Mariangela Guàtteri “Stati di Assedio” – Vincitore della XXV edizione del Premio Lorenzo Montano

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Mariangela Guàtteri  Stati di Assedio

Vincitore della XXV edizione del Premio Lorenzo Montano

Sezione “Raccolta inedita”

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CODE-VERSE

di Federico Federici

 

Tre Neurosi, tre ferite inferte alla materia viva del testo, fitte di dolorose suture, punti intrecciati in una grande allegoria di linguaggi. La scrittura è soffusa di codici, segni diversi combinati a ricostruirsi un senso nell’ambiguità. Così è per il latino mescolato al rigore di una cartella clinica, per i riferimenti diagnostici accostati al backup di una macchina sull’orlo del reset, per la solitudine colma di autorità nel cybersex masochistico che rielabora alcuni tòpoi della sottomissione religiosa e del delirio mistico.

L’automa compenetra il corpo dell’Uomo, l’oggetto animato diviene pròtesi di quello inanimato, in un continuo morphing creatura-cosa-creatura. Il principio darwiniano è sostituito da quelli casuali di una logica impazzita, quasi un codice genetico modificato, che regola il calcolo proposizionale/evolutivo secondo un’approssimativa tavola di verità. Questa idea riflette la conditio humana contemporanea, in cui l’identità è distribuita, frammentata in istanze di cloud computing prima di ricomporsi in ego e l’imprevisto è un dato incalcolabile per Natura, un margine di incertezza tra le pieghe di un modello statistico, probabilmente fuzzy. Tutto ciò che non può essere trascritto in un linguaggio vibra nella dislocazione non deterministica delle sue parti, una maceria, un dolore che vale per sé come malessere del corpo e non su scala elementare.

L’impasto dei codici forgia una matrice linguistica pregnante, che riproduce nel testo la figura e le dinamiche di una complessa rete neurale, le cui terminazioni hanno carattere periferico e informano il corpo e il mondo l’uno dell’altro. Alcuni termini agiscono da tag, attrattori, cortocircuiti dall’esito imprevisto: salvare, stato corrotto, accesso, memoria, conflitto ecc.

La dialettica tra programmazione, scrittura di ricerca e poesia è risolta in favore di quest’ultima, adottando un’impalcatura formale entro la quale condurre però il fiato della parola ispirata, accettando la sfida di installare la poesia nel cuore della macchina, negli interstizi del suo linguaggio, tra i segnacoli di una metrica diversa.

È come se un task manager fosse improvvisamente attivato dalla parola, indicando processi virali, thread latenti all’interpretazione, altre istanze il cui arresto porterebbe a un crash di sistema o a permanente instabilità. Per questo i sottintesi del testo rimandano a link ipertestuali, a file nascosti con astuti meccanismi di rimozione/rinominazione. La varietà dei segni indica, oltre la sintassi dell’algoritmo, il continuo processo di rottura/adattamento dello schema logico-formale di fronte a quello irrazionale-informale dell’istinto poetico. L’uso di parentesi è sistematico: le quadre racchiudono commenti, frammenti di codice saltato; le tonde risultati temporanei o istruzioni di controllo; le graffe sequenze di comandi (il modo usato è sempre imperativo); le acute richiamano altre parti, nominano un altrove.

Le Neurosi sono allora tre segmenti di un unico programma articolato in routine, veri e propri code-verse annidati nel corpo del testo. Una formula rituale d’apertura le segnala, un header standard di inizializzazione. La routine di output è ovunque denominata <assedio> e numerata con indice crescente. La gerarchia prevede che i primi due segmenti lavorino in parallelo, restituendo l’output al terzo (I→III: tempo→dolore; II→III: tempo→coazione) che lo eredita ed elabora in un loop privo di break o return, aprendo il tempo di calcolo al mistero dell’eternità, non producendo altro risultato che un’ossessiva attesa (III→∞: tempo→ossessione). Così è l’Universo, un gigantesco loop interminabile che modifica i suoi microstati, una catena di input-output annidati senza sbocco, come un codice che scriva dentro sé altri frammenti, senza un terminale esterno che li sveli – a cosa poi? A chi? È la chiusura più perfetta di un alfabeto nella propria algebra di cui ad oggi si ha notizia. EOF.

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Testi

 

1 

<Il potere>

potere                                 [la detenzione di esistenza]

una forma di potere      [il maneggio di un processo volontario

di una alterazione]

è un potere                       [lo stato percettivo che organizza

i dati]

a scopo di visioni           [disegni sonori

corpo di odori

ultravioletti emergenti

forme in calore]

come un sognare

polvere in rivolta

che mostra i lati:

X sulle cose (irradiazioni)

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e allora solo ossa

[uno stato pulito]

un accesso immediato

si trasmette l’esistente

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[si comunica]

si salva

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2

 <Il piacere>

piacere                                [l’abbandono di uno stato di esistenza]

una forma di piacere     [il maneggio di un piano di confine di

un’autopunizione]

è un piacere                      [lo stato percettivo in acuto su

un senso]

a scopo di visioni            [disegni sonori

corpo di odori

ultravioletti emergenti

forme in calore]

come un venire

in amplesso totale

col mondo al confine:

XXX sulle cose (divaricazioni)

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e allora solo carne

[uno stato corrotto]

un accesso violento

si penetra e si stringe

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[si desidera]

si vive

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3

<Il dolore>

dolore                                  [una linea di confine d’esistenza]

una forma di dolore       [lo stato di un’ansia collettiva

che diserta la memoria]

è un dolore                        [lo stato percettivo che si ingoia]

a scopo di visioni           [disegni sonori

corpo di odori

ultravioletti emergenti

forme in calore]

come un’urgenza

un conflitto dei nervi

che sfocia in paura:

X sulle cose (sparizioni)

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e allora solo ombre

[uno stato nascosto]

un accesso impedito

si propaga l’infezione

.

[si muore]

si dichiara

 

4 commenti su “Mariangela Guàtteri “Stati di Assedio” – Vincitore della XXV edizione del Premio Lorenzo Montano

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