Maiko


Nerina Garofalo ha 45 anni e vive a Roma.
Per lavoro, ma anche per passione, si occupa di narrazione nelle organizzazioni, nuove tecnologie e sostenibilità (direi alla Kundera). Nel 2004 nasce maiko_dirtyinbirdland, la metà poetica di Nerina.

Il suo regno di parole è : http://dirtyinbirdland.splinder.com

Vi regalo 4 sue poesie, il resto merita d’esser letto direttamente dalle sue pagine.

*

La matta femmina

Era perfetta l’impietosa
forma che assumeva
e non osava dismettere
o scucire perché lasciasse
fuoriuscire il senno dalla fodera

L’esatta millimetrica
concentrica attinenza
al suo non senso
si nutriva al suo seno scoperto
e lo lasciava vuoto

Straziato sarebbe stata
l’immagine di un vertice
tirato via alla sua aderenza
e reso vigile e sensibile
e scoperto

Un canto che si fa
strada pietrosa in gola
all’uccellino a sé persino
controverso innesto
fra l’esserino e l’universo.

Regole

Le mestruazioni, mia madre, le chiamava regole.
Come se fosse l’orologio biologico a dare norma all’esistenza.
Dal primo accenno di un possibile contenimento
fino alla sparizione progressiva di ogni senno.

Come se poi la donna senza lune fosse di fatto
autorizzata a dissennare. Come se le camelie messe al petto
fossero segno distintivo di riserbo, di pausa lenta, di cantuccio.
Di malumore senza freno, di pericolo, di danno.

Così per regola la donna fatta sangue
neanche poteva dedicarsi alle sue piante
come una maga infetta, un corpo che abortiva ogni 28.

A quindici anni l’ho preteso che le dita maschie
sapessero mischiarsi al sangue
deve esser stata la componente dominante
che pretende rispetto nello scarto
costanza approssimata anche allo spasmo
che chiamano dolore.

Ed anni dopo ho incontrato una regina
che delle donne amava tutto, voleva tutto, tutto vestiva
e tutto ricreava, persino quell’assenza
di un sesso che si alza
denominado clitoride il suo centro.

Però ho sentito che diceva:
non posso sopportare
l’odore delle lune nelle donne.

No title

Si rende al giorno
ogni mattino la preghiera
una parola per l’assenza
data come si può

Una per bocca e poi
quella seconda inutile
sottratta a tutta quanta
questa luce mondo infesto

E si fa ordine fra i libri
perché non temano
l’irrequitezza e quel nervoso
riparare senza che nulla

vi sia da riparare
dove si sente che sì
nel memoriale odierno
io non rammento niente.

La camera di Bosch

Dovresti scioglierti
dalle manette che ti legano
nel buio e solo a quello
alla testata del tuo letto
che dichiara un titolo ogni notte
e ti rimescola con le tue gambe aperte
e i seni lì sprotetti e quella bocca
sì quella bocca umida di umidi
e le caviglie poi quasi slogate
sei il tonfo del fantasma
nel buco onirico dai margini mangiati
come corrosi e un poco spenti

fiammifero che porta
le lingue della chioma accesa
e la rigidità di sotto

devi imparare la scomposizione
rimescolare gli organi
e bere con le labbra
a ciò che scorre lento

7 commenti su “Maiko

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: