Mia figlia Crocifissa – di Luciano Mazziotta

Mia figlia Crocifissa
 

Se mia figlia si chiamasse Crocifissa
non vorrei vederla appesa a un muro nuda
alla mercé di studenti, pazienti o tenenti
che le dessero le spalle.
 

Se mia figlia si chiamasse Crocifissa
ogni notte la farei dormire a letto
non in porzioni di tetto col petto in fuori
senza coperta o scialle.
 

Se mia figlia si chiamasse Crocifissa
non sarebbe un simbolo da imporre
o da rimuovere ma una donna al mondo
nata in grattacieli o stalle.
 

Se mia figlia si chiamasse Crocifissa
non la lascerei divenire
dibattito in parlamento
su un’ipotetica manutenzione.
 

Se mia figlia si chiamasse Crocifissa
sarebbe ancora viva e soprattutto
le avrei cambiato nome.

L.M.

8 commenti su “Mia figlia Crocifissa – di Luciano Mazziotta

  1. se fosse dal legno
    dall’ultimo
    regno della notte e del silenzio
    lo chiamerei con tutto me stesso
    anche dalla distanza
    dall’oltre di ogni frontiera
    griderei che ovunque
    fosse anche una pietra
    amerei incontrarlo e
    da ogni radice
    diffusa sulla terra
    trarrei rami per poter vagabondare
    senza remi senza meri pensieri
    senza re o legioni
    senza religioni.

    Incrociandomi. Grazie,ferni

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  2. Incisiva e sorprendente.
    L’anafora che rafforza il senso a una Pietà al maschile, suppongo, e perciò ulteriormente interessante, la fa rintoccare dentro, e chi legge non può non sentirsi partecipe.
    Magnifica.

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  3. Grazie a tutte\i. L’idea è nata quando sono tornato in Italia dopo soli 10 giorni di assenza ed ho trovato il dibattito sul crocifisso in classe. Argomento impervio da trattare in poesia-letteratura-arte perché si presta molto facilmente alla retorica sia dall’una che dall’altra parte…Mi sono lasciato il tema principale come allusione del tutto: il mio interesse principale è stato quello di ridurre l’oggetto del dibattito ad un “nome”, svuotato e riempito di senso a mio piacimento. Molte grazie a Cristina…mi è piaciuta molto la tua analisi, quella che tu hai definito “pietà al maschile” mi ha fatto riflettere molto.

    L.

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