Uno sciopero del ’70

 
Fiutando il vento di carbone, sale e ruggine
della fabbrica d’acciaio in riva al mare
scrutavi nuvole invisibili
alla tua porzione di cielo da suburbio
così alla cura del sole rubavi panni ancora umidi
– c’è puzza, pioverà
Ti chiedevo di quei cori dal fiume tutto blu
e di striscioni rossi
all’epico vociare dei mille caschi gialli
tra quinte di vili serrande già socchiuse
Tu – sciopero – affermavi
– sciopero – e tacevi
Mi era campetto il balcone lungo
e alto sugli operai
il Brasile troppo forte
un ghiacciolo venti lire
 
Madre mia
quale compenso da insonni ricordi
se non il giudizio di giorni svenduti
la muta condanna di spenti talenti
Io manutentore di sogni stanchi
accartoccio origami di rabbia
Il mio provvisorio cadavere
brama la piena del fiume
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9 comments

  1. Non si ripiega su se stesso il “manutentore di sogni stanchi” e, pur accartocciando “origami di rabbia” mantiene uno sguardo lucido. Operazione né semplice, né scontata questa, per la quale nutro stima.

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  2. *Anna Maria
    Grazie, in effetti ci sta piovendo troppo addosso, “piovono pietre” direbbe Ken Loach, ma io spero ancora in quell’onda di piena, piena di questa pioggia e di pietre… ed il 28 sarò in piazza!

    *Stalker
    Grazie mille per la lettura e l’apprezzamento.

    *Antonia
    Amatissima, è il mio ritorno alla scrittura dopo diversi mesi di modesta rassegna stampa sul mio blog. E come dicevo, il 28 in piazza…

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