Descrizione della mia morte – Giovanni Giudici (Da “O Beatrice”)

Descrizione della mia morte – Giovanni Giudici (Da “O Beatrice”)

Poiché era ormai una questione di ore
Ed era nuova legge che la morte non desse ingombro,
Era arrivato l’avviso di presentarmi
Al luogo direttamente dove mi avrebbero interrato.
L’avvenimento era importante ma non grave.
Così che fu mia moglie a dirmi lei stessa. preparati.

Ero il bambino che si accompagna dal dentista
e che si esorta: sii uomo, non è niente.
Percià conforme al modello mi apparecchiai virilmente,
Con un vestito decente, lo sguardo atteggiato a sereno,
Appena un pò deglutendo nel domandare: c’è altro?
Ero io come sono ma un po’ più grigio un po’ più alto.

Andammo a piedi sul posto che non era
Quello che normalmente penso che dovrà essere,
Ma nel paese vicino al mio paese
Su due terrazze di costa guardanti a ponente.
C’era un bel sole non caldo, poca gente,
L’ufficio di una signora che sembrava già aspettarmi.

Ci fece accomodare, sorrise un pò burocratica,
Disse: prego di là – dove la cassa era pronta,
Deposta a terra su un fianco, di sontuosissimo legno,
E nel suo vano in penombra io misurai la mia altezza.
Pensai per un legno così chi mai l’avrebbe pagato,
Forse in segno di stima la mia Città o lo stato.

Di quel legno rossiccio era anche l’apparecchio
Da incorporarsi alla cassa che avrebbe dovuto finirmi.
Sarà meno d’un attimo – mi assicurò la signora.
Mia moglie stava attenta come chi fa un acquisto.
Era una specie di garrotta o altro patibolo.
Mi avrebbe rotto il collo sul crac della chiusura.

Sapevo che ero obbligato a non avere paura.
E allora dopo il prezzo trovai la scusa dei capelli
Domandando se mi avrebbero rasato
Come uno che vidi operato inutilmente.
La donne scosse la testa: non sarà niente,
Non è un problema, non faccia il bambino.

Forse perché piangevo. Ma a quel punto dissi: basta,
Paghi chi deve, io chiedo scusa del disturbo.
Uscii dal luogo e ridiscesi nella strada,
Che importa anche se era questione solo di ore.
C’era un bel sole, volevo vivere la mia morte.
Morire la mia vita non era naturale.

9 commenti su “Descrizione della mia morte – Giovanni Giudici (Da “O Beatrice”)

  1. C’era un bel sole, volevo vivere la mia morte.
    Morire la mia vita non era naturale.

    morire la mia vita non era naturale…

    meravigliosa. (straziante)

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  2. Credo che la proposta di segnalare questa poesia, in occasione della perdita di Giudici, sia in qualche modo l’adozione di un messaggio preciso da parte tua, non solo l’occasione di commemorare un poeta, Jacopo. In un certo senso è anche il mio messaggio e quello degli amici che lo condividono. Mi piacerebbe sapere se ti ritrovi nella fantasia del poeta, come a me pare tanto. Dal canto mio, ne sono affascinata perchè e’ “la prima persona singolare che riguarda ognuno di noi”. Che rapporto abbiamo con la morte? E’ una sfida… Marzia Alunni

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  3. Ho appreso da Jacopo Ninni la notizia della dipartita di Giovanni Giudici. Si tratta di una figura di poeta assai significativa. Il testo poi che è stato scelto, diffuso, e in qualche modo condiviso appieno, non è un’opzione casuale, esso denota la scelta profonda di ricordare un tema, quello della fine, che la nostra società rimuove e che spesso trascuriamo. Siamo più coinvolti di quanto possiamo suppore… a cominciare da chi l’ha presentato e al quale va la gratitudine.

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