Vito Santoliquido

Asmundo, Cagnetta, Santoliquido: Trittico d’esordio

Elaborazione grafica su un particolare dell’opera Continuità (2007) di Marisa Fogliarini

 

Giovanni Asmundo, Francesco Cagnetta, Vito Santoliquido, Trittico d’esordio, a cura di Anna Maria Curci, Edizioni Cofine, Roma 2017

Canti di sponde, crateri e avamposti
Sulla poesia di Giovanni Asmundo, Francesco Cagnetta e Vito Santoliquido

Vengono da coste e da balze lontane gli Esordi dei tre poeti qui pubblicati, Giovanni Asmundo, Francesco  Cagnetta, Vito Santoliquido. Tutti e tre giovani, tutti e tre presenti con i loro inediti tra le opere di poesia pubblicate in rete e non ancora in un’autonoma raccolta cartacea,  tutti e tre di origine meridionale – siciliano Asmundo, pugliese Cagnetta, lucano Santoliquido – intonano con timbri diversi i loro ‘canti di sponde, crateri e avamposti’. La tensione tra amore vissuto quotidianamente per la poesia tutta, e in diverse fogge di classicità, e lo sguardo sulla realtà, altrettanto vissuto, sofferto e sognante, trasfigurato e pungente, si manifesta talvolta come il dispiegarsi non urlato di un contrasto, talaltra come lo sporgersi, con la chiara nozione del rischio mortale, su un orrido, talaltra, infine, come vera e propria zuffa.

Nella poesia di Giovanni Asmundo l’indicazione del volume del canto sembra sempre oscillare tra il piano e il pianissimo, indizio, questo, non certo di fragilità del dettato poetico, quanto piuttosto della volontà di colui che si definisce «figlio di scirocco» di opporre resistenza, per inaudito contrasto, al vociare del contingente. Il debito di riconoscenza alla tradizione della poesia italiana, gli echi foscoliani («Se e quando rivedrò la secca sponda») così come la presenza viva della mitologia classica, in questi testi un basso continuo che, più che manifestarsi per nomi ed esplicitazioni, è terreno fecondo sul quale la voce poetica muove i suoi passi, tutto ciò si fonde con una vista sul presente resa aguzza proprio dalla memoria serbata. Ne è una prova, in particolare, la poesia dedicata a Palermo: «Città di spigoli e smussi/ di cocente illusione/ di bocca secca./ Come l’ignoto che ha scritto quell’addio./ Ogni giorno a Palermo è un giungere/ e un levare. / Una speranza di scoperte e un lascito.». Mobile, dinamica, creatrice, la resistenza, non già all’erosione provocata dal mare, thàlassa, «voce gettata», ma a quella di detti vuoti e atti distruttivi, trasforma aggettivi e nomi in verbi che indicano un procedere, un evolversi: «azzurrare», «rumorerà». (altro…)

Amore e Morte nelle liriche di Vito Santoliquido (di Luca Cenacchi)

10568874_10203305276645382_4260994193966908499_nQuando ho letto per la prima volta le poesie di Vito Santoliquido […] la sensazione provata è stata una certa familiarità non tanto per la facilità, quasi prepotente, con cui l’autore riesce ad avvicinare la sua poesia al lettore, ma per gli echi letterari riemersi durante la lettura che, seppur siano ben definiti, non riescono mai a riassumere, nell’etichetta corrispondente, la totalità della poetica dell’autore il quale presenta, dunque, uno stile ben equilibrato tra debiti verso la letteratura e ca­rattere inedito.
Già ospite di Poetarum Silva, di lui è stato sottolineato il carattere visivo unito a un proficuo laboratorio verbale, nonché una certa Sehnsucht.[1]
Intuizioni esatte, con cui concordo, e mi permetto di suturare con una personale intuizione, sperando si ri­veli altrettanto corretta.
Quel che mi sembra fondante della poetica di Santoliquido è un “surrealismo barocco”, detto con tutte le precauzioni della situazione, la cui modulazione e slancio timbrico resta in equilibrio fra pose romantico-decadenti ed eroiche che impediscono, dando dignità allo stile, di scadere nella leziosità invertebrata tipica del barocco amoroso.
Le soluzioni stilistiche sono differenti, ma credo si possa asserire che il laboratorio verbale ardito incoraggi quella giustapposizione di realtà differenti, cara al surrealismo,[2] mediato da un io lirico prominente la cui coscienza e gusto è profondamente italiana, il quale squassa con scarti repentini il procedere delle poesie, ma andiamo con ordine.
Sin da subito, sfogliando le pagine virtuali di “Le sommeil interrompu” – blog dell’autore – si può attestare un dialogo io/tu, il quale funge da tessuto delle poesie, in cui si dipana una versificazione di medio/breve portata il cui ritmo vorticoso, velocizzato dall’uso serrato di inarcature, tenta sempre di sorprendere il re­spiro del lettore con le sue pause inaspettate e disorientanti, non sempre sulla battuta. (altro…)

Boschi lupi luci. Poeti dalla Basilicata # 2 – Vito Santoliquido

La rubrica Boschi lupi luci. Poeti dalla Basilicata trae la prima parte del suo nome dal titolo di una raccolta di poesie di Felice Di Nubila e si pone l’obiettivo di presentare voci poetiche dalla terra lucana. La seconda puntata è dedicata alla poesia di Vito Santoliquido, nato a Forenza, in provincia di Potenza.

Odilon Redon - Un étrange jongleur (1885); fonte wikiart.org

Odilon Redon – Un étrange jongleur (1885); fonte wikiart.org

«Aver riguardo per quell’apocrifo / dolore»: sta in questa esortazione la chiave di accesso alla poesia di Vito Santoliquido; da qui scaturisce, allo stesso tempo, la sorgente che ne illumina l’impervia bellezza. Sì, impervia, come i tornanti interminabili che occorre affrontare nel percorrere le strade della sua regione d’origine, la Basilicata. Come accade lì, anche qui ci si imbatte di rado in rettilinei e può capitare che il coraggioso inerpicarsi sia all’improvviso schiaffeggiato da uno scarno cartello che, registrando una frana che si manifesta come ineluttabile, precluda la possibilità di raggiungere la meta, almeno per la strada che ci eravamo ‘pianamente’ e prosaicamente prefigurati.  Anche qui, tuttavia, la sosta inattesa, spesso sul ciglio dell’orrido («Un estremo passo giù dalla scogliera»), dinanzi ai «funebri / barlumi», e il conseguente cambio obbligato di percorso possono riservare, e riservano, aperture altrimenti inaccessibili, visuali su colori nitidi, come forse conoscevamo soltanto dall’immaginario, dal sogno, da un’intuizione mescolata di slancio in avanti e nostalgia di un’era perduta. Sehnsucht, dunque, e il richiamo al fulcro del romanticismo tedesco e, in particolare, a Novalis che ne è suo sommo interprete non è casuale da parte mia: nei testi qui proposti anche la prosa, come in Fossili, si illumina, trascolora e trasfigura per passare alla vita autentica, che si manifesta con la chiarezza e il nitore che le ‘usate cose’ hanno da tempo perduto. «Aver riguardo» vuol dire non solo porgere l’orecchio alla musica, semplice e ardua, palese e misteriosa, delle cose e dei luoghi («pollini d’argentini / arpeggi, d’intorno»; «lingue di lupo, rose-spine del / rovo»), ma anche ripercorrere, con la sollecitudine che sgorga da una familiarità scelta consapevolmente, forme, generi e voci di una tradizione poetica che parte da lontano e arriva fino ai tempi nostri, come evidenziano alcuni titoli – Madrigale privato, Ottetto – e i tributi a poeti e poetiche, vivi e partecipati, manifesti, come per Montale e Bertolucci, ovvero intessuti nei versi, in un gioco di rimandi a figure, armonie e citazioni rivisitate e rinnovate.  Chi legge e ascolta, sa che l’esplorazione del nascosto, la ricerca nell’apocrifo daranno frutti.

© Anna Maria Curci

Acquaforte

Questi passi lunghi lenti passi tuoi
a misurare l’estate, a battere
le pulsazioni del cuore – gli alluvioni
il vento la cocciniglia quel
cerchio di fuoco
nel vespro
ad anello del mare – persiane
d’ombra le tue
dita. Non
un’orma
sulla fanghiglia dei cento
autunni fa. Eppure tu
sei qui (e l’anima mi si stilla in gocce di nubi
grigio-azzurre, che
me le bevo
con le pupille). Schiudi lente le labbra: il corpo si svela
– sembra smaltato
alabastro
acquaforte (vedi le macchie, le luci-colori calcate
sulla pelle
assiderata, dalla gabbietta d’ossa vedi
che tralucono le lanterne
crepuscolari: le
lucciole). Osservo intanto
questo corpo
questo corpo mio assopito
tronco che lo sfogliano
i licheni nevosamente sfacendosi di funghi
e rugiada se ne sta
disteso in un campo d’ondeggianti ricci nocciola e
pietre
di cielo.

.

.

(altro…)