Il grido ed altri rumori

Ugo Guidi, "Il Grido"

Se hai la voce che

pende

da un cappio

legato all’ugola, allora

la senti

mentre ti strozza

la gola,

cercando di rapire le parole

che inutilmente penzolano

sul nulla

dal palato.

Solo un grido

che parta dalle viscere

può

rompere il silenzio

di cristallo

e aprire le porte al suono del non

detto.

Però

intorno

si sentono solo

flatulenze semantiche

e qualche lontana

scorreggia.

6 risposte a “Il grido ed altri rumori”

  1. Lo so che sarà antipatico ma è così che sento. Il testo ha una sua forza interrata tra le righe in cui è stato seminato il seme doloroso delle razzie a cui oggi assistiamo tutti. La chiusa, invece, sembra beffarsi di tutta la carica e la rabbia resa attiva da un controllo rigoroso della prima linea che non cede a nulla, non convive con lo scherno, con la battuta, con il lazzo o con il lezzo di tanta porcheria che viene diffusa in etere.
    Per quanto mi riguarda mi fermo a leggere prima dell’ultima “goccia” del vaso.
    Nota: Purtroppo l’immagine non si apre,e rimanda ad un’intera pagina.
    Ora ho sistemato ma non so se fosse l’altra e non questa l’immagine scelta.Spero vada bene.
    Grazie, ferni.

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  2. @ Natalia: quando ho controllato l’immagine c’era…vedo comunque che tu (qualcuno?)hai rimediato (l’immagine era l’altra simile a questa, ma probabilmente dava problemi quindi lascio questa).

    @ Ferni: è molto più antipatica la poesia che hai commentato che il tuo commento. E se anche fosse stato un commento antipatico, non ci sarebbe stato nessun problema.

    La beffa che hai sentito e che hai fermato a-posteriori stoppando “la lettura prima dell’ultima “goccia” del vaso” è la stessa che subisce la poesia quando ci sente parlare ogni giorno senza poterci tappare la bocca. Ho solo cercato di riscattarla, almeno per un attimo inserendo “flatulenze semantiche” una sotto l’altra invece che su uno stesso rigo.

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    • lo abbiamo fatto in due.Comunque l’immagine si vede ora.
      Resto dell’idea che un testo come questo, feroce per la concretezza dei passaggi cui sottopone come fossero forche,non dovrebbe cedere, perché così lo vedo personalmente l’ultimo passaggio, alla tentazione di usare il concime velenoso che invenano nelle falde freatiche, nelle vene del corpo, il nostro comune corpo, l’astro terrestre, che ancora ci cova.ferni

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