[risentimento dell’arte, lettera ad ardengo soffici (2004)] – Pier Maria Galli (post di natàlia castaldi)

Ardegno Soffici – Chimismi lirici

(è un semplice esercizio/precipizio amoroso verso ardengo soffici, a cui devo, talora privo di innocenza e consapevole, il gusto dello scrivere. E l’entusiasmo infantile tra le mie mediocrità di aderire ad una letteratura perdente, orta, dicembre 2004)

.

supponi un luogo ed un movente di risa ed è di un’estetica cinematografica
:fanali in corsa
tra le vite di un caffè & toilette di tipografie
tra modiste fuori moda & vetrine dei pasticcieri:
retribuire i pensieri di vecchie réclames in via ricasoli 8
sbiadite tra le cosce di firenze e
limitare il rendimento di questo millenovecentodiciannove
ai colori mediocri delle copertine di una zigzagante vallecchi come
alla risonanza tra letto e soffitto dei suoi piccoli seni
da modella infarinata in clown
o portalettere di terre postume,
bassorilievi da redazione le bambine carburante che ti desistono
e ti braccano tra i turbamenti delle colline papiniane
che tagliano l’orizzonte a lamine flaccide, a metafisiche sanguinose.
ancora segatura sui pavimenti dove si agitano suole e versature intentate
a cui le rotative dei bar devono la simultaneità della distribuzione tra visi briachi.
e osservare quanto tra le pareti di testi a piede libero
una gendarmeria possa attrezzarsi a te
monumento a cose ardite, fantasma fallito o
in ordine maniacale
giostrare dei sensi a burrasca di mandorli in fiore.
la tua uscita di scena da una fessura tra i denti
odora al dettaglio di modernità affinché tu possa diffondere attrattive
reclamismo di mitologie
luna-park di meteostupori meccanici:
. avvizzisce il cocchiere venuto da kief in tasca di marinetti
per non aver nulla più da dire e da fare tra
l’avventurarsi in primavere a schiera sulla pallida schiena toscana.
&
mi farò allora un vestito favoloso di vecchie affiches
pantaloni a cornice sur la mer
ed il fumo di una sigaretta che rimescola i colori sui muri
della camera 19 de l’Hotel des Anglais a Rouen
tanto da sfilarmi fuori dagli hangars della poesia sul labbro delle folle.
filmo sul quai notturno la guerra & la performance da acrobata dei tuoi abiti neri:
ti scagiona il pretesto dell’arte dai crimini della verità.
Fuorigioco dei torti. E dei forti.
Il battere delle tue ciglia sul tavolino e le poche risorse dei fogli.
al di là dei vetri l’antico paese da cui dici è di coccio.
E descrive finestre spalancate sul nulla di mezzogiorno
in sgrammaticate quartine da viaggio.

è proibito parlare al manovratore.
così ti scrivo dal confino delle tue mani

*

Pier Maria Galli (dicembre, 2004)

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One comment

  1. Non lo conoscevo e sono andata a documentarmi (almeno superficialmente). Mi è piaciuto leggere prima, ancora meglio dopo.
    Grazie.

    clelia

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