlo ai giudici –
che non mi hai visto porterò le prove
fino che campo, che la capacità del mio pensiero
nemmeno con la forza dello sguardo
di un estraneo passeggero sopra il filobus
sa arrivare a sfiorarti.
*
Sarà ora di chiudere, amore,
che smetta di fare la guardia al cemento
tra piazza Tricolore e via Bellini
di coprirmi la faccia col giornale
quando ferma la E, di attraversare
obliquo la tua strada, di patire
anche a passarci in treno
in fondo a viale Argonne
vicino alla tua casa.
*
Il verso “quanto di morte noi circonda”
apriva, e nella chiusa, isolato, bene in vista
“tu sola della morte antagonista”.
Ma già prima del termine di giugno
la mia palinodia divenne sorte:
nessun antagonista alla mia morte.
E sono vivo senza rimedio
Sono ancora vivo.

12 risposte a “Elio Pagliarani – tre poesie”
Segnalo l’uscita (da pochissimo!) di questa monografia su Pagliarani. (-:
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Ops. Ho dimenticato il link: http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=3018
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Come mi piace Pagliarani.
Grazie!
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ndr sei tu l’autore della monografia? Se sì scambiamoci un paio di mail, perché mi interessa parecchio il libro e gli vorrei dare un’occhiata.
Grazie
L.
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@ndr
Dimenticavo, sempre se sei l’autore della monografia. Scrivi la tua mail all’indirizzo di poetarum e lì ti do la mia privata. La monografia mi sembra veramente interessante.
poetarumsilva@babelfault.com
Luciano
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Ciao Luciano, non sono l’autore della monografia, ma lo conosco. Gli dico di scriverti. Ciao!
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Sì bene. La vorrei leggere per recensirla. Mi interessa molto il discorso. In particolare vorrei capire di cosa si parla quando si accenna ad un’eresia di Pagliarani. Questo mi resta un po’ oscuro.
Ndr, qui comunque ci si presenta un po’ tutti. Potresti anche utilizzare nome e cognome. :-)
A presto
Luciano Mazziotta
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In realtà, Luciano, io ho usato il mio nome, anche se non per intero (il 50%), e mettendo il link al mio blog non ci ho pensato più di tanto ad esplicitare etc. In somma, non mi sembrava di aver nascosto alcunché, per conoscere la mia identità bastano due clic. (-;
Ciao,
a(ndr)ea branco(lini) [nico – unpoapolide] (messo anche vari soprannomi (-;)
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Andrea, non era una critica “distruttiva”. Era un consiglio. Non pensavo avessi nascosto qualcosa. C’è solamente il piacere di conoscere chi condivide la stessa passione e le stesse letture (e gli stessi studi/ricerche).
aspetto delucidazioni sulla monografia
a presto ancora
Luciano
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Se domani ti arrivano dei fiori
sbagli se pensi a me (io sbaglio se
penso che il tuo pensiero a me si possa
volgere, come il volto tuo serrato
con mani troppo docili a carpire
quando sulle tue labbra m’era dato
baci dalla città) non so che fiori
siano: te li ha mandati per amore
d’amore uno incontrato in trattoria
dove le mie parole spesso s’urtano
con la gente di faccia.
Che figura
t’ho data, quali fiori può accordare
nella scelta all’immagine riflessa
di te?
Non devi amarmi se ti sbriciolo
su una tovaglia lisa: e non mi ami.
Questa poesia di pagliarani rispuntata fuori oggi dal mattone mondadori ‘ Poesia Italiana del Novecento’contiene uno dei passaggi più oscuri che io abbia mai incontrato nelle mie letture. Sono i versi inclusi nella parentesi, tra il quattro e il sette. Li avete mai decriptati?
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Scusate, correggo il tiro, volevo dire a scioglerli, perchè quel nodo mi ha sempre incuriosito. Grazie
GS
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vabbe’, stasera ( come sempre) scrivo male, ..a scioglierli..
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