“Lasciapassare” di Ingeborg Bachmann

Attratta dalla loro chiarezza profetica, sto ‘ronzando’ da giorni intorno a questi versi, dei quali esiste una prima versione radiofonica, del 1957, recitata da colei che li ha scritti, Ingeborg Bachmann.

Ingeborg Bachmann (1957)

Freies Geleit (Aria II)

Mit schlaftrunkenen Vögeln
und winddurchschossenen Bäumen
steht der Tag auf, und das Meer
leert einen schäumenden Becher auf ihn.

Die Flüsse wallen ans große Wasser,
und das Land legt Liebesversprechen
der reinen Luft in den Mund
mit frischen Blumen.

Die Erde will keinen Rauchpilz tragen,
kein Geschöpf ausspeien vorm Himmel,
mit Regen und Zornesblitzen abschaffen
die unerhörten Stimmen des Verderbens.

Mit uns will sie die bunten Brüder
und grauen Schwestern erwachen sehn,
den König Fisch, die Hoheit Nachtigall
und den Feuerfürsten Salamander.

Für uns pflanzt sie Korallen ins Meer.
Wäldern befiehlt sie, Ruhe zu halten,
dem Marmor, die schöne Ader zu schwellen,
noch einmal dem Tau, über die Asche zu gehn.

Die Erde will ein freies Geleit ins All
jeden Tag aus der Nacht haben,
daß noch tausend und ein Morgen wird
von der alten Schönheit jungen Gnaden.


Lasciapassare (Aria II)

Con uccelli ebbri di sonno
e alberi crivellati dal vento
si leva il giorno, e il mare
gli vuota addosso una coppa spumeggiante.

I fiumi scorrono all’acqua grande,
e la campagna mette promesse d’amore
in bocca all’aria pura
con fiori freschi.

La terra non vuole sostenere funghi di fumo,
non vuole sputar creature via dal cielo,
far fuori con pioggia e lampi d’ira
le voci inaudite dello sfacelo.

Con noi vuole veder destarsi, lei,
i fratelli variopinti e le sorelle grigie,
il re pesce, sua altezza l’usignolo
e il principe del fuoco salamandra.

Per noi pianta coralli nel mare.
Ai boschi ordina di mantenere la calma,
al marmo di gonfiare la bella vena,
alla rugiada, ancora una volta, di andare oltre la cenere.

La terra vuole avere ogni giorno
un lasciapassare dalla notte per il cosmo,
che ancora per mille e un mattino giovane grazia
si faccia dall’antica bellezza.

(traduzione di Anna Maria Curci)

Le parole del compositore Hans Werner Henze, nella sua lettera scritta in italiano all’amica Ingeborg (lettera scritta a Napoli il 29 maggio 1957 e riprodotta qui con l’avvertenza che la punteggiatura è del tutto assente anche nell’originale e che gli apparenti refusi non sono tali), schiudono una interessante prospettiva di lettura dei versi di Freies Geleit, Lasciapassare, che, con il nome di Aria II, sono entrati a far parte dell’opera Nachtstücke und Arien, eseguita per la prima volta nell’ottobre 1957 in occasione dei Donaueschinger Tagen für Neue Musik. La musica è di Hans Werner Henze.
illustre matta del secolo
Ebbi il tuo ultimo grazioso scritto con molt’emozione visto che conteneva bravamente anche una delle più belle poesie del mondo che quasi mi dispiace rovinare con i suoni che magari non piaciono ma che vuoi che ti dica allora qui c’è il sole estivo e quindi le prime due rose sono in fiori e anche altre piante fanno la stessa cosa e pensare che tu non hai nemmeno visto i due originali paesaggi della scuola di Posillipo fine settecento e neppure ammirata la gardenia in fiori e facendo un profume indicibilmente bello ma che vuoi che ti dica poi la terrazza ora è anche ammorbigliata troppo commoda e non si lavora più non si ragiona più ma il titolo freies geleit mi piace e farci un’aria chissà che bellezza e tu non hai capito che volevo sapere se mi permetti di usare im gewitter der rosen come recitativo e poi seguire rosent schatten rosen ci sono tanto begli vocali cose di pazzi e allora permetta melo perché la forma già la vedo e sarebbe bell’assai come tutte le cose […]

(da: Ingeborg Bachmann/Hans Werner Henze, Briefe einer Freundschaft. Herausgegeben von Hans Höller. Mit einem Vorwort von Hans Werner Henze, Piper, München 2004: 365)

6 comments

  1. In un passaggio della sua Autobiografia, Hans Werner Henze dà a questi versi di I.B. l’appellativo di “inno corale a un futuro senza armi nucleari”. Il contesto storico che fa da sfondo a “Freies Geleit” è il movimento ‘contro la morte nucleare’, che allora, nei primi mesi del 1957, stava levando la sua voce.

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