La favola sintetica – Stefania Crozzoletti

Quando inizia la tua favola sintetica?

Cerchi il paradiso, rifiuti il tuo inferno. Le domande nella testa si affollano, si moltiplicano, scoppiano, e tu le vorresti cancellare.

Una pastiglia, una pastiglia, please.

Una pastiglia per ballare, una per dimenticare, una per dormire, una per non sentire il dolore. Accendi la televisione, annega nel computer, ricopri il tuo fragile essere con vestiti alla moda, mangia fino stare male, digiuna fino ad annullarti. Sogna fino a negare la realtà, che siano vere le visioni, che ti facciano godere in solitudine.

Odia, l’odio può servire: colpisci i più deboli, falli sentire delle nullità. Qualsiasi cosa, purché tu non debba sentire dolore. Anche il troppo amore può funzionare: soffoca tuo fratello, godi della sua asfissiante riconoscenza. Abbraccia fiducioso un dio-con-risposte-giuste.

Basta dolore. Basta pensare. Delega, è più facile.

Non pensare, fa comodo a tutti.

Impasticcati e balla, muoviti al ritmo deciso da altri, salta su questo treno in corsa, tra luci e suoni sempre uguali. Guarda i tasti fremere, fissa il monitor, comprati l’amore, accarezza i muri che brillano. Balla e dimentica. Dimentica e balla. Consuma, bevi le multinazionali splendenti bugie.

Avanti, non pensare, corri. Vai dove dicono LORO.

Ed ecco, l’artificiale diventa naturale, il naturale un sogno indotto, un film fuori di te. E’ tutto finto (non lo sai più, ormai), colorato e verniciato a dovere. E’ tutta plastica, sono di plastica sono i tuoi pensieri, sintetico il sentire. Ma è una bolla perfetta, starai bene. Non ribellarti, stai fermo e calmo: è pronta la quotidiana iniezione di energia fredda, piccole eterne dosi di inconsapevolezza.

***

Quando inizia la favola sintetica della mia piccola Eva?

Non sono io”, si ripete la piccola Eva, mentre scuotendo il corpo tenta di esaurire l’energia sintetica. “Oh sì, sto bene, ma non sono… non sono io”.

Eva, sei tu?“

Sto bene. Che m’importa se è tutto finto?”.

Non sei tu”.

Non sono io. Questa è un’altra favola”.

Eva, questo è il tuo… incubo”.

Chi, chi mi sta parlando?”

Eva è stesa su un divano di una piccola discoteca, in una località di mare. Non ricorda come ci è arrivata, né con chi. Ha la nausea, le gambe sono bloccate, la testa si occupa tutta, la testa è vuota. Vuota ma pesante, riempita dalla favola sintetica. Eva vorrebbe vomitare tutto, andare in spiaggia, respirare. Agli altri non fa questo effetto, gli altri continuano a stare bene. Ballano, ballano sempre. Ogni volta è una festa.

Perché non sto bene? Sono così ansiosa, ma non dovrei, proprio no”.

Si addormenta. Dieci minuti? Si sveglia, è più calma. Si alza, prova a ballare, ma è così stanca. Fa un giro intorno alla pista, la discoteca sembra chiudersi sopra di lei, si sente soffocare.

Fuori. Timbro alla cassa e via. Aria. E’ l’alba, fa freddo, ma preferisce congelare piuttosto che rientrare in quel buco.

E’ stordita, Eva, stordita e stanca.

Due ragazzi fuori fumano, la guardano e sorridono.

Sorridete.. a me?”.

Sorride anche lei, dice ciao, inizia a parlare. I due ragazzi sorridono ancora, sorridono sempre. Ah già, le pastiglie del benessere.

Ha la bocca impastata, le palpebre pesanti, si siede su un gradino. “Ho sete”.

Si alza, saluta i due ragazzi, i ragazzi sorridono, sorridono sempre.

Va a cercare un bar: acqua. E’ buona, l’acqua.

Voglio tornare a casa. Rivoglio il mio dolore e la mia imperfetta natura”.

Piccola, non è così facile, lo dici ora, solo perché hai sete. Riuscirai a sopportare il tuo essere breve e incompiuta?

 

***

Due ore di auto, la fronte appiccicata al finestrino. Eva e il vetro, il cervello di Eva e il vetro. I pensieri si fanno trasparenti, tutto sembra essere chiaro, ora. E’ chiaro che tornerà a stordirsi, è chiaro che sua madre a casa sta calmando l’angoscia con gli ansiolitici, è chiaro che i suoi non hanno più niente da dirsi, è evidente che tutto si è sgretolato, che il futuro è un lusso.

Cosa posso fare io, per non sentire il cuore grosso? Ora mi fermo, ora smetto. Ma quando non ne potrò più, quando il peso sarà insopportabile, IO SO che mi farò male, perché il dolore possa sovrapporsi ad altro dolore, e non mi perdonerò. Così – colpo su colpo, colpa su colpa – avrò dimenticato la prima causa, l’originario motivo. Io mi annienterò CONSAPEVOLMENTE. Con le armi degli altri, ma la mano, la mano sarà la mia”.

Piccola, dolce Eva. Arriva davanti a casa, la scaricano davanti al portone. Eva vomita il veleno, i pensieri, un poco di male. Svuotata di tutto, entra in casa, si butta sul letto. Canta una filastrocca, abbozzando un sorriso. La sua voce è un soffio, un tenue soffio che libera le parole:

Pronto, chi fischia?

L’arbitro,

il merlo,

il vaporetto

che va a Ischia…


Pronto, chi fischia?

Sono io. Perché?

Ho fatto uno sbaglio

e mi fischio da me.*

 

Ho fatto uno sbaglio e mi fischio da me.

*Gianni Rodari, da Filastrocche in cielo e in terra (il libro preferito dalla piccola Eva)

 

 

15 comments

  1. alienazione e stordimento, ci hanno insegnato questo, è il modo migliore e più sicuro per controllare le coscienze. Paradisi artificiali, “sintetici”, sesso svenduto e martellante, ritmi psichedelici che pulsano nelle tempie, il tutto ha uno scopo, un fine cui si soggiace, il tutto è una politica di pochi per ridurre i molti a operatori inconsapevoli del consumo. un favola amara come il veleno.
    grazie Stefania.
    n

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  2. Sì, è così che entriamo con preoccupazione nella mente dei nuovi sottomessi, come Eva storditi e bulimici di emozioni e pensieri…
    Bella la commistione che hai usato, Stefania :)
    Un abbraccio!

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  3. una favola i nostri giorni, tutto fintamente in ordine, tutto troppo usato, abusato
    i pensieri, i desideri hanno un corpo finto, fanno la “favola” tragica
    una pagina ben scritta
    grazie Stefania

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  4. Anila, con un imperdonabile ritardo, ti ringrazio del passaggio e del commento. Un grandissimo abbraccio :)
    Stefania

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