Massimo Botturi – Poesie

by F.Monteiro

Un poeta che scrive di strade percorse che ancora oggi non perde di vista, intento a cogliere nell’alito attuale un respiro passato e profondo. Una conferma d’amore ripetuto, la salvezza individuale che lui interpreta senza smarrirsi in orpelli inutili.
Nelle sue liriche il posto d’onore è riservato ai sentimenti, quelli di poche parole e mai sprecate, quelli taciuti il più delle volte ma afferrati e conservati come fiori o foglie custoditi tra le pagine di un libro per farsi ritrovare, intatti, con lo stesso stupore che sanno suscitare le poesie di Massimo Botturi.
Emozioni mai scordate, che lui disegna in versi armonici e di ottima fattura, oltre che idealmente odorosi, con tratti brevi e asciutti che non tendono al raggiungimento dell’immediatezza ma trattengono e pretendono attenzione per poi schiudersi a ripresentare mondi, momenti e profumi spesso da ognuno di noi conosciuti eppure, non si comprende come, dimenticati.
La sua tessitura poetica è aperta alla positività e raramente si attarda al dolore o all’autocommiserazione. Si concede, invece, accostamenti che porge in balzi temporali, scatti coraggiosi che difficilmente restano incompresi ma piuttosto arricchiscono il concetto espresso.
Termino, affermando che leggere i versi di Massimo Botturi commuove e risveglia echi di un vissuto che accomuna e si fa bene prezioso.





Fiore di vetro

Quella magrezza corse nei campi
io l’ho amata.
E la tenevo in pugno
le volte che partivi, foulard
per non sciuparti la santità
e le calze
anche d’estate, come di vetro fossi fatta.
Un vetro cristallino nel quale erano pioppi
e barche costruite coi fili
e la pazienza.

E te attraverso, nuda, vedevo i monti
e il lago
perché la donna è come una sporta di bellezza
di ori da calare alla mano buona
e storia.
Di quelle che non leggi nei libri
ma nel fuoco
in ciò che resta ai bordi di pentole annerite
sul fondo ben raschiato
della farina dura.



Fratello

Ci porta, il vento, serafiche imposture:
montagne così brevi di mano
che noialtri, ci sembra d’esser stati su un treno
nottetempo
dormiti come certi soldati senza odio
tra le città che cambia il dialetto
stesse madri
sull’uscio con le scagne di paglia.

Certe nebbie
ormai ce le raccontano i padri
dì, fratello
te le ricordi quelle serate appiccicose?
Sembrava che le strade spugnassero i colori
e come barche a melma di prora
poi s’andava
a sparigliarsi giacca e gambali.
Siamo terra, ce lo ricorda il modo
con cui affrontiamo il passo
la meraviglia dentro negli occhi
a un campo arato,
il gusto di tenere dell’erba tra le mani.

Ma siamo tutta terra viaggiante
siamo mare
lo stomaco che prende difetto
siamo umore; due mani aperte a tutto che viene.
Sì, fratello
dovessimo affrontare una scena a muso duro
tu tireresti come quel vecchio
e io quel pesce;
il gioco della vita e la morte
una balera
un pianto o una giornata di scuola.
E poi, più niente.
Terrazze, forse, dove scaldarci ossa e pane
guardare le bagnanti tornare
e farci belli.



Danzica 1939

Fuori dai muri più alti del collegio
io e Yoric si giocava al rumore degli aerei,
duecento file d’angeli e trombe
e poi le voci
di quelli che scappavano
pigiati alle cantine.

Distesi tra le vigne
nel nostro letto d’erba
lontani un telescopio dal lucido dei vetri,
gli mostravamo il culo ridendo come scemi
due microbi alla lente del tempo
in acqua e sale.



Da così lontano

Qualcuno non l’ha detto
ma io conosco il mondo d’azzurro che verrà:
perché sarò una foglia d’acquatica ventura
e guarderò le cose da una panchina in cielo
e anche oltre
dove finisce il suo soffitto;
tra pezzi di lamiera vaganti
e rocce fredde.
E carte per tenere le stelle tutte in tasca
nel senso di sapere ogni attimo la luna
la posizione esatta del circolo vizioso
del luogo dove tutti gli dei si danno incontro
a far teorie su cosa significhi esser stato
venuto da un bell’utero elastico
mangiato
andato a letto presto
e qualche volta
amato.



Massimo Botturi è nato il 31 marzo 1960 in un piccolo comune della provincia milanese, dove tutt’ora risiede.
– La prima traccia della sua presenza nell’editoria si trova in un libretto edito da I miei colori editore, Pontassieve Firenze, “L’infinito di un verso” anno 2001, raccolta poetica di autori vari, con il contributo iniziale di Alda Merini.
– In seguito pubblica un racconto in prosa dal titolo “Emilia” vincitore, con altri diciannove racconti, dell’omonimo concorso, per Marsilio.
– Nel 2003 pubblica il suo primo libro: “Frutto Acerbo”, raccolta di poesie per la OTMA Edizioni di Milano.
– Per l’editore Liberodiscrivere collabora alla stesura dell’antologia poetica “Anatomia di un battito d’ali” pubblicandovi tre testi.
– Ha partecipato, sempre per l’editore Liberodiscrivere, con tre prose e una poesia, alla pubblicazione collettiva “Il volo dello Struffello” frutto di collaborazione intensa, e felicissima, con altri autori di Firenze, ma non solo.
– Ha concluso la sua collaborazione con Liberodiscrivere nel 2007, pubblicando un libro di poesie “Musicalia”.
– Per l’editore “Il filo” ha pubblicato una poesia in “Navigando nelle parole n. 14”
– Nel 2009 ha pubblicato, ritornando alla OTMA edizioni di Milano, “Scena madre”, raccolta poetica di circa duecento testi.


13 comments

  1. Massimo – anche noto come “Esplanade” – è un grande, è il poeta delle piccole cose, ma universali, del tempo perduto. Asciutto, essenziale, emozionante: un poeta.

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    1. esplanade… oh capperi! ecco perché quel senso “familiare”.
      ho letto voracemente l’intro di Clelia, ma voglio tornarci con calma oggi pomeriggio, troppe sensazioni si stanno accavallando e devo fare ordine.
      gran bella proposta, che mi catapulta indietro nel tempo.
      n.

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  2. I versi di Massimo Botturi sono poesia, quella delle cose piccole, quella che non necessita di un cuore straziato per sgorgare limpida, ma di uno sguardo che sappia andare oltre l’apparente banalità del loro essere piccole.
    Sono fortunata: ho due dei suoi libri. E li tengo sul comodino, vicino a letto, per allungare la mano, aprirli e leggere quelle sere in cui ho bisogno di frapporre un po’ di umanità fra me e il mondo per potermi addormentare.
    Sono felice che Clelia lo abbia proposto e sorrido immaginando la prima reazione di Massimo, avendolo intuito schivo e privo di quell’arroganza che spesso si ritrova in chi scrive. Ma Clelia non poteva fare scelta migliore e le faccio anche i miei complimenti per la presentazione e l’immagine scelta.
    Davvero contenta di leggerti anche qui, Massimo.

    elisabetta

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  3. sono davvero onorato dell’omaggio di Clelia, dei vostri commenti e di essere ospite di un sito di qualità come Poetarum. Ringrazio infinitamente per le testimonianze di stima, ricambiata in tutto e per tutto nei confronti dei tanti bravissimi autori, con molti dei quali spesso condivido attimi di pura e bella emozione.

    Massimo

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  4. la poesia non è mai per tutti, ma non perchè se ne stia là in alto, perchè la poesia scava, grafia, attende e rimanda. Però a tutti è data possibilità di guardare e ammirare, per poterne da qualche “parte” condividere.. come l’abbraccio. Tutti lo aneliamo, ma poi quando capita lo schiviamo..

    ..massimo sa dire a bassa voce, ma l’eco arriva lontano, molto.

    m.

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