Stradivarius

Si può dire che in questo nome è racchiusa la continua trasformazione del capoluogo lombardo. In quella Milano in cui il vento sta cambiando, pochi mesi fa ha chiuso anche l’ultra trentenne Stradivarius. Si trovava a pochi passi dal duce capovolto di Piazzale Loreto. La vecchia insegna verde, quella con il violino racchiuso in un cerchio, ha lasciato il posto a una scritta bianca e rossa.

“Ora non c’è più nessuno da incontrare”.

E’ la prima cosa che ho pensato quando, rientrando a Milano, ho visto che il negozio di dischi nel quale ho trascorso buona parte della mia adolescenza, l’ennesimo del settore, ha chiuso. Non mi sono potuto fermare davanti alla vetrina a guardare i concerti in programma o i cd esposti, lamentandomi di quel cantante in primo piano e di quel jazzista messo in bilico là dietro, come già mi era successo di fare in passato. Non ho potuto.

Mentre i ricordi iniziavano il loro percorso, tra i miei primi acquisti musicali e i vecchi vinili in offerta, ho solo pensato che non c’era più nessuno da incontrare.

Nella fretta mi sono venuti in mente Giorgio Gaber alla ricerca di qualche nuovo disco di classica o l’attesa condivisa con Maurizio per quel disco doppio che impiegò Oltre nove mesi a uscire. Ricordo la scoperta degli Smiths e quella di Massimo Urbani. Ho pensato che non ci sarà più nessun tredicenne che riceverà degli adesivi acquistando il nuovo disco di Zucchero e nessuno avrà consigli per un regalo. E nemmeno potremo rivederci di sfuggita con Nicola Gardini, tra le mani l’ultimo di Mina e quasi una giustificazione “perché oramai è diventata un’abitudine”.

Stradivarius continuerà a vivere come etichetta discografica, specializzata in musica strumentale, dalla musica sacra a quella rinascimentale-barocca.

E in questa città senza fantasia, per ironia della sorte, il mese prima a pochi passi da quei venti metri che restano del vecchio Lazzaretto (una volta la quinta meraviglia di milano), poco più lontano dal duce capovolto, ha aperto un nuovo negozio di abbigliamento giovanile. Mi hanno detto che è una catena che fa capo a Zara. Devo proprio dirvi come si chiama?

7 comments

  1. eh, marco, ti ricordi quando ti scrissi un sms, dicendoti che a Macerata (in un buco di centro storico) restistevano tre negozi di dischi a distanza di pochi metri? Pensai proprio al contrasto con Milano e a quanti negozi di musica storica, siano spariti negli ultimi anni. Tristezza, “non è la parola esatta ma è la prima che mi viene in mente” [cit.]

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  2. Non deleghi e non le mandi a dire, Marco. Ci vogliono acume e sensibilità – insieme sono merce rara – per tratteggiare una “città senza fantasia”. Anche Roma non scherza. Penso al negozio storico di via Guido de Ruggiero (Montagnola)… ma questo ricordo è già passato remoto.

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  3. Stradivarius era una tappa fissa in quelle poche volte che mi capita di tornare a milano. Quella sera, girando in Via Caretta, non ci volevo credere.
    Come canta Manuel “è un po’ di me che se ne va”.

    Ps: Mi ha fatto venire in mente anche Uomo d’acqua dolce di Albanese e la famosa scena girata in un altro negozio storico che non c’è più…

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  4. bello! a Mestre resiste un negozio di dischi del genere, vicino alla libreria Don Chisciotte.
    Quando e se sei in zona, ricordami di portartici.

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