Racconti inediti: Traghetto per Ischia – di Giuliana Argenio (post di Natàlia Castaldi)

C’era un grande raduno di fedeli in piazza San Pietro e circolava la voce che il papa si sarebbe affacciato alla finestra abituale.
Anna era arrivata in perfetto orario all’appuntamento con Marco, dopo mesi di progetti e programmi. Un abbraccio che pareva confezionato e le parole sospese qua e là, come biglietti appallottolati, vecchi pezzi di carta che non servono più.
Il suo accompagnatore la prese sottobraccio cercando un varco tra la folla e contemporaneamente un pertugio per accedere al suo personale dizionario interiore, quello che gli consentisse di trovare il linguaggio familiare degli amanti.
Non trovava niente di verosimile, neppure l’ombra di uno quei magnifici echi, di quelle risonanze che irrompono e ti toccano il petto formando frasi false, magari,
ma pur sempre frasi. Avrebbe avuto bisogno di un urlo.
Anna aveva messo sotto sforzo la vista nel tentativo di afferrare almeno la sagoma di
sua santità e quando il papa si affacciò alla finestra, Marco fu quasi contento di fermarsi.
– Ho finito per sempre con le frasi – pensò
Lei, Anna, iniziò ad applaudire, seguendo l’onda di acclamazioni crescenti, quando gli amplificatori di piazza San Pietro emisero il saluto papale in più lingue.
Ratzingher aveva l’aspetto di un papa al culmine della sua carriera.
Marco cercò di cogliere qualche emozione umana dietro la ieraticità di un volto senza sorrisi né lacrime, dove soltanto il ciglio ostinato sottolineava l’impegno di dover benedire tanta gente a quell’ora del mattino.

– Una personalità notevole – balbettò Anna.

-E’ costretto ad averla, altrimenti crollerebbe tutta la baracca. Anche questo fa parte dello star-system e del marketing. Il mercato delle religioni è sempre più competitivo e la vera scommessa dei cattolici è stata quella di trovare un’altra figura dello spettacolo come questo papa tedesco che ha sostituito il vecchio polacco-.

Anna rise alle impertinenti spiritosaggini di Marco, deciso più che mai a farsi strada tra la folla in cerca della lontanissima macchina parcheggiata. “L’amour” canticchiò Anna rincorrendolo a piccoli passi veloci.

Marco era un illustre professore di storia e filosofia, uno che aveva fatto le barricate nel ’68 e in quegli anni e in quelli seguenti, si era anche sposato per ben tre volte. Dunque non era un uomo impreparato alle sventure o alle situazioni imprevedibili. Erano stati chiari i patti, prima di partire. Una vacanza di una settimana, per provare, per capire. In questo si sentiva onesto, ma avvertiva anche d’essere svuotato, quasi logoro d’un tratto, per avere voluto ostinatamente strofinare il naso contro la realtà, sfidando ogni regola che governa gli impulsi. Non era da lui. No, non era da lui.
Le conoscenze che nascevano e si sviluppano nei social network, provavano statisticamente che il mezzo era divenuto il nuovo moderno sistema di presentazione tra le persone provenienti da ogni luogo. Non che tutti gli incontri portassero a grandi amori, ma certamente permetteva a individui di diversi ceti, estrazioni, culture, di sfidare l’ironia della sorte.

Arrivati a Napoli, mangiarono in una trattoria poco lontano dal traghetto per Ischia. Melanzane ripiene, pomodori acciughe e capperi, il tutto annaffiato da un vino locale pieno di buona volontà ma decisamente scadente.
Come in certi romanzi rosa, per esempio, quello- il vino- era già entrato a far parte dei loro ricordi, molto simile per certi aspetti alla loro relazione ancora in fase di gestazione, ancora cruda se si voleva paragonarla a un legame.
Il fascino della trasgressione aveva spinto l’audacia di Marco, ben oltre le barricate politiche del ’68. S’era dovuto inventare una lancia di salvataggio di bugie e menzogne vere e proprie con la moglie, per poter usufruire del disegno solido e concreto di un seminario per docenti, credibile agli occhi della consorte.

Anna non aveva parenti, nessuno a cui rendere conto del suo privato e questa storia senza capo né coda le era parsa un vero e proprio sogno rubato alla realtà di una vita, ormai definitivamente approdata alla pensione.
Rideva, miagolava muovendo la sua testolina castana incurante della flemma del suo accompagnatore. Lui si ricordava di un lontano viaggio sentimentale fatto in altra epoca. Vecchissimi ricordi tra le bancarelle di Ischia e lunghe giornate di sole sulla spiaggia di Poseidon. C’era la passione giovanile, e le piazze alberate di Ischia venivano sublimate dai tramonti estivi in un’apoteosi di emozioni interiori difficile da replicare.
La guardò con la faccia di uno che sta per affrontare un lutto quando salirono sul traghetto. Marco ruminava tra i ricordi le sensazioni che lo pervadevano, inquietanti rivelazioni di una coscienza sentimentale lasciata a riposo per molti anni.
Percepiva Anna come un personaggio marginale, in quel via vai di emozioni irrazionali che non gli davano il tempo di provare almeno un po’ di compassione per la protagonista delle sue aspettative deluse.
Il mare a quell’ora era di una solidità oscura. Una cerniera di buio occultava la luna.
Puntò materialmente i gomiti sulla ringhiera di coperta in attesa di veder spuntare un qualche inizio di spettacolo di luci interiori, mentre la nave prendeva la rotta per la costa dell’isola. Anna si strofinava contro di lui e srotolava parole con un accenno di profumo necessario a rendere la magia della situazione :

-Sarebbe bello navigare fino a vedere spuntare l’alba. Peccato sia già quasi inverno e la traversata duri poco –

disse lei senza chiarire la ragione che la faceva parlare a sproposito, e Marco attribuì le sue parole alla intemperanza oscura che suole cogliere spesso le donne in menopausa.
Era stato un terribile errore invaghirsi di un Avatar. Una imperdonabile sciatteria dei suoi sentimenti confusi, sudditi di nostalgie vecchie come il mondo e spaventosamente pericolose.
Lei stava con le mani al petto e lo sguardo rivolto verso un cielo inesistente, come se pregasse. Ma a lui parvero come pale di un mulino che spaccavano l’acqua e facevano strada ai ragionamenti della sua mente, e allo stesso tempo li trattenevano, seguendo il ritmo ossessivo di un pensiero, nel misero tentativo di evocare una passione transitoria,
magari non profonda, ma che somigliasse a qualcosa di già vissuto.
Poi la afferrò saldamente e la trasse a sé. E lei chiuse gli occhi aspettando il calore delle sue labbra. Marcò si guardò attorno con quel fagotto di carne tra le braccia.
Vide solitudine anche in quel pontile, solitudine di fronte, nel panorama inghiottito dalla notte. Sentì salire dallo stomaco un rigurgito di odio per la moglie, per tutte le donne che gli avevano rubato i sogni, per quelle che l’avevano truffato.
La strinse ancora più forte. Più stretta, più vicina. Più vicina, fino ad ansimarle sul viso e ad avere il suo collo tra le mani. Strinse e trattenne saldamente fino a quando non la vide afflosciarsi come una vela senza più vento. Un respiro lungo, lunghissimo.
Un respiro lungo quanto la sua vita stessa, e la scaraventò oltre la ringhiera con un gesto violento e molto personale, reso spregevole dalla perversione della memoria che non gli aveva fatto tornare il conto con ciò che si aspettava da quella storia.

Anna si inabissò come un fiore grigio, il tonfo smorzato dalla sirena che avvistava il porto d’Ischia.
Un potente fiotto d’acqua sollevato dal corpo sfiorò la prua fino quasi alla ringhiera, mentre l’ombra di Marco defluiva verso l’uscita del traghetto.

Giuliana Argenio
Agosto 2010

___________________

Sono nata a Treviso. All’età di 13 anni mi sono trasferita a Padova dove ho vissuto lungamente. Ho lavorato per moltissimi anni nel campo della moda, realizzando e partecipando a due Còterie a New York, e a tre Pitti a Firenze. Senza mai smettere di scrivere storie, racconti, romanzi, poesie, fino a quando, da qualche anno a questa parte, ho trovato le condizioni per dedicarmi esclusivamente alla passione che mi ha consentito di non morire dentro.
L’amore per la scrittura mi riconduce puntualmente a un pianoforte da suonare: in ogni tasto c’è nascosta una nota segreta. L’attenzione per la parola, procede di pari passo a quella per i moti, le sensazioni, i sentimenti e in alcuni istanti mi si materializza quella magnifica sensazione di avere un’orchestra nell’anima.
Non è poco. Anzi. E’ tantissimo. Di questo sono comunque grata alla vita.
A volte si inizia a scrivere per sbaglio.
Capita che si diventi scrittori senza rendersene conto e che durante il tragitto di trasformazione da lettore a produttore di storie, ci sia inizialmente un distacco placentare tra ciò che si è stati e ciò che si sarebbe voluti essere per poi finire a ricongiungersi, come ovuli omozigoti nello stesso corpo, quel corpo che guida la mano nel viaggio verso la creatività.
La poetica che caratterizza la mia scrittura, i temi affrontati, le immagini, lo stile, il linguaggio e non ultimo il fine, nascono da un mio genetico bisogno di emulazione e nello stesso tempo di liberazione.
Rari sono gli spunti che tratteggio su un foglio dopo aver dato uno sguardo fuori dalla finestra. L’imitazione della vita e dei suoi accadimenti nasce da un necessaria quanto impellente catarsi del mio io interiore.
Benché il linguaggio che utilizzo si rotoli spesso su tappeti di poesia, il mio stile è spesso crudo, espressione del desiderio pulirmi l’anima. La catarsi totale.
Dopo aver raccattato i cocci che giacciono nel mio dentro, inizia il processo di modificazione della forma di quel vaso rotto in mille pezzi- metafora del dolore-
in un oggetto completamente nuovo che parte dalla mia storia, dagli avvenimenti del passato che si amalgamano con l’invenzione, quella che se pur restando mimesi, imita i gesti della fantasia.
I miei personaggi fanno quel che dico, spesso mi imitano ma non mi somigliano per arte, semplicemente perché sono me.
Spesso li conosco, raramente non li ho mai incontrati almeno una volta per strada.
So tutto di loro, sono esseri che nascono da me che camminano tra le mie pagine come gemelli tentando di riscattarmi, di trovare una nuova strada, di arrampicarsi verso nuove soluzioni, spesso, per ridarmi la vita.
Ho pubblicato due anni fa un romanzo Vento Rosso (con contributo di spese ahimè), che comunque ha ottenuto una buona critica ed è andato in terza ristampa, contando unicamente su una modesta popolarità acquisita attraverso il blog.
Attualmente ho un romanzo in lettura, già visionato dal prof. Guarracino il quale lo ha considerato meritevole di pubblicazione. A trovare ovviamente una casa editrice che sia disposta a investire su una sconosciuta come me.
Ho lasciato Padova cinque anni fa e per tre anni sono vissuta nei pressi di un lago a Trevignano Romano in provincia di Roma.
In seguito ho acquistato una casa nella campagna emiliana, dove vivo e scrivo.

Giuliana Argenio

9 commenti su “Racconti inediti: Traghetto per Ischia – di Giuliana Argenio (post di Natàlia Castaldi)

  1. Un benvenuto a Giuliana ed al suo nuovo blog, da una sua vecchia conoscenza…
    ;-)

    "Mi piace"

  2. Ciao Jul, felice di trovarti qui.
    Ti leggo da tempo e da tempo ti apprezzo, lo sai.
    Mi è piaciuto anche questo racconto che non avevo letto, inutile dirti che il finale che hai scelto rende onore al tuo buon gusto (a mio avviso, ovviamente).

    Per il secondo, libro ce la farai e ne sono certa. A maggioe forza aggiungo anche il mio – in bocca la lupo! –

    Un abbraccio a te e a Nat (che ringrazio).
    clelia

    "Mi piace"

    • Clelia…sei sempre speciale con me!
      Emozionante incontrarti qui.

      Grazie per l’attenzione e …crepi il lupo.
      Ricambio l’abbraccio
      Jul

      "Mi piace"

  3. Un racconto Jul molto particolare dal finale non scontato.
    Evidenzia perfettamente la difficolta’ dei rapporti che hanno come cornice il mondo virtuale,un gesto sicuramente estremo che chiude il racconto, ma che trasmette anche se in maniera esasperata l’esigenza di ribellione, di liberazione da una realta’ che tenta di costruire una emozione su basi immaginarie e proiettive.
    Il tuo modo di descrivere le emozioni ed i pensieri dei personaggi, si riconosce, caratterizzato dalla tua grande capacita’ di scavare nell’animo umano.

    "Mi piace"

  4. La narrazione mi ha presa subito. La magia dei tuoi scritti per me è molto in quel sapiente dosare toni e parole, nella scelta accurata dei termini, nella cadenza musicale con la quale gli uni e le altre si alternano nel crescendo “rossiniano” di una trama agile. Grazie all’orchestra che hai nel cuore per questa musica breve che mi ha conquistata.

    "Mi piace"

  5. Quando mi accosto ad un racconto, romanzo, poesie, anche un semplice post di Jul, sto
    sempre sul chi vive, per l’imprevedibilità  delle sue sortite, frutto di grande
    fantasia e capacità  espresse con la consueta eleganza. Traghetto per Ischia in
    particolare ha il finale noir che viene spesso usato dalla scrittrice, vedi
    Vento Rosso, vedi anche un racconto che parla di un professore e di una
    bellissima studentessa, di cui non ricordo, ora, il titolo preciso. In Traghetto
    per Ischia Jul affronta con la consueta eleganza svariate tematiche intrinseche
    nella nostra attualità .E’ il tentativo di un uomo soffocato dal quotidiano,
    ormai out anche se con un notevole passato e di una donna che la scrittrice ha
    saputo caratterizzare pur con poche battute come invero petulante, anch’essa
    out, di voler di nuovo vivere sensazioni distrutte dal trituratore spietato che
    è il tempo! Galeotto fu il social network! Argomento molto attuale, nonchè
    dibattuto ma oramai una realtà  inconfutabile del nostro tempo ! Scrive Jul: “Era
    stato un terribile errore invaghirsi di un Avatar
    Jul dice di sè, in note
    autobiografiche: “La poetica che caratterizza la mia scrittura, i temi
    affrontati, le immagini, lo stile, il linguaggio e non ultimo il fine, nascono
    da un mio genetico bisogno di emulazione e nello stesso tempo di
    liberazione”.Quindi, a mio avviso, un percorso catartico.Mi è piaciuto
    stampare su supporto cartaceo questo racconto, amo la sensazione tattile della
    carta, dei libri, il loro peso, la loro sostanza, come se il contatto fisico con
    tale mezzo di diffusione del pensiero completasse l’interpretazione e la
    concettualizzazione di quanto in essi espresso, una sorta di evocazione
    dell’anima di chi ha voluto donarci un pò di sè, Grazie Jul e scusa le mie
    chiacchiere !
    Alf

    "Mi piace"

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: