Reflection [qui nel luogo e nella misura]

Ho pensato che quella goccia fosse una superstite da assolvere
un credo a gocciolare al vento, come un fiore gestito al contrario
essere, nelle ombre, nelle sicurezze note solo alle mani, nella confusione
ed esser certi, d’avere una direzione, parole da seguire a dita tremanti
collocandole nella lacrima, nei versi rovesciati, nella misura disperata
di quanto accade, voluto, da qualche parte e in qualche istante.

[a.t, inedito 2010]

[un gioco, di sguardi e parole, con natàlia castaldi]

photos by Francesca Woodman

 

5 commenti su “Reflection [qui nel luogo e nella misura]

  1. ho creduto all’aplasia del tessuto staminale delle mie parole, ho creduto che lo sgorgare dell’acqua dalla roccia fosse il miracolo più ininfluente alla gestione di un verso, ho creduto che fosse banale ricollocare la funzione mediale del verbo alla realtà che mi sovrasta: fallace, fallace argomentare arrogante perdersi nell’ombra dell’iniquovo per dargli forma. Poi ho lasciato che un fiore sbucasse per caso, come se tutto non fosse così scontato, ho lasciato che le braccia decidessero il moto alle onde e che la rabbia lasciasse il posto all’incontro. Inutile dire quanto sottovalutato possa essere il valore di una cosa inspiegabilmente quotidiana come l’incontro. Nel perdersi dentro le vicessitudini piccole, nel quotidiano scriversi un appunto per non far tacciare di superficilità lo scorrere delle ore, la riscoperta del mio tempo reale, della parte d’ombra più vicina alla luce, laddove il moto circolare delle cose acquista le movenze di una danza che tiene il tempo della sua illimitata evoluzione.

    ti bacio.

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