“Prima vita” di S. Crozzoletti nella nota di lettura di S. Sblando (post di Natàlia Castaldi)

Prima vita – S. Crozzoletti

La poesia è come un gioiello dalle mille sfaccettature; in uno di questi intagli ho incontrato Stefania Crozzoletti e la sua poetica.

E’ stato una confluenza arricchente quella che mi ha portato a leggere la sua prima raccolta: “Prima vita”, Fara Editore.
Chi volesse approcciarsi alla lettura o chi finora ha pensato come me che il poeta fosse, per parafrasare Pessoa, un fingitore, un qualunque fingitore del proprio dolore, delle proprie ansie, delle insicurezze, delle agitazioni sentimentali, con i versi di Stefania questa “regola” trova un meraviglioso controcanto.
Perché nell’essere se stessi, nel divenire parola e mostrarsi universale, risiede l’unicità poetica di quest’autrice.
E come Emily Dickinson, Stefania Crozzoletti preferisce rimanere chiusa nella propria casa dove però le pareti sono quelle del mondo, perché: “ci sarà un’altra vita/ per sopportare tutto questo dolore/ ci sarà un’altra vita/ per portare a termine il mio destino” (Reincarnazione).

Si percepisce nella scrittura di Stefania, una profonda ricercatezza della semplice verità; una ricerca mai costruita, mai fino in fondo volutamente afferrata forse perché: “Devo smettere di volere/ le vite belle degli altri” (Sylvia).
Ed è anche in questo richiamarsi a poetesse come la Plath che forse possiamo trovare alcuni cardini fondanti, lasciando però ad un pizzico di irripetibilità, la propria tenue arrendevolezza: “Spalanco le braccia gioiosa/ a quello che è/ lo accetto/ Ovviamente non sono all’altezza”.
Chi di noi infatti spesso ha preferito anziché decidere, senza però volerlo mai ammettere? In Stefania questo armamentario difensivo cade e diviene poesia.
Una dimostrazione di tutto ciò nelle tre poesie che seguono tratte da “Prima vita”, Fara Editore.

Salvatore Sblando

***

PRIMA VITA

D’accordo mi arrendo:
accetto di vivere
la prima esistenza che viene

proseguo stonata
con l’inutile forza che mi contraddistingue
gratto i muri tanto per fare

meglio che essere
assolutamente contemplativa

guardo le stelle
e non trovo significati

guai ad essere
beatamente infelici

*

GRANDE FESTA, PICCOLA FESTA

La gigantesca parata del mondo
mi ferma
è tutto troppo grande
per una testa fasciata

Qualcuno come me
è là fuori?
Non politicamente
non eticamente
spiritualmente intendo

Credo a volte di avere
paure speciali
anomale perplessità
domande gravose

e non c’è prete
teologo
filosofo
maestro
che sia riuscito a rinfrancarmi

C’è qualcuno come me
là fuori?
Un gemello dell’anima
una sorella figlia dello stesso spirito

un poeta che sappia meglio di me
parlare della vita?
Non riesco a contenere tutto
non riescoa a farlo entrare
nella mente e fermarlo

Non si fissa
mille volte gira
e ogni immagine si discosta
dalla precedente
più soffice
più fredda
più verde

Fotogrammi continuamente diversi
si burlano di me
e della mia scarsa cultura

Non sono abbastanza
sapiente
per essere considerata

*

ROCAMBOLESCA FUGA

Il mio cuore codardo non scapperà
saltando dalla finestra
ma scaverà col cucchiaio la galleria
portandosi appresso tutto
l’utile amore
la sterile rabbia
l’eccessiva disistima
e il fardello sarà così ingombrante
che sarà subito intercettato

fermato al primo
posto di blocco

***

DICHIARAZIONE DI POETICA DELL’AUTRICE

E lui scosse il capo, allontanandosi a grandi passi (lo sentì dire “solo”, lo sentì dire “morta”) e, come ogni altra cosa in quella strana mattina, le parole divennero simboli, si fissarono dappertutto sulle pareti grigioverdi. Se solo fosse stata in grado di metterle insieme, pensò, di comporre una frase, sarebbe potuta arrivare alla verità delle cose.
(Virginia Woolf, Gita al Faro)

Mi piace parlare di scrittura, più che di poesia.
Scrivo perché non so parlare. La scrittura è il mio personale tentativo di “sbrogliare la matassa”, di estrarre dalla nebulosa un filo di comprensione. Scrittura per me è tempo in sospensione, solitudine, silenzio, ricerca, scavo dentro me stessa. E’ osservazione lucida, senza filtri. Sguardo critico, anche spietato, sulle mie debolezze e su quelle del mondo. Scrittura è la lama con cui incido, viviseziono. E’ la ricerca di senso, del nucleo fondante dell’essere.

La parola non cura, non acquieta il dolore, non risolve l’infelicità, non colma l’assenza. Invece spesso (quasi sempre) amplifica, scopre la carne viva, rivela le nudità. E’ un esercizio impietoso, doloroso, un azzardo.
Allora, perché? E’ un gioco al massacro, qualcuno mi ha detto. Sì, forse, non so. So solo che per me è giusto andare al cuore delle cose, del vissuto, del sentire. Non ci si può accontentare.

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STEFANIA CROZZOLETTI è nata nel 1966 a Isola della Scala (Verona), dove vive. Laureata in Economia e Commercio, si occupa di studi e ricerche economiche.
Sue poesie sono state pubblicate nelle antologie della Giulio Perrone Editore Pensieri d’Inchiostro III edizione e La notte. I grandi temi della poesia.

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