Viaggio precario – di Luciano Mazziotta

Viaggio precario
 

Il volo è un low cost qualunque,
quello di una compagnia che soddisfa
il nostro bisogno di atopia, sì
di trovarci lì e con pochi euro altrove
dove forse mi puoi venire incontro
se all’ultimo momento hai trovato il biglietto
del bus che fa la tratta città – aeroporto:
qui l’utopia, lo spazio che si nega,
non già perché vergine ma stanco
di check-in e metal detector
appaltati a ditte senza padroni.
 

Magari le hostess mi fanno lo sconto
Sul panino imballato in Corea
E si concedono al mio sguardo nascosto
Tra il libro, l’iPod e la loro divisa
Precaria: qui, a mezz’aria, i viaggiatori
Stretti e cordiali si sentono pari
Ai volatili Alitalia: alla fine
I servizi del volo sono cari
Ma c’è sempre l’euforia di una lotteria
(dentro, in infermeria, l’equipaggio
sa di essere fermo, mentre gli altri in viaggio).

 
Si riprendono i bicchieri prima
Dell’atterraggio e immemori passeggiano,
ti mettono la cintura, insomma tutto
a misura, contemplato dal contratto
a tempo determinato da partenza
ad arrivo: ecco l’aereo è atterrato.
Cellulari che si accendono, sonerie
Che risuonano – sono atterrato – sono
L’sms che compare sul mio schermo,
una scritta da cancellare e leggere appena.
 

La memoria è piena, il bus anche, io vuoto:
non ci sei a condividere il mio ingresso!
Era il tuo turno, il mio arriverà presto:
lo chiederemo insieme allora il permesso.

 
*Tratta da Luciano Mazziotta, Città biografiche, Zona 2009

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