G. Barreca – L’inganno della camera oscura (poesia)

L’inganno della camera oscura

Il sorriso degli astanti era un artificio

mentre l’obiettivo frugava le anime:

tutti splendevano di una luce incanutita.

Lui invece guardava per terra, inseguendo formiche

e i pensieri mesti di adolescente senza infanzia.

Il fotografo s’appello al “ciis”, alla concordia:

ma la zia fece le corna al marito, con le mani,

e il cugino pizzicò le forme morbide

della mamma della sua fidanzata.

Il nonno statuario sorrideva senza felicità,

mentre la nonna tendeva i muscoli per non scomparire,

per non essere la solita comprimaria.

Lui no: grigio nella giornata colorata,

indossava una cravatta scura e un po’ d’angoscia.

Alla fine il fotografo scattò: l’istante era stato infilzato

e reso immortale nell’afa del pomeriggio agostano.

Malinconia, rancori e senso di frustrazione scomparvero

nell’azzurro mormorare dell’estate del sud

che cancellava ogni velleità d’amore

da quei volti sudati e non più truccati.

Il cielo sembrava di gesso

e dei parenti indaffarati a mostrarsi immobili

rimaneva sulla lastra una striscia chimica.

Nella camera oscura le liti, la tristezza,

l’angoscia, i pizzicotti e la cravatta nera si confusero:

un guazzabuglio di vanità cadde sulla fotografia,

falsificando il ricordo, soffocandolo nella culla.

Primavera 2010

*     *       *         *        *

Rammentando una vecchia foto, grigia; una foto che non ho più, ma che ricordo bene e che fu scattata in un’estate del sud di tanti anni fa. In bianco e nero, ovviamente…