Una nota di lettura ad “Hanno amore” di G. Chierici

Hanno amore
Gianluca Chierici

Collana Babele Suite
Perdisa Pop, 2010
ISBN 978-88-837-2498-5

In libreria dal 15 settembre.

 

 
 
 
 
“Se i disegni non erano proprio come i miei sogni, era perchè la mano che li aveva eseguiti non poteva riprodurli esattamente, ma una cosa era chiara, vedevamo gli stessi luoghi.”
I luoghi dell’infanzia, età dell’incoscienza per antonomasia, sono il problema da risolvere, l’enigma di un giallo che si tinge di nero. Ma non solo. Impariamo che fede e disperazione si assomigliano in questa moderna versione pop del mito di Diana e Atteone. Se è soprattutto Diana la figura rivelatrice di un doppio filo che lega amore e morte. Già la radice del nome si trova nel termine latino “dius” che richiama la luce del giorno eppure Diana è dea notturna. Tanto che, identificata nella sua manifestazione lunare, è stata oggetto di culto nella stregoneria italiana. Streghe e macabri omicidi, boschi sperduti e inquietanti cliniche, fanno da sfondo alla solitudine di due bambini. Il mistero legato alla scomparsa dei genitori, l’intermittenza di ricordi di cui dubitare, presenze oscure e allucinazioni. Vorremmo fuggire ma non riusciamo a muovere nemmeno un muscolo, vorremmo gridare ma la voce non esce. Un labirinto di simboli indecifrabili. Come in un sogno si assiste ad un ampliamento, ad una dilatazione del tempo e dello spazio, ad uno spostamento dei ruoli, ad un continuo scambio di nomi e persone e tutto senza che la scena per quanto surreale manchi mai di logica. Almeno fino a quando il sogno finisce, quando scopriamo di sognare. Se è dalla fine delle cose che spesso giudichiamo le cose stesse. Ci voltiamo indietro e guardiamo in retrospettiva le cose che sono cambiate come se non fossero mai state come le credevamo. Se un amore è finito vuol dire che non era un vero amore, potrebbe essere questo l’errore. Come a dire che tutto il senso potrebbe stare nella spiegazione. Non la spiegazione, l’unica possibile, ma ciò di cui di volta in volta sapremo accontentarci quando non troveremo nessun’altra spiegazione. Ammettere che “in fondo all’uomo c’è una donna, e in fondo alla donna c’è un uomo“, per esempio. Ammettere che l’amore è un sogno e, per una volta, rinunciare a chiederci chi è nel sogno di chi.
Giovanni Catalano

 

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