Racconti inediti – 58sbarrato – Antonio De Santis

Il viso tondo cercava qualcosa da guardare fuori dal finestrino,tra le ombre della sera rotte da neon di periferia. Composta, le mani strette sulla borsa e le gambe unite,attenta a non muoversi oltre lo spazio a lei concesso,come a difendersi dalla socializzazione coatta e demagogica inflitta da sedili così assurdamente vicini. Odori estranei,aliti ingombranti,vestiti che puzzano di cucina,gli idiomi più disparati. Maledetti pullman.

Capisco di cosa vive quando sale una sua collega e si sistema davanti a lei cominciando a parlare del niente. Guardo meglio la mia vicina. Sono spudorato come sempre. Mezza età, lineamenti gentili e viso mantenuto con trucchi comprati in un centro commerciale. Sovrappeso. Un colorante per capelli in offerta, (…”non è proprio la mia marca ma non importa..”). Modi gentili, di più. L’abitudine alla sottomissione sistematica. Avere a che fare col pubblico sempre, significa diventare un po’ impersonali, universali.

È pur sempre una forma di prostituzione.

Le domeniche dello shopping, e questo comune che emana regolamenti assurdi, il cliente maleducato che si attarda e non capisce che si sta per chiudere, e che soprattutto non compra, (chi di noi non l’ha fatto?). La collega stronza (ma non dice così), che se ne approfitta solo perché lei non ha famiglia lasciandole turni infami e parole alle spalle. Un accento sabaudo che sa di vacanze in Liguria e pudicizie nei sentimenti. Discorsi buoni per cinque o sei fermate, d’altronde che sonoro deve avere un giro in pullman in periferia..?

Devo entrare per un attimo nel suo mondo, e voglio farlo a modo suo e con il suo linguaggio. Un lampo. Le chiedo con una certa finta apprensione “Mi scusi, è lo sbarrato?”. Le spiego che non vorrei aspettare venti minuti come all’andata, al freddo, che è assurdo, che vogliono farci usare i mezzi ma poi se ne approfittano. Lei mi da ragione, assolutamente, ma mi dice che non lo sa, perché lei scende prima. Mentre si alza però, investita della delega morale di quella che e’ comunque una richiesta di  aiuto, si rivolge ad un signore vicino porgendogli il mio quesito. Rassicurato dallo sconosciuto sulla bontà della mia (finta) scelta affrettata, ci accomiatiamo. Mi sposto, lei si alza e scende.

Le ginocchia un po’ valghe, le punte smangiate di tremendi stivaletti arrotondati, e in voga chissà quando, ma così comodi per lavorare.. I capelli curati con il ferro, niente fede al dito, una vita di televisione e di casa vuota. Forse qualche nipote ogni tanto ma “se non ci sei abituata vanno bene qualche minuto”. Il lavoro è la sua vita.

Mi alzo, suono.

La prossima è la mia.

 

Antonio De Santis

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Sono nato a Torino nel ’67. Si, proprio la città laboratorio, l’ex capitale d’Italia, l’ex capitale di questo e quello. Cittadino sabaudo quindi e come tale specializzato in understatement. Scrivere redime il mio indecisionismo e legittima la mia confusione. Se osservare le cose per ciò che sono vuol dire essere cinici, allora lo sono. Se non essere demagogici significa non avere civiltà, allora sono incivile. Se essere laico significa non avere il coraggio di schierarsi, allora sono un vile.

Non ho una formazione liceale né una laurea. Forse non basta per scrivere in maniera spudorata, ma per questa volta farete un’eccezione.

13 comments

  1. 58B da Via Bertola a C.so Salvemini.

    Da dipendente della locale azienda di trasporti torinesi, non posso esimermi dal commentare questo racconto che sa di amaro e di malinconia.
    “Pullman” poi è tipico modo torinese di indicare un autobus :-)

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  2. Salvatore,innanzitutto grazie dell’attenzione. Approfitto del Tuo intervento per fare una precisazione: io amo questo personaggio,per la sua dignità,per il suo rigore,perchè si alza tutte le mattine e combatte la sua battaglia per la vita. A modo mio,era un volermi prendere cura di lei.

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  3. La donna del 58 sbarrato mi ha dato emozione. E’ uguale a tante altre che vedo ogni giorno. Eppure è così lei. Gli occhi di chi l’ha osservata e raccontata,impietosi e amorevoli,sono diventati i miei occhi. Mentre leggevo, il ritmo del racconto è diventato il mio respiro. Mi dispiace che sia scesa dal pullman. Avrei voluto sapere di più.

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  4. Racconto a colori di realismo torinese, vedo la signora con la borsa stretta sulle gionocchia, attenta più a cercare di non comunicare con il prossimo che non a difendersi. Segno di una Torino un pò retrò e nostalgica di altri tempi.
    mi sembra di sentirti mentre lo scrivi, amaro. Molto bella, forse perché più sciolta, anche la presentazione: degna di una pubblicazione a parte? Per la prossima aspettiamo il racconto giallo. ;))

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  5. c’è qualcosa di buono, in questo racconto e penso soprattutto alla seconda parte, partendo da “le domeniche dello shopping…” . Invece, a mio avviso, la prima parte è un po’ meno scorrevole, eccede in alcune descrizioni, soprattutto nell’incipit. Forse potrebbe essere più snello.
    Opinione del tutto personale. a rileggerti

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  6. Se l’indecisionismo e la confusione sono le muse ispiratrici dei tuoi racconti, credo che vadano coltivate.
    Un’abbraccio,
    Francesca

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  7. si,credo che l’indecisione e la confusione siano doverosi per chi pensa con la propria testa..penso sempre che il dubbio sia una virtù..Grazie Francesca,un abbraccio.

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  8. Bello bello bello. Mi piace. Mi ha coinvolto, ho rivisto la mia città e le persone “vere” che ancora ne fanno parte. L’immagine che mi è rimasta nella mente è in bianco e nero. Solo, troppo breve…vorrei sapere altro di questa donna. Aspetto il prossimo.

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