Dottori |Daniele Gennaro

Imbarcare acqua

il mio coraggio era acqua
comunque son qui ancora
non mi cerco un lavoro
mi chiedo cos’ho intorno
domani mi spaventa
(come parola)
mio marito si deve operare
vomita ha paura
gli fanno la colonscopia domani
lui pensa a sua madre
la chiama tutti i giorni.
non so
ci son delle volte che un altro
tempo altri uomini magari
imbarco polvere
son passati tanti anni
si masturba da solo di notte
lo vedo al computer
son solo emorroidi
fosse di peggio non sarebbe
poi male
la mia amica di Voghera l’ha fatto
adesso è punto a capo.
cos’è il pensiero del possibile?
non sai mai cosa trovi
lui mi tiene, sì.

Stalking

Palesemente gay un infermiere ammicca
Penso al mio tramezzino al pollo e insalata
Invece di sonnecchiare nell’incredibile
Pomeriggio volo con fringuellate luci.

Stalking parrebbe sì fino a contraria prova
Un referto in tal senso ti aiuterebbe lo sai
La denucia al vigile dopo
Lui si incazza di brutto mi dici ,sarà
Lo devi fare dico lui continuerà
L’ombretto è saltato dall’occhio sinistro
Al pollice inanellato d’argento
Occhi verdi sono quelli del gatto
Spaventato delicato tormento di voci
Lo avevi capito mi dici che un sorriso
Sarebbe virato verdognolo in blu
Ha mani grandi
Le volevi tenere sul seno il più a lungo
Che potevi amore diceva come sarebbe
Stata senza di te la mia vita?

T.S

Piangevo per niente
Non so perché
Parlavo con lui e piangevo
Secondo me è una febbre
Che non passa più
Chi si prende cura di me?
Non gli preparo più da mangiare
Anche lui sta male lo vedo
Vorrei che stesse peggio
Vorrei prendermi cura di lui
Prendere le pastiglie , non so.

Domenica sono uscita da sola
Ho passeggiato per ore
A mio modo mi sono divertita
Non sono più abituata
Al rosso del cielo alle nuvole
Torno a casa e ho il bianco
Del frigo
Sono in esubero di me stessa
Credo sia meglio fare così
Sì.

Così

Mi viene poco in mente
Ci sono persone che stanno
Peggio no?
Tutti sanno che sto bene
So come accontentarli
Nascondo l’odore delle ascelle
Sono quel che ho seminato
Nulla.
Prendo la vita di lato
Oggi c’è il sole
C’è una tremenda luce che
Nasconde il viola cupo
Mi vede carina?
Faccio e non faccio
Questo è il posto del dolore
Mi guardo i piedi
Non è quello di cui ho bisogno
Impermeabile d’ombra
Sarebbe facile annegare
Nel fresco presumere
Felicità
Ho la Punto nuova sì
Non posso stare sola
Sto con lui
Così.

Enrico

Fiori secchi finestre alte
In prossimità del pino
L’uomo si fa sempre
Più solo e spirito nero
Goffamente vestito
Disinfettato per la notte
Convinto dell’eternità
Delle cose
Nel negozio sbilenco
Trova facce risuolate
Convinto dell’eternità
Delle cose.

Mamma e papà sai
Ti fottono Enrico
Non si accorgono
Della ruggine buffa
Del tuo cappotto
Muori nelle bianche ore
Della birra
Ti strofini le mani
Per temperare ortiche
E giovane la gente
Ti dimostra con gli occhi
Che qualcosa
E’ andato storto
Lambiccamenti vani
I tuoi sogni rossi
Pesci morti
Rossi.

Signora bionda di settant’anni.

oh…
certo ringiovanire non è possibile
ma invecchiare con tristezza nemmeno
ero biondissima e passavo tutti
i week-end a Parigi ( l’aria di Colonia
era davvero pesante!)
per vent’anni il suo sguardo
ha dardeggiato unico nell’incavo
rosa del mio decoltè
(francese solitario unico amore)
ora vengo dicevi ora vengo
aspettami, aspettami
e possibile l’impossibile ondeggiava.
anni son passati squassando
spiritose e molli orchestrine
di maggio
gli sorrido ancora
la morte arriva prende
assottiglia le distanze fra
i giorni verdi del calendario
e le nuvole porpora del desiderio.
la bellezza non insegue rumore
coltivo rose,
guido ancora veloce nel
marrone fosco del sole invernale.

Confusione

non mi sono mai fatta male
non ho mai fatto male a nessuno
voglio rimanere così
a metà strada fra l’albero alto
e la terra
creo un caos dal nulla
mio marito diventa matto
non mi ricordo per che cosa
i pensieri non hanno senso
ma non voglio bisticciare
come se non fossi io
non mi piace quando non mi capisco
divento matta dottore
divento matta
non sai dov’è l’inizio
la fine
da che punto sei arrivata
o da dove sei partita
che confusione faccio
che confusione
avrei bisogno di una manciata
di tavor per calmarmi.
poi, nella confusione,
come da bambina
le parole arrivano
e mi calmano con un abbraccio
ferito
a volte non bastano le parole
allora mi spengo inutile sul divano
faccio quello che posso
lui capisce
finchè dura.

Dottori

Domattina vado a fare i raggi
dicono il colesterolo alto
cosa dice Dottore?
Io mi sento abbastanza normale
non bevo più no, da qualche mese
con mia moglie rapporti non ne abbiamo
mette gli ovuli la menopausa
ha la vagina secca mette la pomata
dice di lasciarla stare che non le interessa
più.

Adesso se ci penso bene un po’
di paura mi viene.

La puntura la faccio
Le pastiglie le prendo
Cosa dice Dottore:
mi asciugheranno questo umido
attorno al cuore?

Alice

Bè, di donne ne ho avute a tenere il conto non so
Cento e più direi ma che importanza ha?
Il mio matrimonio un mese è durato poi
Ho scartato il regalo visto in vetrina , lei.
Era bellissima sudamericana con gli occhi
Di serpente si respirava la selva nella sua bocca
Rovente il respiro tette dure come il marmo
Colore d’ambra e di cera bruciavo per lei.
Tutti i week end a Cap d’Antibes pernod
Et champagne, mescolavo nel timore l’amore.
Infatti colorata la sera per l’ultima volta con
Fiocchi di sole anelli di sabbia e ostriche blù
Alice scomparve, scialuppò lontanto oceano forse.
Guadagnavo 12 milioni al mese, 12 mesi all’anno
Ora denaro e amore amore e solitaria mesticata
Avventura del vivere urbano sommelier disadorno
D’orpelli diamanti passavano per le mani acute
Polvere d’angelo cocaina diremmo roba buona
Ottima sequenza del catastrofico salto nel nero.
Ora voglio morire, non per Alice ( non mi frega)
La vita ha portato quel che ha voluto portare
La mamma diceva che ero il più bello rosa e allegro
Dei bimbi di qui, e lo ero davvero lo so.
L’unico amico rimasto mi invidia perché
Io la vita comunque la domo: la dialisi rompe.
Sono giallo il venerdì e gonfio e come ubriaco
Non mi tirà più e non mi interessa nemmeno
Vede questa mano?
Un tempo era forte dura e malvagia, ora un orpello
Di cartone bagnato, spazzatura il mio stomaco
Vomito a pieni polmoni, ho provato tre volte la morte
Un lavorio distratto sequenza seghettata pagina
Strappata con rabbia minuscolo palpitante attimo
Non dirò nulla a nessuno e nessuno potrà fare nulla
decido per me quando chiudere cassa:
arrivederci Dottore.

Parole blu

Ora è andato anche l’ultimo paziente
Rimango immobile vuoto freddo
Le mie mani si sono mosse tutto il tempo
Nel tentativo sciolto di piegare
L’angoscia montante supplicare perdono
Per colpe improvvise rapide fiumose
Parole umide eserciti raccolte rosa
Nel vimini vecchio legna da ardere
Allusione all’essere solitario insieme
Di spezzati onirici desiderati mantra
Fragole kiwi colori tropicali anneriti
Nel mezzo del guado sillabo origlio
Svendo paralisi origami, parole blu.

Desatura.

Una piccola nota a pie’ di pagina
impaglia il sentimento in piedi
racconta favole l’asbesto coibenta
malvagio il tetto del suo limpido limite.

Coricato vede il mare da un angolo
di specchio il riflesso concilia verde
l’orizzonte maturo fragole campi
di grano solitarie speranze non chiuse
nel momento d’oro del fresco andare
per mare.

Tornati a sferruzzare sentieri-simboli
democratici passi alternano ferrovie
a finte colorazioni in desinenze lacustri
folli scritture sembrano solstizi nuovi.

Impedimento vomito chiaro recesso stabile
scontrino muto del ritorno invece che
del passo nuovo pagato il pedaggio
alluvionato stanco debole di respiro
franato di polso saturazione ottanta.

SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura)

Patologie terminali, specchi rotti,
unità prevenzione rischio clinico:
il suicidio è un evento sentinella.
ossa e catrame,
da quando in reparto non si può fumare
nascono nuove onde, riflessi d’Arabia
dove c’era il fumo;
mescolano piano le carte
in un amplesso furioso e terreno.
Giovanni mi prende in giro,
lo abbraccio scherzando sul suo
ciuffo caduco e ribelle,
non conosce il sapone,
racconta di stalle e stelline
gazzose e panini, poi ride
ed ingolfa col pianto il racconto.
Mi sento bene e (quasi) felice.
Il telefono non squilla, sfavillano
sirene, ambulanze ferrose,
filantropi in fila sospirano estinte
raccomandazioni d’inchiostro.
Macedoni e turchi i tuoi occhi,
stasera non farmi aspettare,
non mostrarmi l’altra faccia che hai,
voglio la tua,
quella che a Berlino spaccava con pietre
i lampioni alla porta di Brandeburgo.

Rammendi

Il rammendo è dato da una trama
e un ordito che si sono sfilati,
il rammendo è fissità di sguardo
regolarità di polso e respiro.
La menzogna è un rammendo di parole,
metaforicamente incoraggia alla fuga:
più concretamente ( la menzogna)
travalica il passo-riposo e svapora
nel nulla.
Poiché il rammendo cicatrice silenzio
poltrisce nel curiosare ozioso,
è importante prestare attenzione
al modo nel quale si dispongono i capi,
un modo sbagliato porterebbe
ad allineare le ombre lasciando vuoti,
e un buon carpentiere – esperto di vuoti-
sarebbe capace, ringraziando la sorte, di
riempire quei vuoti con contenuti che possano
dare sollievo alla noia.
Allo stesso tempo sarà cura del giovane,
che immagino stanco provato isolato da specchi,
abbandonarsi al rammendo di ricordi amorosi
chiudendo gli occhi, sospirando elettrico,
comparando la verità salvata con il domani.

Tossici.

che dici, ci andiamo a fare?
facciamo colletta e alziamo un centone
12 euro un buco.
dilaziona il tuo manto stellato se riesci
mozzafiato mozzicone puntato di nebbia
hai addosso la fine del mondo e dici:
” va benone, va bene così”.
nel caos piangi telluriche lacrime,
rincorrono ad est e piazzano un pugno sul muso
all’incolto che corre rissoso arrabbiato di buio.
catarro rappreso e saliva amara
il tuo fiato.
mi allontani ed invece rimescoli sangue
al secondo piano ascensore guastato
iguana-ramarro e signorine discinte
quasi ciccioline che vendono
spente
il loro eroticissimo niente.

Colleghi

rimbrotto,
collega sempliciotto,
non hai nulla da fare?
esprimi al meglio
la carica statica
del nulleggiante nulla;
sarebbe zero a zero
se fosse una partita,
scalzato il nesso,
atterrato nel fosso,
itterico e collerico
albeggia il tuo fegato
al limite massimo
della profonda linea,
oltre il livello sotterraneo
di una mareggiata spenta.

rimbrotto collega speranzoso,
di calle e valle a dire a un altro
queste cose;
ma come ti permetti?
come ti perdoni?
non ho più angoli per contenere
la tua ferrosa, arrogante,
nepalese altezza:
quindi, esco da questa stanza,
radioso apro le mani,
il collo esteso,
acceno breve, girato l’angolo,
un veloce, alieno, passo di danza

L’epoca delle passioni tristi

passioni tristi si diceva,
incarnato di melodia
davvero un bel gioco.
scendono con secchi
i ricordi calati dalla finestra,
l’ultima del vicino terracqueo
perlage di ritorno,
da fiumi di scarto,
con stelle e vortici
di salmastro inchiostro.
nobile, austero, nudo
il ritratto che vedo,ma,
schiumante l’attesa,
accavallo le gambe e,
salutato il passaggio di nubi,
socchiudo il verde
e sogno la nobile arte
del prendere a pugni
chiunque rimanga
a coltivare il giorno.

3 commenti su “Dottori |Daniele Gennaro

  1. Forse troppe, una in fila all’altra, per goderne appieno. Me ne è piaciuta l’amarezza.
    (non le ho lette tutte).
    Grazie.

    cleli

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  2. vorrebbe essere una delle sezioni della mia prossima raccolta (spero, trovando un editore!). Grazie

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