Se i pensieri fossero visibili
li vedresti camminare,
rialzarsi e di nuovo cadere,
rincorrersi felici come i figli
la prima volta al mare.
Perché un ragionamento sta in piedi
se è una replica esatta di noi.
Quando entriamo
nelle grandi librerie
dei centri commerciali.
siamo d’accordo,
non sono luoghi.
Dovremmo semplificare:
un comportamento rimane
un comportamento,
il mondo una visione
del mondo.
O i ragazzi che eravamo torneranno
a giocare nei campi rom.
Non sono luoghi.
E oggi che Auschwitz
non è né vicina né lontana,
chi è tornato ha detto
che adesso ne hanno fatto un museo
per fermarsi a pregare e dire grazie,
essere grati, dicono,
di non essere stati
la soluzione e non la spiegazione,
cambiare idea ci rende liberi.
Eppure sono sicuro, ci sta sfuggendo
qualcosa, riprendiamo
da dove c’eravamo lasciati.
La memoria è un gas che si espande,
che tende ad occupare lo spazio
a sua disposizione.
Ma un ricordo sta in piedi
se è una replica esatta di noi
di tutto ciò che avevamo
cominciato a costruire o distruggere
nel sonno.
Di tutto ciò che eravamo.
O se fosse
un fraintendimento, un modo
di dire, la libertà?
Noi a casa non ci siamo mai,
gli altri già convivono,
un appartamento.
È così che va: dividono
un problema in tanti quadrati
più piccoli ma prima
o poi dovranno
dimostrare il contrario.
Noi che siamo una coppia di quelle
che richiedono continue energie.
Uno è stanco anche solo
d’alzarsi dal letto
e andare in bagno scalzo,
metà uomo e metà specchio
e quel che rimane da dire,
figurati, è questo. Se è questo
il paradiso terrestre, la sorpresa
di non saper distinguere
il bene dalla miseria.
O il sabato uscire,
fare un giro all’Ikea
come una prova
d’amore – le economie
di scala, i parcheggi,
le code – ma vedi
la verità non è due cose.
Io lo so non può funzionare.
Se ci pensi, chiunque
è sostituibile e questo dovrebbe
renderci più liberi, spero
meno facilmente ricattabili.
Ogni cosa si trasforma
ma il calore si conserva.
E tutto di colpo si riflette
in ciò che non facciamo
o ci assorbe totalmente
come un’idea
che non abbiamo avuto.
Inedito, da “L’amico di Wigner”.
