GUARDERÒ INDIETRO (G. GIUDICI)

GUARDERÒ INDIETRO

Guarderò indietro, non avrò più paura.
Dimenticare amici, dimenticare sventura
o ventura, non serve, cambiare accento,
sapere tutte le giuste notizie,

dunque non serve. Se è da rifare il mondo,
datemi la mia parte, fissatemi il tempo,
controllatemi, lavorerò…Ma qui un po’ di vento
già mi sbalsestra, mi scopre se mi nascondo,

mi coglie in fallo: basta un niente a tradirti,
e sbagliare da soli non dà esperienza.
Cominceremo daccapo, ma qui è già sabato sera,
credo che il Diavolo esiste, volevo dirti.

(G. Giudici, La vita in versi, 1965)

One comment

  1. Questi versi, dalla fluida ricchezza discorsiva, sembrano ricordare quanto le nostre velleità siano spesso frustrate. La tensione di rammemorare, di accingersi a compiere il proprio dovere, se non nei confronti della storia, almeno verso la nostra coscienza umana, appare eccessiva, quindi esposta al fallimento. Da questa condizione precaria il poeta però non riceve un segnale negativo, la provocazione è ribaltare tutto con la proposta di un nuovo approccio al compito di migliorare la realtà: “…Se è da rifare il mondo, / datemi la mia parte, fissatemi il tempo, / controllatemi, lavorerò…” . L’atteggiamento costruttivo non garantisce la buona riuscita, ma almeno esclude che il poeta se ne senta troppo responsabile. Con aerea leggerezza, Giudici, contrappone allo sforzo singolo, il futuro corale dell’azione rinnovatrice, lo si avverte nel verbo “Cominceremo” in chiusura della lirica. Un tratto di umiltà però è rappresentato dalla consapevolezza del limite, cui sono esposti tutti gli sforzi di cambiare il mondo, attestato dalla figura metaforica finale, per così dire, demoniaca. E’ un testo assai equilibrato, non solo dal punto di vista formale, con le sue ironie appena affioranti dalla superficie del messaggio, di cui è raccomandabile la lettura. Marzia Alunni

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